La questione “Ceravolo” il comune adotti una democrazia partecipata.

L’avvincente e trionfale trasferta all’Arechi di Salerno è stata una vera e propria festa di popolo. I diecimila tifosi del Catanzaro hanno colorato l’autostrada e invaso pacificamente la città campana. Tutto è filato liscio come se nulla fosse, nessun intoppo, nessuna situazione incresciosa. Un’organizzazione perfetta sia dentro ma soprattutto fuori lo stadio. Il Catanzaro è finalmente in serie B e si andrà a misurare con grandi città e club dalla grande tradizione sportiva. E proprio l’ultima trasferta, che al momento è la più numerosa del 2023 dalla serie A alla serie C, riapre alcuni temi che non possono essere tralasciati.
Per i tifosi del Catanzaro è un argomento attuale quanto la promozione in serie B della compagine di Vincenzo Vivarini: lo stadio “Ceravolo” è al centro di un dibattito che vede contrapposte due linee di pensiero. C’è chi vorrebbe la ristrutturazione dell’attuale impianto di via Paglia – e a tal proposito si è costituito un apposito comitato “stadio allo stadio” – e c’è chi, invece, pensa ad uno stadio nuovo in un altro luogo, un’area facilmente accessibile da tutti i tifosi delle aquile sparsi per la regione Calabria.


I 104 ANNI DELLO STADIO CHE FU MILITARE
Ricordiamo che lo stadio “Nicola Ceravolo” è uno degli impianti più antichi d’Italia: è stato costruito nel 1919 in un’area (una Germaneto dei tempi passati) che all’inizio del secolo scorso era decentrata rispetto al centro di Catanzaro. Tutto intorno al “Militare” non c’era quasi nulla se non la Caserma Pepe, il Seminario Teologico e il Cimitero urbano. Poi, via-via, l’urbanizzazione dell’area nord della città ha portato alla costruzione di centinaia di immobili, dell’ospedale Pugliese, dell’Ospedale Ciaccio, dell’Istituto minorile con annesso Tribunale, tantissimi uffici, scuole e attività commerciali. Al netto di questa grande espansione urbanistica, però, c’è un sistema viario deficitario che fa il paio con pochi servizi di mobilità urbana (di fatto solo i pullman dell’Amc) e la mancanza di grandi aree parcheggio. Tra l’altro l’unica presente, nei pressi del Campo Scuola, è inutilizzabile per questioni di ordine pubblico in quanto da quell’area transitano i tifosi avversari che devono raggiungere la curva “Mammì”.


LUCI E OMBRE DEL CERAVOLO
Da principale impianto sportivo della Calabria con il passare degli anni il “Ceravolo” è diventato il quarto stadio per capienza alle spalle del “Granillo” di Reggio Calabria, del “San Vito – Marulla” di Cosenza e dello “Scida” di Crotone.
La collocazione poco felice, nonostante il romanticismo e l’affetto che possono provare i tifosi del Catanzaro, si scontra con le nuove norme e il nuovo modo di vivere il calcio. Una volta era possibile parcheggiare ovunque, persino sulla tangenziale, ed entrare senza troppi controlli in quello che era il vecchio Comunale. Molti ricordano partite giocate davanti a 30.000 spettatori stipati come sardine e senza nessuna minima accortezza in termini di sicurezza. Tutto questo oggi è impensabile. La situazione rischia di peggiorare proprio con la promozione del Catanzaro in serie B. Il campionato cadetto, infatti, si gioca di sabato alle ore 14:00, questo significa che, quando il Catanzaro giocherà al “Ceravolo” lo storico mercatino non potrà tenersi oppure dovrà svolgersi con orario ridotto, le scuole che si trovano nella zona nord dovranno pensare ad uscite anticipate (entro le ore 12:30), ci saranno problemi anche per le visite ai pazienti dell’Ospedale Civile (l’orario delle visite è intorno alle 13:00) del Ciaccio e delle Cliniche private che si trovano nel perimetro dello stadio e diventerà persino difficile gestire gli eventuali riti funebri presso il cimitero di via Paglia di fatto no limits quando giocherà il Catanzaro.
Nonostante tutto l’Amministrazione Comunale è indirizzata alla ristrutturazione del “Ceravolo”, anche in virtù dei 9 milioni messi a disposizione dalla Regione Calabria.

