28 Ottobre 2021

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Analisi tecnico/ tattica: Palermo – Catanzaro 0-0

scritto il: lunedì, 20 Settembre 2021 - 09:00

Tempo di lettura: 6 minuti

Ancora un deludente pareggio per il Catanzaro. Mister Calabro difende i suoi e chiede ancora tempo, ma nell’ambiente giallorosso cresce il malcontento. Necessario un deciso cambio di rotta.

LE FORMAZIONI

Filippi ha schierato i suoi con un interessante 3-4-2-1 che vedeva Pelagotti in porta, Perrotta Buttaro e Marconi in difesa, Almici De Rose Dall’Oglio e Valente a centrocampo, Luperini e Fella sulla trequarti davanti la punta Brunori.

Il Catanzaro di Calabro si è schierato sostanzialmente con la medesima formazione vista fin qui all’opera tranne che per l’inserimento di Risolo al posto di Cinelli. Nel 3-5-2 figuravano Branduani in porta, Scognamillo Fazio e Martinelli in difesa, Rolando Verna Risolo Vandeputte e Porcino a centrocampo, infine Carlini e Vazquez in attacco.

IL PRIMO TEMPO

Dopo aver pagato lo scotto di avversari molto chiusi, e quasi del tutto rinunciatari al gioco propositivo, finalmente i giallorossi possono misurarsi con una squadra che gioca a viso aperto. E la prima frazione di gioco non delude le aspettative.

Alla fine dei primi 45minuti saranno ben cinque le occasioni da rete. Il Palermo sfiora la marcatura prima con Brunori che manda la palla a fil di palo strozzando in gola l’urlo del Barbera, poi allo scadere è Dall’Oglio a impegnare Branduani sulla cui ribattuta si avventa ancora Brunori che viene steso da Rolando.

L’attaccante rosanero ancora a digiuno si divora il rigore rimandando l’appuntamento con il gol, ma l’errore pesa molto e nella ripresa lascerà il posto a Soleri.

Pur accusando qualche evidente difficoltà nella fase di costruzione del gioco, Il Catanzaro riesce comunque a rendersi pericoloso con la continua e convincente iniziativa sulla verticale destra dove Rolando sembra avere una marcia in più

L’occasione più ghiotta capita sui piedi di Carlini che approfitta di un errore della difesa palermitana in fase di disimpegno, il tiro a botta sicura si stampa sulla traversa.

Al termine della prima frazione di gioco sarà più Palermo che Catanzaro, ma la differenza in campo non è solo dovuta alle occasioni da rete.

Appare più che evidente come i padroni di casa siano più reattivi sulle seconde palle, più lucidi nello sviluppo della manovra e soprattutto più incisivi grazie alla giornata di grazia in cui versano Fella Dall’Oglio e De Rose.

SECONDO TEMPO

La ripresa inizia con un brivido. DeRose sfrutta una ripartenza lanciando lungo, Luperini di testa serve Fella che anticipa Fazio e infila Branduani, ma è tutto fermo per una posizione di fuorigioco segnalata prontamente dal guardalinee.

I giallorossi sembrano scesi in campo con meno determinazione, mentre i rosanero aumentano l’intensità guadagnano metri di campo decisivi.

In campo non c’è più Almici che non è rientrato dagli spogliatoi, al suo posto Giron crea più di un grattacapo sulla corsia di competenza di Rolando che abbassa il raggio d’azione togliendo punti di riferimento utili ai propri compagni.

Nel frattempo Filippi accelera i cambi mandando in campo il dinamico Odjer e il giovane Soleri al posto di Luperini e Brunori. Tutti aspettano la contromossa di Calabro, ma bisognerà attendere ancora una decina di minuti prima di vedere l’ingresso di Bombagi e Tentardini al posto di Vandeputte e Porcino.

La partita del Catanzaro non decolla. La manovra resta macchinosa nella fase di impostazione, fumosa negli ultimi trenta metri. Nel frattempo il Palermo sfiorerà ancora la marcatura intorno al 74esimo quando la difesa giallorossa riuscirà a murare una doppia conclusione di Valente e Soleri.

A una manciata di minuti dal termine Calabro getta nella mischia anche Welbeck e Curiale, proprio quest’ultimo in pieno recupero fa correre un brivido sulla schiena dei tifosi di casa.

L’ANALISI

Il match ha offerto spunti tattici interessanti soprattutto per le conseguenze dovute alla presenza di ben due trequartisti tra le fila del Palermo. Nello scacchiere tattico è accaduto che il pallino del gioco si sia equamente suddiviso (almeno nella prima frazione di gioco) fra le due squadre.

Da un lato i padroni di casa con Luperini e Fella hanno mantenuto la pressione alta, chiudendo le linee di passaggio dirette al play giallorosso che è rimasto tagliato fuori dal gioco. Di contro gli ospiti hanno risposto con un elastico posizionale arretrando Carlini per far salire Risolo e Verna.

Un primo risultato è stato l’intasamento della mediana con la manovra spezzettata da ambo le parti. Quando si dice che uno dei problemi principali di Palermo è il… traffico.

Un secondo risultato è stato invece che entrambe le squadre hanno avuto modo di allargare il gioco sulle corsie esterne evitando i noiosi raddoppi di marcatura. E questo ha determinato l’ottima prestazione di Rolando per i giallorossi, come quella di Valente per i rosanero.

