14 Luglio 2024

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“Giorno della memoria” per non dimenticare Géza Kertész

scritto il: venerdì, 27 Gennaio 2023 - 13:01

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“Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”, nel giorno della Memoria la frase di Primo Levi nella famosa opera “Se questo è un uomo ” risuona come un’ eco da un passato che non può essere dimenticato. Non può essere dimenticato l’orrore dell’Olocausto come l’esempio di chi ha vissuto quei tempi bui  e cupi da vero eroe.

Stiamo parlando di Géza Kertész, il cui nome rimarrà indissolubile nella storia del calcio catanzarese. Poche persone conoscono la storia di questo allenatore ungherese che nel 1945 insieme all’amico connazionale István Tóth salvò una decina di ebrei dai lager di Budapest, pagando con la vita questo gesto di generosità.

Ma chi era Géza Kertész? Nato a Budapest il 21 novembre 1894, fu un centrocampista dal 1911 al 1926 vestì le maglie ungheresi di BTC Budapesti,  Ferencváros ( totalizzando in tre stagioni 19 presenze e 8 reti e vincendo per ben due anni consecutivi la Coppa d’Ungheria) e in Italia la maglia dello Spezia collezionando 13 presenze e un gol.

Nella stagione 1925- 1926 Kertész, inizia la sua avventura allo Spezia da giocatore – allenatore vincendo il campionato di Seconda Divisione. La sua prima vera panchina In Italia fu l’anno successivo alla Carrarese vincendo nuovamente il campionato di Seconda Divisione. Il tecnico magiaro allenò successivamente la Vezio Parducci Viareggio e la Salernitana.

Nel 1931 arriva la chiamata del presidente della Catanzarese Enrico Talamo che fù colpito dal rigore, dall’umanità , dalla sua signorilità e dalla cura dei dettagli da parte di Kertész. Il tecnico ungherese guidò la formazione giallorossa per due campionati di Serie C. Nel primo campionato con le aquile nella stagione 1931-1932 , il mister di Budapest dispone in rosa di elementi importanti come Ferrari, Santi Costa e Ferré concludendo la stagione all’ottavo posto. Nella stagione successiva, Kertész compie una vera e propria impresa guida le aquile alla prima promozione in Serie B battendo in finale il Siracusa grazie ad una rete dell’attaccante Ettore Brossi. Il mister ungherese lasciò un bel ricordo tra i supporters giallorossi tale da venire ad essere accompagnato alla stazione di Lamezia Terme e omaggiato con numerosi regali.

Il tecnico classe 1894, dopo l’esperienza in giallorosso guidò il Catania ( vincendo il campionato di Prima divisione), il Taranto ( vincendo il campionato di Serie C), l’Atalanta , la Lazio e la Roma.

Géza ritorna in Ungheria nel 1943, passò la sua ultima stagione da tecnico con l’Ujupest. In Ungheria Kertész compie la più grande impresa della sua vita, insieme al connazionale ed ex compagno di squadra István Tóth forma il fronte di resistenza che ha l’obiettivo di sottrarre dalla persecuzione raziale migliaia di partigiani e di ebrei di nazionalità magiara. Kertész e Tóth contattano i servizi segreti americani, producendo dei documenti falsi che permettono ai loro connazionali di fuggire verso altri stati.

Kertész e Tóth compiono una doppia vita: di giorno allenano le rispettive formazioni( Kertész guidò l’Ujupest e Tóth il  Ferencváros) mentre di notte nascondevano in vecchi monasteri decine e decine di persone destinate ai campi di concentramento.

La battaglia dei due connazionali finisce nel dicembre del 1944 per colpa di una spia della Gestapo ( polizia segreta della Germania nazista) e i due vennero giustiziati il 6 febbraio del 1945, oltre a Kertész e Tóth morirono altri cinque commilitoni nell’atrio del Palazzo Reale di Buda. Alla fine del secondo conflitto mondiale, venne riconosciuto come “Martire della patria”, successivamente gli fu intitolata una via a Catania e un campo di calcio a Campagnola in provincia di Bergamo.

Questo è solo uno dei tanti esempi di resistenza di chi ha fatto dell’altruismo e della generosità una scelta di vita che rappresenta quella luce di speranza che neanche il tempo riuscirà mai a spegnere.

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