3 Febbraio 2023

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I miei gol dopo i gol: Francesco Procopio il sogno di un bambino che diventa realtà

scritto il: domenica, 16 Maggio 2021 - 10:54

Tempo di lettura: 5 minuti

Il calcio non avrebbe ragione d’esistere se non fosse in grado di trasmettere emozioni forti al suo pubblico. Lo sa bene chi ha avuto la fortuna di vivere i magici anni Ottanta quando il tifo era un prodotto talmente genuino che nessun giudice di gara si sarebbe sognato di fermare le cosiddette ‘invasioni di campo’ che caratterizzavano le esultanze di quella fetta di pubblico appostato a bordo campo durante tutta la gara. Una pratica talmente lontana dai nostri tempi del calcio moderno – soggetto a regole ferree, business e spettatori accomodati sulle poltrone di casa – che lascia sorpresi, meravigliati. Davanti allo schermo dello smartphone in tanti hanno spalancato gli occhi nel vedere un video di pochi secondi postato dal gruppo Facebook ‘soloanni80 il calcio più bello del mondo’ in cui si vede la gioia incontenibile di un bambino che subito dopo il goal della sua squadra del cuore si precipita in campo per dare un calcio al pallone mandandolo in rete.
Eccola la genuinità delle emozioni che diventa bellezza autentica e impareggiabile. Lo scenario di quella singolare esultanza è lo Stadio Nicola Ceravolo di Catanzaro. Era il 22 febbraio del 1981 e le Aquile affrontavano la Fiorentina per la terza giornata di ritorno di Serie A. E quel ragazzino vispo e intraprendente si chiama Francesco Procopio. Lo scopriamo senza difficoltà perché anche lui imbattendosi in quel post si riconosce e si ‘autodenuncia’ scrivendo nei commenti: ‘Quel bambino sono io’.
Come resistere alla tentazione di non chiedergli di raccontarci quell’esperienza? Non era sicuramente possibile e così noi di Catanzaro Sport 24 lo abbiamo contattato telefonicamente. Dall’altra parte del telefono ci ha risposto una voce emozionata ed entusiasta di poter rivivere una delle pagine più significative della sua vita: quella che testimonia il suo immenso amore per il calcio e per la squadra della sua città.
“Non nascondo che mi è venuto da piangere vedendo quelle immagini. Sarà anche perché da qualche anno vivo lontano da Catanzaro che ogni volta che si parla delle mie avventure in giallorosso mi emoziono, inutile nasconderlo. Mi ha fatto anche molto piacere leggere i commenti di tanti miei vecchi amici”.
Scopriamo subito che negli archivi storici del Catanzaro i frame di quel genere potrebbero essere tanti:
“Quella è stata una delle tante mie esultanze. Sì perché non riuscivo a fermarmi, era più forte di me. Tutte le domeniche arrivavo allo stadio già dalla mattina e mi piazzavo a quel palo della Curva Est perché facevo il raccattapalle come tanti altri ragazzini del Settore Giovanile. Quando segnavamo ero lì già pronto a correre per calciare i palloni in porta e ad abbracciare i giocatori”.
Dietro quel gesto c’era un grande sogno: “Era un modo per esprimere tutta la mia voglia di giocare, come a dire ‘prima o poi segnerò anch’io in quella porta’. Alimentavo così il mio grande sogno di diventare un giocatore del Catanzaro. Non è mai successo che l’arbitro o il portiere avversario si lamentassero. In questo vidoe poi in porta c’era Giovanni Galli, una persona perbene anche fuori dal campo, uno di quei giocatori che hanno insegnato come si sta nel mondo dello sport”.
Un sogno che Francesco Procopio, classe ’69, oggi residente in Austria, ad Innsbruck dove ha avviato una fiorente attività commerciale nel settore dell’abbigliamento, è riuscito a far avverare mettendoci tanto impegno e seguendo gli insegnamenti di ottimi maestri: “Ho intrapreso la trafila delle giovanili nel 1976 all’età di sette anni. Prima i Pulcini B, Esordienti, Giovanissimi, Allievi, Berretti, Primavera fino al debutto con la Prima squadra. Nell’ ’87 ho fatto le mie prime apparizioni in serie B col Catanzaro di Di Marzio, ricordo che furono 7 partite per me, e poi ho giocato fino al 1997. Nei professionisti fino al 1993-94, ho fatto dieci anni di professionismo, tra C e B collezionando quasi 200 partite, poi ho fatto la D a Messina anche con buoni contratti in piazze importanti.
Nella mia infanzia ogni mia giornata era scandita dagli impegni con il calcio: alle 12.30 suonava la campanella alla ‘Pascoli’, mangiavo il panino su via Schipani e all’una ero già pronto per l’allenamento. Insomma per me e per tutti quelli della mia generazione non c’era nessuna play station né altre distrazioni”.
Era un’altra epoca anche per i metodi e i valori educativi: “Il settore giovanile era affidato a persone fantastiche che si prendevano cura di noi quasi come genitori. Non erano solo degli allenatori ma ci insegnavano a vivere, a come comportarci nella vita di tutti i giorni, uno di questi era Fausto Silipo. Al di là dell’aspetto tecnico in cui ci hanno trasmesso tantissimo essendo grandi calciatori. Non a caso da quella scuola sono usciti ragazzi come Peppe Fonte, Salvatore Scarfone, Alfredo Costantino in Australia, Sandro Rispoli, Gaetano Fontana, Tonino Criniti, Nicola Bressi, Fabrizio Gambardella e potrei fare tantissimi altri nomi: ragazzi che non solo hanno fatto un’ottima carriera calcistica ma sono diventate persone di grande spessore umano”.
Gli anni in cui Procopio sognava sul rettangolo verde del Ceravolo erano gli anni indimenticabili del Catanzaro in Serie A. Gli anni in cui un’intera città e un’intera regione viveva in una sorta di scambio simbiotico di emozioni e aspettative con la squadra che onorava il vessillo giallorosso in giro per tutta la Penisola. Un rapporto viscerale.
“Tutta la settimana si viveva per il Catanzaro e la domenica era solo il coronamento di un percorso fatto insieme. Ricordo al giovedì che molti lasciavano il lavoro per andare allo Stadio e assistere agli allenamenti. La Curva Ovest era sempre affollata come fosse domenica. Il giorno della partita gli spalti si riempivano di gente già a mezzogiorno e molti come mio nonno pranzavano direttamente lì. Era una vera e propria festa”.