Con i fondi regionali che non basteranno, per rifare il “Ceravolo” dove si trova attualmente servono risorse ingenti (almeno i quindici milioni di euro). Solo per omologarlo, a detta dell’Assessore Scalise, servono 4 milioni per sistemare il campo da gioco, ammodernare l’impianto luci, creare nuovi servizi igienici, creare le sale Var e aumentare gli spazi da destinare ai media nazionali e a quelli ospiti. Inoltre non basta l’iniziale somma di 1 milione di euro per realizzare la nuova tribuna coperta. Insomma a conti fatti con 5 milioni di euro ci sarà solo la possibilità di permettere al Catanzaro di disputare il prossimo campionato di serie B. Nessuna miglioria strutturale, almeno in questa prima fase e quasi certamente bisognerà richiedere dei mutui al credito sportivo e scandagliare tutti i fondi disponibili a livello nazionale e comunitario per trovare le somme necessarie ad un restyling totale. E i parcheggi, il ponte di collegamento con Siano (il cui costo è pari alla realizzazione di uno stadio ex novo) e tutte quelle migliorie esterne per rendere scorrevole la viabilità e allo stesso tempo ospitare nel migliore dei modi migliaia di spettatori? Queste rimarranno nell’alveo delle idee o meglio ancora dei sogni. Anche il Sindaco Fiorita, recentemente, ha sottolineato in un’intervista ai colleghi di Calabria7 quello che abbiamo riassunto fino a questo punto: “lavoreremo per l’omologazione e per opere minimal”.


STADIO NUOVO IN ALTRO LUOGO. L’ESEMPIO DI SALERNO E FROSINONE
Se da una parte c’è una buona fetta di nostalgici dall’altra ci sono i fautori di uno stadio nuovo in un altro luogo. Stadio nuovo che non necessariamente bisogna realizzarlo subito ma per step. Innanzitutto sistemare il Ceravolo per permettere al Catanzaro di giocare la serie B nella nostra città ma poi pensare a programmare un nuovo impianto. Un po’ come hanno fatto a Salerno. Fino agli anni 90 nella città campana la Salernitana giocava allo stadio Vestuti, un impianto costruito nel 1929 e capace di 9000 posti. Dal 1990 in poi, abbandonato lo storico impianto che si trovava, come il Ceravolo, nel centro di Salerno, si è costruito l’attuale stadio Arechi capace di ospitare quasi 40.000 spettatori. Una svolta coraggiosa che non ha lasciato spazio al romanticismo. Una decisione vincente che ha fatto cambiare passo sia alla Salernitana (fino ad allora la squadra granata non era andata oltre la serie B) che alla città di Salerno con la costruzione di nuovi e moderni quartieri. La domanda che dobbiamo farci è: un esodo come quello dei catanzaresi a Salerno, oggi, con le nuove disposizioni, era possibile farlo a Catanzaro? La risposta è quasi scontata: no. No per diverse ragioni logistiche e di sicurezza. I diecimila tifosi arrivati a Salerno da ogni parte d’Italia e anche dall’estero non hanno avuto nessun problema di mobilità e di sosta.
Arrivati allo stadio ogni settore aveva un parcheggio dedicato. Chi è arrivato con il treno alla stazione di Salerno ha raggiunto l’impianto sportivo con la metropolitana la cui fermata si trova proprio davanti lo stadio. Nessun pullman di linea, nessun servizio “raffazzonato”, nulla di arrangiato e nessun quartiere ostaggio di una partita. Un esempio virtuoso. Anche perché chi conosce Salerno ricorderà che di fronte all’Arechi all’inizio c’erano poche case, oggi, invece, ci sono grattacieli, ristoranti, negozi, la metropolitana, il nuovo ospedale, il porto turistico, gli svincoli autostradali. Stiamo parlando di Salerno, una città per dimensioni poco più grande di Catanzaro, 120.000 abitanti non di Roma, Milano, Napoli. Questo a significare che quando si programma urbanisticamente una città, alla fine, anche uno stadio diventa un opera che crea economia e sviluppo.


