30 Giugno 2022

catanzarosport24.it

l'informazione giallorossa

Padova – Catanzaro 2-1: analisi tecnico/ tattica

scritto il: domenica, 29 Maggio 2022 - 23:31

Tempo di lettura: 6 minuti

Il Padova ribalta il risultato e conquista la finale. Primo tempo di marca giallorossa, nella ripresa due calci da fermo condannano il Catanzaro a ripartire dalla serie C.

FORMAZIONI

Vivarini conferma lo stesso undici della gara d’andata per il consueto 3-5-2 con Branduani fra i pali, Martinelli Fazio e Scognamillo in difesa, Bayeye Verna Cinelli Sounas e Vandeputte a centrocampo, Biasci e Iemmello in attacco.

Oddo conferma l’assetto offensivo deciso nella seconda parte della gara d’andata e cioè il 3-4-3 con Donnarumma in porta, Gasbarro Valentini e Ajeti in difesa, Kirwan Ronaldo Dezi e Germano a centrocampo Bifulco Chiricò e Santini a comporre il tridente offensivo.

PRIMO TEMPO

Com’era lecito aspettarsi il primo tempo è stato giocato a ritmi molto alti. Il Padova ha iniziato molto forte con la linea di difesa alta e una conseguente linea di pressing molto avanzata che ha messo a dura prova la tenuta della difesa giallorossa.

La pressione dei padroni di casa si concretizza con un tiro violento dalla distanza di Ronaldo (ammonito al 3° per fallo a piedi uniti su Scognamillo) dopo un’azione insistita sulla corsia destra. Il tridente biancoscudato vive dell’estro e della velocità di Santini che ingaggia ripetuti duelli con Martinelli e Fazio.

Se il Padova predilige il lancio lungo, di contro il Catanzaro costruisce dal basso coinvolgendo lo stesso Branduani per alleggerire la pressione del tridente avversario e trovare i corridoi che vedono Cinelli e Verna trovare sulla verticale i movimenti a venire incontro di Iemmello e Biasci.

La verticale sulle punte, lo scarico immediato per Sounas e l’appoggio sulle corsie esterne sono il tema tattico dello sviluppo della manovra giallorossa che con il passare dei minuti cresce di intensità e pericolosità fino al vantaggio della mezz’ora.

L’azione del gol del Catanzaro nasce da una splendida ripartenza di Verna che allunga per Vandeputte, appoggio arretrato per Biasci che si vede respingere il tiro dalla difesa, ma Sounasè lì a due passi e la conclusione del greco si rivela quella vincente.

Il Padova resta in partita e dopo appena due minuti vede sfumare la più ghiotta occasione per acciuffare il pari. Ennesimo lancio di Ronaldo per Santini che supera sullo scatto Fazio e tira a botta sicura, Branduani respinge poi è Bifulco a tentare la conclusione ma questa volta è la difesa respingere, quindi ancora un tiro nello specchio della porta ma Verna salva a pochi passi dalla linea e spazza via.

Non si assisterà più a nulla di così clamoroso fino all’intervallo, ma è doveroso ricordare l’incredibile partita di Scognamillo che in marcatura a uomo su Chiricò riesce a stupire l’Euganeo con una serie formidabile di anticipi secchi che portano prima Ronaldo e poi Germano a rimediare il giallo per interventi fallosi.

Molto bene fra le fila dei giallorossi Iemmello che oltre a fare la prima punta diventa il regista offensivo della manovra dimostrando un’ottima intesa con Vandeputte e Biasci, molto bene anche l’intesa fra Sounas e Bayeye che governano la corsia destra con estrema autorità mettendo alle corde Kirwan e Gasbarro (quest’ultimo molto lontano dall’exploit della gara d’andata).

SECONDO TEMPO

La ripresa inizia con l’ingresso di Curcio al posto di Germano e il riposizionamento di Kirwan sulla corsia destra. Il Padova è entrato meglio e ha messo alle corde il Catanzaro che ha abbassato il baricentro subendo l’iniziativa dei biancoscudati.