Al sostanziale equilibrio tattico del primo tempo è seguita anche un’equa distribuzione delle occasioni. Nella ripresa invece è cambiato tutto e una delle molle principali è stato l’ingresso di Giron sulla corsia sinistra che ha costretto Rolando ad abbassare il raggio d’azione finendo per togliere al Catanzaro l’unica valvola di sfogo che aveva creato seri problemi alla retroguardia rosanero.

A quel punto Filippi ha provato a vincere la partita togliendo Luperini per Odjer, e scambiando di posizione quest’ultimo con Dall’Oglio. Tuttavia Dall’Oglio, che ha più doti da metodista che da trequartista, non ha dato quel valore aggiunto che invece garantiva sulla mediana in coppia con DeRose.

Pur non aumentando la pericolosità offensiva, il Palermo ha comunque guadagnato sotto l’aspetto dell’aggressività vincendo numerosi contrasti e arrivando spesso in anticipo sulle seconde palle.

Il Catanzaro ha tirato i remi in barca cercando di coprirsi ulteriormente con l’ingresso di Tentardini al posto di Porcino. Ininfluente il cambio di Vandeputte con Bombagi, emblematico quello di Carlini (già sfinito al 70esimo minuto della quarta di campionato) con Curiale.

DUE PASSI INDIETRO, NON UNO AVANTI

Al netto delle possibili attenuanti (davvero poche), il Catanzaro visto fin qui all’opera non è più quella squadra che “poteva solo migliorarsi”. L’obiettivo era duplice: innanzitutto sistemare il reparto offensivo, in seconda istanza sostituire i partenti della linea mediana con elementi di eguale o maggior calibro.

In quest’ottica il mercato estivo è parso dunque ottimo, tuttavia il rettangolo di gioco per il momento sembra dirci che si sono fatti due passi indietro e nemmeno uno in avanti. Certo è ancora maledettamente troppo presto per dare giudizi definitivi, ma intanto si sentono pericolosi campanelli d’allarme su cui Calabro preferisce sorvolare.

Il secondo posto conquistato nella passata stagione era figlio di una manovra lucida e avvolgente, che metteva alle corde qualsiasi avversario. Alla consolidata solidità difensiva si accompagnava una cabina di regia capace di dettare i ritmi del gioco.

Cosa succede se si toglie il punto di riferimento della difesa e cioè il play basso?

Accade che l’avversario intuisce la difficoltà e aumenta la pressione, i difensori perdono lucidità e tendono a sbarazzarsi del pallone senza costrutto, qualcuno più tecnico (come l’uomo ovunque Carlini) si abbassa cercando di dare una mano d’aiuto ma così facendo toglie qualità al reparto offensivo.

E da qui in poi tutto diventa sempre più complicato, rincorrendo soluzioni tampone che ha poco senso giustificare con lo scambio dei ruoli. Come se Risolo e Verna più alti siano capaci di offrire la stessa qualità che potrebbe offrire la coppia Carlini Vandeputte.

Ma attenzione alle facili conclusioni. Sarebbe ingeneroso (ancorché fuorviante) chiedere a Risolo di portare la croce e addossarsi la responsabilità di una manovra stentata e inconcludente, così come avrebbe poco senso imputare la sterilità offensiva allo scarso minutaggio di Cianci.

Il Catanzaro ha un evidente problema nella costruzione dal basso non potendo contare sulle piene potenzialità di un giocatore come Cinelli. E qui c’è poco da inventarsi soluzioni fantasiose come la rotazione dei giocatori, perché poi si finisce per compromettere gli equilibri di tutta la rosa.

Consumare le energie di Carlini per sopperire alla mancanza del play significa inevitabilmente togliere potenza di fuoco al reparto offensivo, che di suo già versa in precarie condizioni data la perdurante scelta di far disputare a Cianci pochi minuti, per non parlare della deprecabile vicenda Curiale risolta a tempo abbondantemente scaduto e solo dopo aver constato che due attaccanti in rosa erano troppo pochi.

Spingere Vandeputte a giocare in un ruolo non suo è solo un palliativo tattico. Chiedere a Verna di alzarsi significa far girare a vuoto l’incontrista deputato a tamponare le transizioni negative, traslando di fatto l’onere alle chiusure diagonali che lasciano aperte vere e propri praterie agli avversari con un banalissimo cambio gioco.

CALABRO SOTTO ESAME

È inevitabile che ad esser sotto esame sia proprio il tecnico. Il motivo principale è dovuto al fatto che la squadra dello scorso anno si è involuta sotto quell’aspetto che sembrava ormai definitivamente smarcato e cioè la capacità di dominare il gioco.

La sterilità offensiva, atavico problema di casa giallorossa, è solo una diretta conseguenza dell’incapacità di dettare i ritmi uscendo bene dalla fase di pressing. Creare superiorità sulle corsie laterali senza fare densità in area è come scagliare una freccia spuntata. Ruotare le posizioni pensando di non alterare la qualità della prestazione è semplicemente un errore accademico, altro che gli elogi pomposi alla versatilità dei calciatori.

Il Catanzaro non è una nave alla deriva, ma deve assolutamente ritrovare il suo nocchiere. Ruoli e posizioni vanno consolidati e non mescolati, ripartendo dalla sfera di competenza di ciascun elemento.

Foto: Palermo FC

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