Uesse: crisi al bivio derby, Grassadonia può rilanciarsi o affondare

La crisi è anche di identità societaria
08.12.2019 13:34 di Leonardo La Cava   Vedi letture
Uesse: crisi al bivio derby, Grassadonia può rilanciarsi o affondare

Un cammino più travagliato verso il derby di Vibo non poteva esserci, con i padroni di casa che sospinti dall’eccitamento per il sorpasso potrebbero davvero dare la spallata definitiva a Grassadonia, che, dal suo arrivo, è stato troppo fumo e niente arrosto. La cosa non ci sorprende, non era facile sostituire uno come Auteri, questo lo stesso Grassadonia lo sapeva bene, peccato che i “consiglieri” della proprietà l’hanno convinta del contrario. Il tecnico salernitano è una gran brava persona e si è reso subito conto in che “guaio” si era cacciato, introdotto come colui che avrebbe condotto Di Gennaro e compagni a giocarsela a viso aperto con Reggina, Ternana e Bari per la scalata alla Serie B si è ritrovato invece a presentare il match di Pagani come uno spareggio. Una uscita che la tifoseria giallorossa non ha ben digerito, uno spareggio che può star bene alla piazza di Pagani, ma non a quella catanzarese partita con ambizioni di vertice e costretta invece ad ingoiare amaro per un altro anno fallimentare.

Questo è stato un errore per Grassadonia, al di là che possa aver fatto storcere il muso alla tifoseria, soprattutto perchè se si vuol dare un carattere ed una mentalità ad una squadra una giustificazione basata sul "destino" è davvero un errore. A meno che non si stia già pensando a tirare a campare, nella speranza di trovare una soluzione alternativa per il futuro. Questo tipo di errore mette anche in risalto alcuni atteggiamenti di Auteri dove in qualche sconfitta tirava in mezzo gli arbitri.  “Scuse ed incapacità gestionali” – rispondevano i “consiglieri” della proprietà -, quando invece Auteri non faceva altro che nascondere le lacune di una squadra proteggendola e dandole incoraggiamento.

 E come se non bastasse Grassadonia senza mezzi termini ha già detto in maniera chiara ed inequivocabile che la società deve intervenire sul mercato per metterlo nelle condizioni di operare al meglio. Ma come?!? Non era l’allenatore giusto al posto giusto, il degno erede del tecnico di Floridia, colui che conosceva bene i calciatori perché alcuni di loro aveva avuto modo di allenarli già in passato? Ma soprattutto Auteri non era “anche” stato esonerato perché si fa prima a mandare via il tecnico che non a rivoluzionare la squadra?

In tutto questo ci ha messo la faccia il presidente Floriano Noto, mentre il responsabile dell’area tecnica si è prima defilato con la scusa che non può rilasciare dichiarazioni perché squalificato, e sfatiamo subito questo falso mito. Anche se squalificato e inibito a svolgere compiti in seno alla FIGC può invece rilasciare dichiarazioni purché non siano negli spazi di pertinenza dello stadio, comprese aree stampa!

Invece è sparito, anzi, in tutti i disastri tecnici che ha combinato è riuscito addirittura a guadagnarsi il prolungamento del contratto fino al 2021! Allora questa non è più una crisi tecnica ma è soprattutto una crisi di identità societaria.  Una identità societaria che ha portato la proprietà a stravolgere le buone intenzioni con la quale sia era insediata, passando dal “modello Atalanta” al “modello  del tirare a campare”. Si badi bene però, un “modello del tirare a campare“ non perché non si sia speso perchè se è vero come è vero che per commissioni ai procuratori sportivi si è speso nella scorsa stagione la bellezza di 185.995,00 € deve davvero far riflettere. E vi spieghiamo perché, il dato così nudo e crudo può non dire nulla ma con una attenta analisi ci dice molto. Le commissioni che un procuratore sportivo arriva a guadagnare si attestano sul 3% e sono calcolate come corrispettivo per i servizi resi e possono essere stabiliti in una somma forfettaria ovvero in una percentuale sui valori della transazione curata dal Procuratore Sportivo o sul reddito lordo complessivo del calciatore risultante dal contratto di prestazione sportiva. Cosa significa questo? E’ presto detto, ricorrendo alla matematica ed applicando il calcolo di termine incognito di una proporzione, risulterebbe che l’U.S. Catanzaro abbia speso oltre sei milioni di euro lordi per 9 undicesimi. Lo ribadiamo ancora una volta a scanso di ogni equivoco, dalle colonne di questa testata non si è mai detto che l’UESSE non ha speso, non siamo abituati ad andare dietro ai pettegolezzi di chi per manifesta incapacità è abituato a spargere veleno solo perché con la “modesta” cifra di 6 milioni di euro è riuscito solo a portare giocatori normali valorizzati dal precedente tecnico. E’ un dato di fatto che si è speso, ma è anche vero che si è speso male e si rischia davvero di farsi ancora più male intervenendo sul mercato di riparazione in maniera sostanziosa. Con tutto il rispetto per la persona Grassadonia perché sul lato tecnico i limiti e lacune sono ben evidenti. Da Vibo il crocevia sia per il tecnico, che davvero non ha più alibi, ma soprattutto il crocevia che potrebbe accentuare la crisi di identità societaria

Leonardo La Cava