Che il vento sia cambiato lo si vede anche dai piccoli dettagli, Kirwan a destra  riesce a dare più profondità alla manovra e Chiricò al 49esimo riesce per la prima volta a saltare Scognamillo sullo sprint. Nei primi minuti il Padova riesce a confezionare due buone occasioni da gol, la prima delle quali vede proprio il neo entrato Curcio crossare in area per la testa di Kirwan che la schiaccia troppo e la manda fuori ma l’arbitro segnala un dubbio fallo.

Pochi minuti più tardi è ancora Curcio a tentare il tiro da fuori, Bifulco s’avventa sulla palla che si è impennata e riesce addirittura ad anticipare Branduani in uscita.

Con Bayeye e Vandeputte schiacciati il Catanzaro non riesce più a guadagnare metri e allora Oddo decide per l’ingresso di DellaLatta e Jelenic al posto di Ronaldo e Bifulco, mentre Vivarini è costretto a sostituire Iemmello (dolore alla spalla) con Vazquez e inoltre ripropone il cambio Cinelli Carlini.

Pochi minuti dopo Oddo si gioca la carta Ceravolo togliendo dal campo Valentini e quindi disponendo i suoi con un 4-2-4 super offensivo con Jeleci e Chiricò esterni. La mossa si rivela vincente perché costringe il Catanzaro a rintanarsi, tuttavia i giallorossi riescono a difendere bene ma saranno due calci da fermo a decidere le sorti dell’incontro.

Sul calcio d’angolo di Chiricò si avventa Curcio che si libera della marcatura e colpisce di testa. La reazione del Catanzaro è veemente, ma prima Bayeye e dopo Bombagi concludono fuori dallo specchio della porta da buona posizione.

In pieno recupero l’arbitro fischia una punizone poco fuori l’area per intervento a gamba tesa di Scognamillo su Ajetti. Anche il difensore del Padova alza la gamba, ma evidentemente l’arbitro giudica l’intervento di Scognamillo falloso e meritevole del giallo (che eventualmente sarebbe costato la squalifica). Dalla sua mattonella preferita Chiricò centra il set.

CONSIDERAZIONI

Due calci da fermo condannano le aquile a ricominciare l’ennesimo campionato di serie C. Non è una di quelle sconfitte facili da digerire, ma nel calcio vince chi la butta dentro e il Padova ha dimostrato di meritare la finale facendo esattamente ciò che una squadra deve fare: aggredire, ripartire, correre e tirare in porta.

Il Catanzaro ha sciupato quanto di buono fatto nella prima frazione di gioco dove la supremazia tattica ha prima vacillato e poi è definitivamente tramontata, nella ripresa, quando la squadra si è trovata a corto di fiato e di idee.

La pressione alta e la ragionata costruzione dal basso, attirando l’avversario per poi verticalizzare la giocata, hanno fatto le fortune dei giallorossi che pur accollandosi il rischio di esporre i difensori all’uno contro uno sono riusciti ad arginare le velleità offensive del Padova. L’insuperabile Scognamillo o il sontuoso Martinelli del primo tempo hanno pian piano tirato i remi in barca mentre Vandeputte e Bayeye rinunciavano quasi completamente alla proposizione.

Perdendo profondità il Catanzaro si è fatto schiacciare nella propria trequarti pagando tra l’altro il dazio di una linea mediana troppo compassata che faticava ad accelerare il gioco in uscita. L’ingresso di Carlini ha vivacizzato un po’ le dinamiche ma il gol del pari ha ridato fiducia ai padroni di casa che hanno tirato un sospiro di sollievo quando Bayeye e Bombagi hanno fallito la conclusione (stesso discorso fatto dai giallorossi nel primo tempo quando il Padova è andato vicinissimo al pari).

