Iemmello oggi come Giampà nel 2011. Mimmo: “Pietro, scrivi la storia come ho fatto io”

Quella che segue è la storia di Mimmo e Pietro, “due ragazzi nel borgo cresciuti troppo in fretta, un’unica passione per…” il pallone. Ci iniziano a giocare, sognando di segnare magari a “San Siro”, da piccoli nelle squadre di quel borgo a cui sono molto legati. Tre colli dai quali spiccare il volo verso palcoscenici più importanti e rendere orgogliosi i loro concittadini, ma anche tristi per vederli fare successo in altri lidi. Loro, Mimmo e Pietro potremmo chiamarli esempi tipici di “fuga di cervelli” calcistici. Potremmo se questa rimanesse una storia, ma siccome si trasforma in favola ecco che tutto cambia. E Mimmo e Pietro diventano, a distanza di anni, i protagonisti di pagine indelebili dell’epopea giallorossa.
Uno è Domenico Giampà, per tutti Mimmo, classe 1977, da Girifalco. Catanzaro per lui è la squadra di esordio nel 1994 e quella in cui chiude la carriera 22 anni dopo. L’altro è Pietro Iemmello, 29 anni da Via Murano, quartiere Lido di Catanzaro dove tira i primi calci al pallone. Il primo ha sempre è giocato a centrocampo ed è amatissimo a Terni, il secondo è un attaccante ben voluto a Perugia. Eppure hanno tanto in comune. Entrambi, ad esempio, hanno fatto gol, decisivi, nel tempio del calcio, quello stadio “San Siro” dove da piccoli sognavano di giocare e segnare. Un gol per iniziare la rimonta sul Milan per Mimmo col Messina, una rete storica contro i diavoli per Pietro nel 2018 col Benevento, perché i colori giallorossi sono stati sempre nel loro destino. E poi c’ il legame col Catanzaro. Giampà e Iemmello arrivano sui tre colli nella sessione di gennaio ed entrambi lo fanno decidendo di abbandonare categorie superiori.
“Perché le favole a Catanzaro esistono”, come dice proprio Giampà che nello Iemmello’s day è la persona che più di tutte può capire quello che il suo conterraneo sta provando, può rivivere grandi emozioni e nitidi ricordi. D’altronde saranno anche tecnicamente e fisicamente diversi, ma hanno lo stesso cuore giallorosso. Eppure qualche differenza c’è secondo Giampà: “io arrivai quasi a fine carriera quando avevo già cambiato modo di giocare, lui arriva nel pieno a 29 anni carico di stimoli come nessun’altro”. Età diversa di approdo in giallorosso ma stesso livello di catanzaresità che “sarà trascinante per tutti e spingerà tutti a dare qualcosa di più”. “Iemmello per la C1 è fuori categoria, non c’è dubbio ma la tifoseria non deve pretendere gol ogni domenica”.
Mimmo che da buon fratello maggiore ha già mandato l’in bocca al lupo a Pietro dicendogli che “mi auguro il meglio per lui”. Per lui e per il Catanzaro che “sta facendo un mercato importante per provare a vincere questi benedetti playoff che, anche per una questione statistica, non possono andare sempre male”. “Ora però bisognerà pensare partita per partita e cercare di piazzarsi nella migliore posizione possibile”. Poi ci potrebbe pensare il suo amico Pietro e quegli dei del calcio che no hanno finito di accomunarli. Perché a Iemmello – appena arrivato – manca quello che è accaduto a Mimmo, salire di categoria col Catanzaro. “È quello che gli auguro, di poter scrivere la storia a Catanzaro come ho fatto io”.


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