COSA FARE?
Come detto bisognerebbe puntare per i prossimi due – tre anni a sistemare il Ceravolo per la disputa del campionato di serie B e non sprecare tutti i 10 milioni di euro a disposizione dell’Amministrazione Comunale. Poi ragionare nel redigendo PSC dove collocare la futura cittadella dello sport di Catanzaro. Questa non è un’affermazione della nostra redazione ma dell’Assessore Scalise durante una puntata di “Come on Eagles” andata in onda su La Nuova Calabria. Ragionamento che non fa una piega. Perchè se è vero che nel breve periodo bisogna rendere il “Ceravolo” a norma per non disputare il prossimo campionato lontano da Catanzaro è anche vero che se la squadra del Presidente Noto metterà radici in cadetteria quello che sarà momentaneo potrebbe alla lunga portare a creare numerose problematiche più di quanto ce ne sono ora. E se, per una combinazione di situazioni, che nel calcio si ripetono ciclicamente, si aprisse un ciclo vincente cosa succederà? Beh, non osiamo immaginare. E allora ecco che bisognerebbe farsi trovare pronti. Come hanno fatto anche a Frosinone (giusto per citare una città più piccola di Catanzaro, 43.000 abitanti). Lo stadio Stirpe è stato realizzato in un altro luogo rispetto al vecchio Matusa ossia nel luogo in cui si trovava lo stadio Casaleno, un impianto realizzato parzialmente sul finire degli ottanta. Poi la scalata verso la serie A e l’idea di trasformare quella struttura in uno degli impianti più moderni e funzionali d’Italia e, guarda caso, si trova nell’area della cittadella dello sport della città Ciociara. I costi per realizzare lo Stirpe sono stati di 20 milioni circa, la maggior parte dei quali sono fondi privati. Step by step, non si può lasciare nulla al caso. Ecco che l’Amministrazione Fiorita dovrebbe fare solamente un ragionamento semplice: decidere dove realizzare l’ipotetica cittadella dello sport di Catanzaro utilizzando anche il resto dei fondi non spesi per il Ceravolo. Verificare se esistono terreni di proprietà dell’Ente o anche della Provincia (quindi coinvolgendo, nell’eventualità, anche l’Ente intermedio) sul quale gettare le basi per un progetto futuro che potrebbe, a conti fatti, ingolosire i privati. In poche parole creare le condizioni affinché quello che oggi risulta impossibile, domani potrebbe essere un progetto di città. Se dovessimo decidere noi non avremmo dubbi nel realizzare il nuovo stadio su viale Europa nei pressi della stazione di Trenitalia e della futura stazione della linea C della metropolitana (che potrebbe, tra l’altro, beneficiare di un maggior numero di biglietti venduti e quindi sostenere i costi di gestione). Su quella che dovrebbe essere l’area direzionale della città, attraversata da due strade con caratteristiche autostradali che vengono percorse giornalmente da migliaia di persone. Lo stadio nuovo in quel punto potrebbe intercettare visitatori e fruitori sette giorni su sette se si concepisse uno stadio moderno con negozi, ristoranti e un museo dedicato al grande Catanzaro. Mentre il vecchio “Ceravolo” potrebbe diventare il centro di allenamento dei giallorossi e il campo da gioco della Primavera.


