21 Settembre 2021

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Tronco della memoria stadio Ceravolo

scritto il: venerdì, 20 Agosto 2021 - 15:52

Tempo di lettura: 3 minuti

Capita tutto per caso. Le migliori idee nascono sempre quando meno te lo aspetti e comunque non vanno mai in ferie. Mattina di un venti di agosto: stamattina intendiamoci. Ben sapendo che non si scrive in prima persona, rimetto piede al “Ceravolo” dopo quel 2 giugno, ennesima sagra del (decimo) play off sfumato ed il successivo 30 giugno in cui il presidente, Floriano Noto, ha presentato l’Aquila di Nuccio Loreti nel mezzo secolo dalla prima promozione in serie A cui, presto o tardi, andrà trovata degna collocazione anche per stimolare chi scende in campo ad onorare la nostra epica maglia. La squadra, intanto, si allena su campo ridotto a caccia di condizione, intensità, schemi e fluidità di manovra, chimere di questa fase della stagione.
La prima vista, dopo la porta carraia, regala qualcosa in meno rispetto al solito: l’accoglienza arriva da un tronco che per definizione è mozzo, amputato, reciso. E’ il tronco dell’ultimo pino marittimo, quello costretto all’abbattimento poche settimane fa. Ora è questa la nuova reception, l’emblema di un passato, glorioso per le sue vittorie come per le delusioni, che si trova accanto, quasi alla stessa altezza, del busto di don Nicola Ceravolo, il mitico presidentissimo, osteggiato in tante sue annate quanto osannato dopo aver “conosciuto” diversi tra i suoi successori.
Scatto di getto la foto tronco-busto perché il senso del vuoto-mancanza è forte. E’ comunque una prima volta, va immortalata, poi magari ci faremo l’abitudine, ma oggi non è così.
Allenamento: energia. Calabro: vigore. Rete: gioia. Vazquez: intelligenza. Martinelli: tecnica… personaggi e situazioni che ci auguriamo possano regalarci concretezza di risultati subito e nei prossimi mesi. Ma il pensiero batte su quella mancanza appena riscontrata. E’ un’assenza pesante, un infortunio fino al termine della stagione e anche oltre: carriera finita.
Cosa posso fare? Su due piedi vince un silenzioso sgomento. Col passare dei minuti questo primo sentimento si tramuta nel chiedere aiuto ai tanti amici, sparando un post sui social, anche se non sono solito confezionarne tanti. Servirà a qualcosa? Varrà a cosa di concreto? Mesi fa, sempre per il nostro caro pino marittimo che iniziava il suo inarrestabile declino, venne manifestato un certo interesse che, però, non ha salvato il nostro caro amico sempreverde.
La catena social, prontamente, arriva ad elaborare idee oltre alle consuete reazioni. Gli amici sono tanti, quelli del Catanzaro e della casa che ospita da sempre la squadra giallorossa ancor di più: “si potrebbe far fare la scultura in legno dell’aquila”, commenta Roberto Marullo iniziando a dare una traccia, uno spunto interessante. Quel tronco potrebbe essere un ceppo a ricordo/rievocazione del sacrificio di quanti hanno lasciato le fatiche terrene, insieme a mogli e figli, per seguire in trasferta i giallorossi (mi commuovo al pensiero degli zii paterni e materni Mimì e Serafino e di tanti altri), potrebbe essere la base per l’Aquila di Nuccio Loreti. Non so assolutamente cos’altro potrebbe diventare questo tronco per continuare ad essere testimone attivo di una storia, già lunga, che vuole vivere e rinverdirsi presto, dopo un lento ed inesorabile appassimento.
Facciamo rivivere questo tronco che ha radici solide e ramificate, al pari della passione di tutti i tifosi giallorossi. Non so come, ma si può fare se vogliamo: il nostro tronco della memoria deve avere una vita nuova e dare senso di appartenenza che ogni buon padre trasmetterà ai figli accompagnandoli allo stadio come nella vita. Quella del Catanzaro è una comunità forte, brava a superare barriere accomunando “sentire” diversi. Benvenuto tronco della memoria giallorossa!

La curva ovest dello “Stadio Ceravolo” senza il suo ultimo pino

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