21 Ottobre 2021

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Il tifo per le aquile, tutto un equilibrio sotto la follia

scritto il: martedì, 01 Giugno 2021 - 09:00

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Ci sono immagini che, da sole, raccontano che cosa è il calcio. C’è la rovesciata di Piola, finita sugli album “Panini”, c’è l’urlo di Tardelli al Mundial ’82, c’è Moriero che lustra le scarpe a Ronaldo, e tanto altro. Tra queste, oggi, si aggiunge quella che si vede in questo pezzo. Pezzo che diventa superfluo, inutile, pleonastico.

L’immagine è talmente forte che parla da sola, non servono parole per descriverla. Ci proviamo, più che altro per incastonare per sempre questo momento e regalarlo ai posteri come monito e insegnamento. Questa immagine racconta cosa è il calcio.

 Anzi meglio, racconta che cosa il Catanzaro. Che è qualcosa di più del calcio, va oltre il lato tecnico-tattico e il prato verde. Il Catanzaro è un’emozione grande, grandissima. Talmente enorme da far fare pazzie. Se un coro lo dice, “per il Catanzaro si va anche in galera”, un’immagine, questa immagine, lo suggella. Per il Catanzaro si sta novanta minuti in bilico sul manubrio di una bicicletta pur avendo un’età che i capelli bianchi non nascondono. Un’età segnata, probabilmente, proprio dalla costante presenza del Catanzaro. Un amore lungo una vita che non vuole diminuire anzi. Passata l’età dell’incoscienza sulla carta d’identità, la stessa resta quando gioca il Catanzaro.

Altri più giovani seguono la scelta del “saggio” e accanto altri tifosi giallorossi scelgono una più “confortevole” panchina per un’immagine che porta con sé tantissimi significati. Il primo e più importante è l’amore folle per il Catanzaro che tocca con questa foto una punta altissima come forse non se ne vedevano dai tempi dalle trasferte a piedi o dai deltaplani sul S. Vito.

 Ma in più stavolta c’è una pandemia che sta tenendo per troppo tempo gli appassionati veri fuori dal quel microcosmo che è lo stadio: un pianeta libero dove quell’impiegato maledetto per la lentezza allo sportello il lunedì, è compagno di tifo da abbracciare la domenica. Ecco, questa voglia che manca ha acuito la scelta di questo gesto. Sia ben chiaro, i nostri eroi lo avrebbero fatto anche in tempi normali (magari non riuscendo a trovare più biglietti) ma farlo in questo momento simboleggia la voglia di tornare alla normalità e che davvero non se ne può più. Talmente tanto che pur di vedere una partita dal vivo si è disposti a tutto.

E poi c’è la bicicletta come sostegno e anche questo non è un caso. Mai metafora di sofferenza fu più azzeccata. Uno sport duro, durissimo il ciclismo e spesso ricco di salite, strade impervie, condizioni meteo avverse. Tutte cose che il tifoso del Catanzaro, direttamente o come allegoria, conosce bene. Ogni gara è una curva, ogni campionato una salita. I playoff poi sono il Gran premio della montagna, la cima Coppa che sembra sempre impossibile da scalare e che fa pensare al ritiro ancora prima di iniziare l’ascesa.

La bicicletta è sudore e passione, il tifo per il Catanzaro anche. Se poi invece che seduti si sta in bilico su di essa, non si può non pensare ai supporter delle Aquile: in equilibrio precario tra l’ennesimo baratro – sebbene meno profondo di altri del passato – e il cielo da toccare con un dito.

 E allora non resta che citare Vasco quando afferma che la vita “è tutto un equilibrio sopra la follia”. Ecco in questo caso i ruoli si invertono: la follia è sopra e l’equilibrio è sotto, perché il tifoso del Catanzaro non è mai banale. E nonostante le tante cadute dalla bici, è li pronto a ripartire, a risalire sui pedali per arrivare in alto. Li dove osano le Aquile e con esse anche i suoi impareggiabili sostenitori.

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