Gli amori veri non finiscono mai: “Ancora oggi seguo le imprese giallorosse. Mi sono fatto il mio abbonamento e anche a distanza guardo le partite con la passione di sempre. Oggi il Catanzaro è in buone mani. Penso che con la gestione Noto si sia riuscito a creare un’intelaiatura seria di società. Le basi ci sono per poter fare un salto di categoria perché si vede che si è in grado tranquillamente di reggere la Serie B. L’unico appunto che mi sento di fare è che serve una maggiore cura del settore giovanile. Il calcio si è livellato, quindi andare a trovare giocatori, magari stranieri, in giro non deve essere la priorità. Sarebbe bello vedere qualche risultato anche dai nostri vivai”.
Quel ragazzino con il caschetto è cresciuto ed è diventato un uomo che ha saputo fare tesoro degli insegnamenti del miglior calcio di sempre.
LA CRONISTORIA DELLA GARA:
Il 22 febbraio del 1981 si giocò a Catanzaro la terza giornata di ritorno di Serie A. Le Aquile affrontarono la Fiorentina. Le due squadre erano separate da un punto in classifica: i giallorossi ne avevano 16, i toscani 15. L’US aveva mantenuto la permanenza in massima serie solo grazie al calcio scommesse con le retrocessioni di Milan e Lazio. Non era più il Catanzaro di Nicola Ceravolo, ma il presidente era Adriano Merlo. In panchina sedeva il vicecampione del mondo di Messico 1970, Tarcisio Burgnich. I giallorossi si erano dimostrati da subito una squadra rivelazione del torneo e dopo cinque giornate erano prime in graduatoria seppur con Inter, Fiorentina e Roma. Era il campionato del primo posto momentaneo in solitaria nel momento in cui l’US era in vantaggio a Brescia per 0-1, partita poi terminata 1-1.
Al “Militare”, contro la Fiorentina, Burgnich mandò in campo l’undici formato da Alessandro Zaninelli in porta; Giuseppe ‘Tato’ Sabadini, Claudio Ranieri, Gabriele Morganti, Leonardo Menichini, Antonio Sabato, Valerio Majo, Giorgio Boscolo, Giorgio De Giorgis, Massimo Mauro e Massimo Palanca. La Fiorentina, allenata da Paolo Carosi si schierò con Galli fra i pali; Guerrini, Contratto, Tendi, Galbiati, Antognoni, Restelli, Sacchetti, Orlandini, Desolati e Bertoni. Primo tempo di marca giallorossa e concluso per 2-0 con le reti di Sabato al 36′ e Palanca su rigore al 41′. Nonostante Galli intuì il tiro dell’11 giallorosso per antonomasia non ci fu nulla da fare. Ad inizio ripresa mister Carosi operò un cambio che si rivelò decisivo: fuori Desolati, dentro Fattori. Proprio il neoentrato siglò una doppietta al 46′ ed al 66′ che pareggiò l’incontro. A nulla servirono le sostituzioni di Burgnich che inserì Carlo Borghi e Piero Braglia per De Giorgis e Majo. Terminò 2-2.
In quella stagione il Catanzaro chiuse al settimo posto in compagnia del Bologna con 30 punti ad una sola lunghezza dal sesto posto e tre dal quinto posto occupato proprio dalla Fiorentina. I giallorossi sfiorarono l’Europa.

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