Catania, tutti i possibili risvolti dopo il dichiarato fallimento

Nell’udienza del 22 dicembre 2021, il Tribunale, con la sentenza n. 263/2021, ha dichiarato il fallimento della Società Catania, a causa di un grave stato di insolvenza con debito complessivo superioreai 55 milioni. Con il medesimo provvedimento, è stato disposto esercizio provvisorio del club, fino al 2 gennaio 2022. La curatela è stata affidata all’avvocato Giuseppe Basile ed ai dottori commercialisti Antonio Maria Enrico Giucastro e Daniela D’Arrigo. Il termine – strettissimo – è perentorio, ed i curatori potranno domandare una proroga soltanto qualora riuscissero a riscuotere un credito di 600.000 euro da Sigi(già proprietaria del pacchetto azionario) proprio entro il 2 gennaio.

Entro e non oltre la data indicata, può svolgersi l’asta per l’acquisizione del titolo. Necessaria, in proposito, una parentesi. Sebbene la parola “titolo”, in ambito calcistico, sia sinonimo di scudetti o coppe conquistati, di promozioni, record e così via, nel caso di specie va inteso esclusivamente alla luce dell’art. 52, comma 1, delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF), il quale recita testualmente: «il titolo sportivo è il riconoscimento da parte della F.I.G.C. delle condizioni tecniche sportive che consentono, concorrendo gli altri requisiti previsti dalle norme federali, la partecipazione di una società ad un determinato Campionato». La richiamata acquisizione del titolo, pertanto, costituisce condizione imprescindibile, per il Catania, per proseguire la stagione. Nell’eventualità, il club si trasferirebbe ad un nuovo proprietario, il quale avrebbe l’obbligo, in primo luogo, di sanare il debito sportivo, che ammonta a tre milioni, consentendo di portare a termine il campionato.

Altra possibilità – ma soltanto in caso di proroga dell’esercizio provvisorio – è che il Catania prosegua la stagione con i curatori fallimentari, i quali avrebbero il compito di gestire la non semplice situazione. Anche in tale ipotesi, non sarebbe sancita l’esclusione della squadra dal torneo di competenza.

Qualora, invece, tale esclusione sia stabilita, è opportuno precisare – a beneficio, soprattutto, degli sportivi poco attenti alle questioni normative – come l’inizio del girone di ritorno, in serie C,non abbia più alcuna rilevanza. In passato, qualora l’esclusione di una squadra si fosse verificata durante la fase discendente del torneo, i risultati conseguiti, contro la medesima, nel girone d’andata, sarebbero rimasti validi. I tifosi del Catanzaro, probabilmente, ricorderanno il caso Matera, contro il quale si era ottenuto un modesto pareggio proprio durante la fase ascendente del torneo. La successiva esclusione del club lucano finì per penalizzare la Società del Presidente Noto, favorendone in sostanza altre. La regola, però, è stata di recente modificata. La nuova formulazione dell’art. 53, comma 3, NOIF, è la seguente: «Qualora una società si ritiri dal Campionato o ne venga esclusa per qualsiasi ragione, tutte le gare disputate nel corso del campionato di competenza non hanno valore per la classifica, che viene formata senza tenere conto dei risultati delle gare della società rinunciataria od esclusa».

In termini pratici, se il Catania fosse escluso dal campionato, la classifica sarebbe riscritta, come se le partite contro la medesima compagine etnea mai fossero state disputate. Pertanto, a titolo esemplificativo, il Catanzaro, pur perdendo un punto, andrebbe a recuperarne due al Bari e addirittura cinque al Monopoli, venendosi a trovare ad una sola lunghezza da quest’ultimo. Ancor più precisamente, la graduatoria, nelle sue zone più alte, sarebbe la seguente: Bari 41; Avellino 34; Turris 33; Monopoli, Palermo e Virtus Francavilla 32; Catanzaro 31. Ottavo sarebbe il Picerno con 29, mentre Taranto e Foggia si sistemerebbero, rispettivamente, in nona e decima posizione, a 27 e 26 punti, con gli stessi satanelli raggiunti dalla Juve Stabia.

In ogni modo, almeno ad avviso di chi scrive, non si tratta di una buona ragione per tifare in favore della sparizione del Catania Calcio. Gli interessi di classifica, i campanilismi, i dissapori fra le tifoserie, non costituiscono valida ragione per gioire della cancellazione di un club che, nel suo piccolo, ha scritto un pezzetto di storia del calcio meridionale italiano.


Commenti

6 risposte a “Catania, tutti i possibili risvolti dopo il dichiarato fallimento”

  1. Si però il Catania Calcio sono un pò di anni che è in fallimento, solo una Lega Pro cieca (Colpevolmente e forse in malafede) non ha voluto prendere provvedimenti.

  2. Avatar Salvatore
    Salvatore

    Ogni anno è sempre la stessa storia perché iscriversi se non hanno i soldi? Perché la Lega aspetta l’ultimo minuto? Già ad avvio di stagione se non ci sono le garanzie niente iscrizione è inutile presentate fideiussione senza copertura. Alcuni Club dovrebbero essere in serie D.

  3. Avatar francesco
    francesco

    Tutto questo articolo Kilometrico (che mi so o guardato benedal leggere))per sperare di guadagnare due punti di merda su chi sta’ davanti.Ma pensiamo a cosa va fatto per uscire da questa situazione che puntualmente ogni anno si ripresenta

  4. Avatar Giuseppe
    Giuseppe

    Sottoscrivo in pieno quello che ha detto Francesco.

  5. Questi non sono degni di indossare questa maglia. Sono shifato. Presidente noto non paghi più gli stipendi.

  6. Avatar Storico1957
    Storico1957

    Niente stipendio ai tanti cessi lavativi che lucrano sulla società. Parassiti dovete andarvene, maledetti,infangare ogni giorno di più il nostro glorioso club. Fuori dai coglioni.

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