22 Luglio 2021

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Ciannameo: quando siedi a tavola con un uomo di Serie A

scritto il: lunedì, 28 Giugno 2021 - 10:00

Tempo di lettura: 4 minuti

Metti una calda serata estiva, aggiungi il rumore del mare, mescola tutto con il brusio di tante voci che parlano di pallone ed ecco che viene fuori la serata perfetta. Alla quale manca il tocco finale, la ciliegina sulla torta. Che si materializza davanti ai tuoi occhi, anzi viene a sedersi proprio al tuo tavolo. E tu che sei cresciuto a pane e Puteolana, ti ritrovi a cenare con un calciatore di serie A.

Alfredo Ciannameo da Paola, classe 1944, è stato uno degli artefici della prima storica promozione in serie A del Catanzaro, di cui lo scorso 27 giugno si sono celebrate le nozze d’oro. Nella cornice dello stabilimento balnerare “Dadada” l’incontro di quegli eroi entrati nella legenda, grazie all’associazione “Catanzaro nel pallone”. Tra di essi appunto Ciannameo che decide di sua spontanea volontà di sedersi al tavolo riservato alla nostra redazione. E la serata da bellissima diventa unica, indimenticabile. Perché Ciannameo non è solo un calciatore di serie A, è un uomo da serie A. La saggezza dei capelli bianchi porta con sé valori e insegnamenti da tramandare ai posteri. Ma anche tanti aneddoti, ricordi e risate. In una sola parola: emozioni.

 “Mi siedo qua con voi perché agli altri che gli devo dire, che li conosco tutti”, la battuta d’esordio, e sarà solo una delle tante. Di fronte a lui la foto di Mammì e subito il pensiero al compagno: “io e Angelo arrivammo insieme a Catanzaro e lo portammo subito in serie A, abbiamo fatto la fortuna di Seghedoni”. Il mister che proprio Mammì non poteva vedere: “è uno str…, mi diceva Angelo, uno che “non aveva un gran fisico, non aveva gioco aereo, non aveva dribbling ma aveva la grande capacità di intrufolarsi al momento giusto e fregarti”. Mammì l’icona, Busatta il sensibile: “lui non avrebbe mai potuto fare l’allenatore perché troppo emotivo” ci dice appena chiusa una telefonata con lui.

 Su un altro telefono tante foto tra cui quelle con Riva, che “mi voleva al Cagliari”, con Gianni Bui, di cui è stato prima riserva e poi avversario, Fabio Capello. La serata scivola via, piacevolissima, tra un bicchiere di un buon bianco e le parole di un uomo che ne ha viste tantissime, in campo e fuori. “Mi sono sempre mantenuto da solo, non ho mai chiesto niente a nessuno, ma non nego che i soldi servivano per mantenere i miei tre figli all’università” “Ho venduto scarpe di pregio e vestiti costosi nonostante da calciatore arrivassi a guadagnare anche 150mila lire, più dello stipendio di mio padre”.

I figli, il padre: dal calciatore esce fuori l’uomo che da buontempone diventa triste nel pensare a un famigliare che non sta bene. Le lacrime scendono, la commozione è forte, ma dura poco, il tempo di riprendersi è ammettere che “è un mio difetto, sono emotivo; per quello ho fatto il calciatore e il pittore”. Già il pittore: conosciuto da molti per i suoi quadri discetta di arte, soprattutto catanzarese, e racconta come nacque questa passione: “ero a una mostra con mia moglie Egidia e vedendo un quadro le dissi: vedi, quello lo farei meglio io”. “Lei mi prese in giro ma poi ha sempre apprezzato la mia arte”.

Un’arte in cui è davvero bravo, ma “non chiamatemi vavuso”: lo ripete più volte, salvo simpaticamente ammetterlo quando chiede al cameriere un nuovo tovagliolo. Una pulita alla bocca è solo una piccola pausa in una serata in cui, come si direbbe oggi,Ciannameo fa il suo “one man show”. Mattatore a cui non hai bisogno di chiedere nulla, ma che va a ruota libera. Come il racconto dell’esordio in serie A quando “battemmo la Juve2-1”. Cosa? Gli almanacchi parlano chiaro, si ma “io parlo del secondo tempo quando sotto 3-0 entrai io e il parziale fu 1-2”. O come quando ammette che la sua avventura in giallorosso finì per la diversità di vedute con l’allora allenatore Renato Lucchi.

O ancora quando svela che Di Marzio, con cui ha giocato a Castellammare di Stabia, dopo aver visto un certo Palanca del Frosinone, disse in napoletano: “chest me l’aggiapiglià.” Ci dice ancora di come invece Seghedoni  da allenatore del Lecce vide lui al Brindisi e lo volle al Catanzaro con Ceravolo che, in un calcio senza procuratori o direttori sportivi “era così buono che lo accontentò”.

Tutto finito? Macchè. La cena dura quasi due ore e lui sempre lì a tenere banco. D’altronde chi ha il coraggio, né tantomeno la voglia di interromperlo. Anche perché da quella bocca, escono insegnamenti di vita: “la famiglia è il vero valore e se la riesci a creare forte e unita hai tutto. Anche gli amici sono importanti ma sono come l’ombra, ti sono accanto quando c’è il sole”. Tra i tanti di Ciannameo, il rimpianto di non aver avuto mantenuto rapporti con molti di loro, in particolare con il catanzarese Antonio Bagnato. “Un bravissimo ragazzo, tanto che sono stato al suo matrimonio, ma ho scoperto da pochi anni che non c’è più”.

Chi c’è ancora è Claudio Ranieri e Alfredo, come ormai tutti lo chiamiamo al tavolo, ne ha anche per lui: “avrei sperato fosse qui stasera per dirgli di non essere troppo buono e far capire a chi non l’ho trattato bene quello che lui ha fatto. Lo scudetto vinto in Inghilterra, è qualcosa di incredibile, merita più riconoscenza”.

Credeteci, nessuna domanda gli viene posta, ma è lui a parlare e a sfogarsi: “nella mia vita ho fatto anche il medico, imparando a fare le iniezioni. Ma prima, quando ho avuto bisogno di un infermiere uno che conoscevo non mi venne in aiuto nonostante io gli avessi regalato una mia opera, invece che chiedergli del denaro visto che da infermiere non guadagnava molto. E allora con lui ho chiuso ma continuo a fare del bene perché credo che sia giusto e che poi si abbiano dei ritorni importanti”.

Prima di ritornare nella sua Paola, i saluti di rito e il suo ultimo messaggio: “mi raccomando, voi che siete giovani…”. Un giovane, caro Alfredo, a cui hai dato tanto in questa cena indimenticabile. Insegnamenti, valori, immagini indelebili e parole e gesti pesanti come macigni. Ma senza far mai mancare il sorriso, come quando alla domanda: “ma lo sai che di tutto quello che hai detto ci faremo un pezzo?”, lui risponde: “si e non me ne frega un cazzo, anzi potete scriverlo che non me ne un frega un cazzo”.

Chapeau, sipario, il one man show finisce qui. Sperando presto in una nuova puntata, dal costo del biglietto impagabile.

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