28 Ottobre 2021

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U.S. Catanzaro, nel ricordo di Giuseppe Martino: era tuo padre…

scritto il: giovedì, 07 Ottobre 2021 - 08:19

Tempo di lettura: 3 minuti

Appartengo a quella generazione che considera le persone più grandi degne di rispetto a prescindere; forse per questo motivo per me il dottore Martino è sempre stato il dottore Martino, forse per questo motivo, e fino ad oggi, non ho mai scritto di lui. Per me, il dottore Martino, è sempre stato prima il padre della mia più cara amica e poi tutto il resto. Motivo per cui, con lo stesso affetto con cui da decenni mi accosto ad Ida ed Ambrogio, con la stessa tenerezza con la quale ho salutato la signora Amelia, mi accingo a ricordare una persona che ho sempre stimato non solo per i suoi valori professionali, ma anche e soprattutto umani.

Per gli sportivi di questa città, il dottore Martino è stato e sarà sempre una figura di riferimento all’interno del Catanzaro in ogni epoca, per noi “ragazzi” di Muscettola, il papà dei nostri amici era il riferimento sicuro a cui sapevi di poterti rivolgere in qualunque ora del giorno e della notte sia che ti si fosse rotto il naso, sia che fossi andato ad impattare contro un muro in bicicletta. Quando conobbi Ida non sapevo chi fosse suo padre, non capivo che quando era fuori con la squadra, era fuori con LA squadra. Per me era suo padre, un padre che faceva la spola tra Locri e Catanzaro con lo stesso entusiasmo con cui arrivava in motoscafo nei fine settimana, con la medesima ironia dissacrante con la quale commentavamo i Gran Premi di Formula 1 la domenica pomeriggio, sui divani di quel soggiorno tanto comodi anche per schiacciare un pisolino nella calura dell’estate.

Ma lui non dormiva mai, o comunque credo molto poco: curioso, colto, radicato ad una terra che gli ha restituito certamente meno di quanto lui abbia dato a lei. La prima volta che entrai nel suo studio pensai: “si respira il sapere”; manuali di anatomia affiancavano testi di storia magnogreca (era nato a Lungro, uno dei pochissimi centri di etnia albanese ancora attivi, nella nostra regione). E poi foto, tante, tantissime foto, fra cui troneggiava quella scattata durante le nozze di una coppia di amici di famiglia: donna Amelia, il dottore, la loro sobria eleganza e un mondo sicuro ed ovattato, nel quale lui era certezza per tutti e soprattutto per la famiglia. Il giorno del suo matrimonio la signora era in ritardo, non per vezzo, chi la conosceva bene sapeva quanto fosse corretta e leale; chiunque si sarebbe innervosito, ma lui era lì paziente, ad attenderla per porgerle il braccio, come gli ho visto fare centinaia di migliaia di volte.

Era un guascone, Geppino Martino, un uomo singolare, oserei dire spettacolare nella sua unicità, che col camice indosso diventava un professionista preparato e competente, un medico vecchio stampo, che non si è mai posto dei limiti, anzi….Quando seppi che si sarebbe candidato alla presidenza della Provincia ritenni naturale sostenerlo come mai ho più fatto per nessun altro, e tra tutti coloro che ci aiutarono a centrare l’obiettivo, ricordo soprattutto un tifoso del Catanzaro di vecchissima data, di quelli il cui sangue che scorre nelle vene era davvero giallorosso, che mi disse:” sei stata servita”, quasi mettendosi sull’attenti, a sottolineare la solennità di una preferenza politica scelta naturale e consequenziale di quella sportiva.

Eppure, tra i mille ricordi che mi sfiorano la mente in questi giorni così confusi, due mi sovvengono e mi strappano un sorriso di rimpianto di un tempo che, ormai è certo, non potrà più tornare: un camino acceso, una tavola apparecchiata sempre in modo ineccepibile, un carrello di servizio e il dottore davanti ai fornelli, col suo pullover a V, camicia e mocassino, a friggere i surici più buoni che abbia mai potuto gustare.

Era bravo in cucina, il dottore, si divertiva e ci divertiva, sperimentava e testava, con attenzione chirurgica ma anche con quella leggerezza che lo ha sempre caratterizzato. Era estate, tanto tanto tempo fa, e con la mia amica stava sbucciando uno “zoparico”. Io:” non buttate le bucce, le uso per farmi la maschera”. La sera, arrivo per cena e lui mi porge un regalo. Io, sorpresa dal basso dei miei sedici anni, e dal pensiero gentile che avevo testè ricevuto, scarto il mio pacco e scoppio a ridere di vero gusto. Gli altri mi guardano sorpresi e solo Ida e Ambrogio si uniscono al mio riso sonoro e divertito; in un boccaccio di vetro, accuratamente confezionato, il dottore Martino aveva preparato per me un concentrato di bellezza che aveva battezzato CACUMBER’S BEAUTY CREAM.

Non è facile spiegare l’empatia, ma di una cosa sono certa: quest’uomo, forte ma anche tanto fragile, che – sebbene circondato dall’amore e la cura dei nipoti, oltre che dei figli, ho visto spegnersi lentamente, dopo la dipartita della moglie – per tutti voi era Geppino Martino, per te amica mia del cuore, era solo, semplicemente, immensamente, Tuo Padre.

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