FIGC: il dottore honoris causa dell’UMG Giovanni Malagò è il nuovo presidente del calcio italiano foto
Nelle sue prime parole, il neopresidente lancia un appello all'unità e al riscatto umile ma ambizioso del movimento sportivo nazionale
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C’è un filo conduttore prestigioso che unisce l’inizio della nuova era del calcio italiano al Capoluogo di Regione. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio, eletto con il 68,58% dei voti dall’assemblea della FIGC, chiamata a dare una nuova guida al movimento dopo le dimissioni di Gabriele Gravina a seguito della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali 2026.
Malagò ha ottenuto 343,084 preferenze, superando nettamente l’altro candidato alla presidenza, Giancarlo Abete, fermatosi a quota 145,036 voti (29.17%), mentre le schede bianche si sono attestate sul 2.25%.
Un traguardo verticistico d’indubbio rilievo nazionale che per Catanzaro rappresenta una piacevole conferma: proprio nelle aule del campus di Germaneto, nel 2022, l’Università Magna Græcia (UMG) ha insignito Giovanni Malagò della laurea magistrale ad honorem in Scienze e Tecniche dello Sport e delle Attività Motorie Preventive e Adattate. Quel legame accademico e istituzionale, fondato sui meriti manageriali e sul valore sociale dello sport, diventa oggi il biglietto da visita con cui il neo-presidente si appresta a rivoluzionare la governance del pallone tricolore.
“È veramente molto profondo ed emozionante questo senso di responsabilità. Da solo non posso fare nulla, ma con voi posso fare tutto”, ha affermato a caldo subito dopo la sua elezione, rivolgendosi alla platea dei delegati.
Nel corso del suo lucido intervento all’assemblea elettiva, Malagò ha ripercorso le tappe di una carriera dirigenziale d’eccellenza, dal Circolo Aniene ai successi storici del CONI a Parigi, fino alla Fondazione Milano-Cortina 2026: “Penso che in qualche modo chi mi appoggia creda che quello che sono riuscito a fare si possa ripetere con la Federcalcio. Non sono un papa nero, io mi sento figlio, fratello e padre di ognuno di voi. Ma, pur non avendo mai avuto l’ansia della prestazione, avverto un crescente peso della responsabilità”.
La sfida che attende il neo-dottore dell’UMG si preannuncia complessa e delicata, sia sul piano del rilancio agonistico sia su quello dei rapporti politici. “Abbiamo due anni e mezzo di legislatura sportiva e un anno e qualcosa di legislatura politica, con la quale bisogna ricucire nell’interesse reciproco perché non sono parti contrapposte. Quando ci sono state posizioni diverse con il Coni ho sempre dimostrato che con la schiena dritta si ottiene molto di più che apparentemente risultare disponibile”.
Il messaggio finale è un manifesto di unità e cambiamento culturale, mirato a scuotere l’intero sistema dalle fondamenta: “Si perde tutti insieme e, se si vince, si vince tutti insieme. Le nostre radici non devono essere un peso che quasi ci soffoca e ci fa ricordare con nostalgia cosa eravamo prima, ma dobbiamo farle diventare uno stimolo per guardare al futuro verso una nuova stagione, umile ma ambiziosa. È indispensabile che ognuno di voi si senta protagonista. Vi farò sentire orgogliosi di andare verso questa nuova epoca del calcio italiano”.

