25 Giugno 2021

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Buon compleanno Re Giorgio, mito autentico di noi millennials giallorossi

scritto il: sabato, 15 Maggio 2021 - 13:08

Tempo di lettura: 3 minuti

Caro Giorgio,

non mi conosci, ma iosi. Ovviamente. Ti scrivo perché quando arriva maggio la mia mente va verso due direzioni opposte. Prima pensa al futuro, al tempo che passa, al fatto che tra tre mesi sarò sempre più vicino ai quarant’anni (anche se me ne sento 20). Poi la mia mente va a quando di anni ne avevo 20 per davvero. E appare un’immagine sola, indelebile: una chioma fluente, un pantaloncino alzato fino a sopra la coscia, una maglia levata quasi dopo ogni gol (ah quante ammonizioni avresti beccato). Ma ti dirò, chi se ne sarebbe fregato…Ogni tuo gol era un tuffo al cuore. Ognuno di essi, anche quando hai segnato la prima volta in serie A, benchè con la maglia degli acerrimi rivali del Catania. Perché, ecco vedi caro Giorgio tu non hai rappresentato solo l’ultimo bomber vero avuto a Catanzaro, non sei stato solo l’icona di una squadra e una stagione fantastica. Non sei stato solo il capitano, colui che è rimasto nella bufera di un fallimento annunciato. Non sei stato solo il gol alla Vis Pesaro, quello al Chieti – segnato, guarda caso – proprio a maggio. Non sei stato solo il marcatore del gol all’Acireale, o quello della rete al Bari. Non sei stato solo quello della doppietta, tutta al volo (vero marchio di fabbrica) a Rimini (prima trasferta in serie B vissuta da chi ti scrive). Non sei stato solo il gol a Crotone, con tanto di dito a zittire i cugini, non sei stato solo la rovesciata al Brescia, non sei stato solo la maglia di Mirko. Tu, Giorgio Corona da Palermo, sei stato molto di più. E quel titolo nobiliare così prestigioso, anzi il più importante, sta li a indicarlo: il re. Il nostro re, il sovrano a cui ci prostravamo, la figura immensa a cui noi, ragazzi appena usciti dall’adolescenza e pronti a entrare nell’età matura guardavamo con ammirazione. E fidati, non è solo una questione di calcio. Tu, “re” Giorgio, rappresentavi proprio quel passaggio alla vita vera di noi ventenni, alleviavi le difficoltà dei primi esami universitari o di quelle di maturità facendoci provare sensazioni che noi, cresciuti a pane e Puteolana, non avevamo mai provato. Tu, per la prima volta, instillavi in una popolazione che non ha potuto godere dei Palanca e dei Bivi, una medicina fortissima e dolcissima: si chiamava gioia. Giorgio, e scusa se do del tu a un’altezza reale – ma stai iniziando a capire il motivo – tu hai rappresentato per noi una fetta importante della nostra vita, ne sei stato protagonista. Siamo cresciuti con te, abbiamo sognato con te, abbiamo sofferto per te, abbiamo…vissuto per te. E anche grazie a te che quegli anni di vita li hai resi meno duri del previsto. Ecco Giorgio, tu per noi sei importante per quello che hai rappresentato: molto, se non tutto, di quelle stagioni calcistiche che, per chi ama calcio corrispondono sempre con gli anni di vita. Ogni anno vero, non quello solare, inizia a settembre e finisce a maggio. Quel maggio in cui tu compi gli anni e noi pensiamo a quello che è stato e pensiamo che è stato bellissimo. E allora, buon compleanno Giorgio, buon compleanno mito, icona, re. E oggi che il tuo cognome rappresenta l’opposto della gioia, noi pensiamo all’unico Corona che fa bene al corpo e all’anima. Anche dopo quasi vent’anni. Quando Francesco Totti smise di giocare al calcio qualcuno scrisse su uno striscione diventato simbolo “speravo de morì prima”. Io no, Giorgio, e non solo perchè mi sono emozionato anche nel vedere tuo figlio segnare alla nostra squadra primavera. Io non speravo de morì prima, e sono stato contento di averti vissuto, di averti visto (e una volta anche conosciuto). Di essere cresciuto (non dico maturato) con te come simbolo e orgoglio. Un rapporto che va oltre il pallone ma che quel pallone ha reso meraviglioso. Esattamente come facevi tu, segnando gol che – spessissimo – valevano tre punti sul campo ed emozioni indelebili in noi cresciuti negli anni 80, innamorati di un numero 9 negli anni 2000.

Foto: Salvatore Monteverde

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