Infine l’episodio che non ti aspetti, con il magnifico Scognamillo che contende la sfera alzando la gamba qualche centimetro in più dell’avversario, in una situazione di gioco dove l’istinto sovrasta la ragione e l’arbitro assegna un calcio di punizione quanto meno dubbio vista l’interpretazione tenuta per tutto il corso della partita.

Più che un episodio una beffa in cui gli artefici sono il miglior Scognamillo di stagione, che per tutta la partita fa vedere i sorci verdi a Chiricò anticipandolo come fosse un novellino, e poi lo stesso attaccante che in pieno recupero sigla il definitivo vantaggio con una punizione magistrale.

Per il Catanzaro una punizione eccessiva, ma si può davvero parlare di sconfitta immeritata? Nel calcio ha sempre ragione chi vince e cioè che riesce a metterla dentro. Il Padova c’è riuscito più del Catanzaro ed è forse su questo che bisogna recriminare, sulle occasioni sciupate e più in generale sulla gestione del risultato che oggi è stata decisamente poco brillante.

QUESTIONE DI MODULI E DI EQUILIBRIO

Nel doppio confronto Oddo le ha provate tutte per aver ragione del Catanzaro e questo a testimonianza di una profonda versatilità degli uomini a disposizione. Il saper essersi adattati alla difesa a tre (mai accaduto in campionato) è stata la mossa più importante di questo Padova, che non ha voluto rinunciare al tridente offensivo per sapendo di relegare il suo giocatore più importante (ndr Ronaldo) ad un ruolo per lui poco consono e che lo ha visto soffrire la marcatura fissa che soffoca lo sviluppo della manovra biancoscudata.

Il passaggio al 4-2-4 con Chiricò e Jelenic larghi, ma in modo particolare l’intuizione di dirottare Kirwan sulla corsia destra, più l’ingresso di Curcio, si sono rivelate due mosse determinanti nel conquistare il passaggio del turno. La difesa del Catanzaro è fra le più forti della Lega pro e per superarla bisogna aggredire l’area con molti uomini, esercitare una pressione continua alzando la propria linea di difesa. Ciononostante il Padova è riuscito nell’impresa solo su calcio da fermo e questo la dice lunga sulla bontà dell’assetto difensivo giallorosso.

Di contro il Catanzaro non ha mai cambiato volto, ma forse avrebbe dovuto. Sarà stato un limite dettato dal fatto che la squadra era stata costruita per il 3-5-2 e con un altro allenatore, ma a conti fatti i giallorossi non hanno mai proposto un assetto tattico diverso da quello abituale anche quando si è sofferta l’assenza di due giocatori per ruolo. Aspetto questo che ormai conta poco, ma che probabilmente avrebbe suscitato qualche perplessità in caso di eventuale passaggio del turno con la contemporanea assenza di Martinelli e Scognamillo nella finale d’andata.

Le dinamiche occorse nel secondo tempo dovrebbero far riflettere mister Vivarini sull’opportunità di effettuare i cambi con maggior tempismo. Se la sostituzione di Iemmello non era preventivata, l’ingresso di Carlini sarebbe dovuto avvenire già a inizio ripresa così come l’avvicendamento di Sounas con Bombagi era da mettere in conto già intorno all’ora di gioco e non a dieci minuti dal termine.

Da un lato è pur vero che Carlini e Bombagi sono naturalmente più offensivi e quindi in condizione di vantaggio non si vede la necessità di buttarli nella mischia, tuttavia è anche vero che il secondo tempo contro il Padova certifica una volta di più come l’equilibrio del Catanzaro non sia quello di arroccarsi in difesa bensì quello di saper mantenere il controllo del gioco a centrocampo.

L’equilibrio del Catanzaro va dunque rivisto nella duplice veste di saper modificare l’assetto in base alle dinamiche di gioco ma anche e soprattutto nel dare alla panchina, invidiata da tutti ,molto più che pochi scampoli di partita.

Commenti da Facebook

Categorie

error: © Tutti i diritti riservati (All Rights Reserved) Catanzarosport24.it
P