DEMOCRAZIA PARTECIPATA
E visto che ci sono due correnti di pensiero, sarebbe bello se a decidere dove realizzare il nuovo stadio del Catanzaro possano essere i tifosi, ripetiamo i tifosi, che non corrispondono assolutamente ai cittadini di Catanzaro ma che riguardano un territorio ben più ampio.
Una democrazia partecipata con un semplice sondaggio:
“Il nuovo stadio del Catanzaro, quando ci saranno le condizioni per costruirlo, dovrà essere realizzato nell’area del vecchio Ceravolo o in un’altra area?”
La palla ora passa all’Amministrazione Fiorita, saranno loro a decidere il futuro del “Ceravolo” e non solo…

Catanzarosport24.it si farà promotore di indire un sondaggio telematico attraverso la nostra testata. Abbiamo i mezzi per farlo avvalendoci di un software trasparente in grado di elaborare le preferenze in maniera univoca.

Foto: US Catanzaro 1929


Commenti

5 risposte a “La questione “Ceravolo” il comune adotti una democrazia partecipata.”

  1. Avatar Lorenzo
    Lorenzo

    Chi non vorrebbe uno stadio nuovo? Non è questo il problema, ma le risorse finanziarie necessarie per realizzarlo che non ci sono. Viviamo in una città le cui strade non vengono riparate per la mancanza di migliaia di euro, figuriamoci se possiamo pensare di costruire uno stadio il cui costo ammonta a svariati milioni di euro.
    D’altronde nelle altre realtà i nuovi stadi sono stati costruiti da privati. Pensare di affossare le casse pubbliche con un nuovo stadio mi sempre quantomeno inopportuno.

    1. Avatar Alfonso
      Alfonso

      Condivido in pieno articolo scritto dal dott. La Cava.
      Per quanto riguarda la questione finanziaria ovviamente sarà necessario coinvolgere i privati dato che le risorse pubbliche sono limitate.

  2. Avatar Astolfo
    Astolfo

    Si giustamente per avere uno stadio nuovo si pensare a fondi privati, credo che bisognerà sentire il presidente se c’è questa possibilità coinvolgendo oltre ovviamente la Holding Noto altre realtà imprenditoriali importanti (Caffè Guglielmo?) per dirne una, che poi dovrebbero avere il giusto ritorno economico. Certo se si vorrà andare in A stabilmente o quasi ,questo passo non si potrà differire a lungo, effettivamente momentaneamente converrebbe solo fare i lavori minimi di adeguamento.

  3. Avatar Michelangelo
    Michelangelo

    Facciamo i lavori necessari per adeguarci alle prescrizioni della Lega di serie B e, poi, pensiamo a costruire, con soldi esclusivamente privati (eventualmente il Comune dovrebbe dare l’area sulla quale edificarlo), un nuovo impianto, al massimo di 30.000 posti, secondo i criteri dei nuovi stadi e con i servizi necessari per dare a tutti i tifosi e non di questa meravigliosa realtà calcistica Regionale, una prospettiva di sviluppo e di successo.❤️❤️💛💛🦅🦅

  4. Adeguare il Ceravolo per poter giocare la serie B a Catanzaro. Contestualmente individuare un’area idonea per il nuovo stadio da 20000 posti, con fondi privati e pubblici. Io da tifoso sono disposto a versare una quota a fondo perduto, purché i soldi raccolti li gestisca la famiglia Noto e non la politica. Pensiamo seriamente ad una raccolta fondi tra tifosi calabresi nel mondo, con soli 300 euro ciascuno, 30000 tifosi giallorossi nel mondo potrebbero contribuire con 9 milioni di euro alla costruzione del nuovo stadio. Il resto lo potrebbero finanziare la regione ( fondi di circa 6 milioni non utilizzati per il Ceravolo), gli sponsor ed il comune col credito sportivo.
    Pensiamoci, è fattibile.

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