Grazie alla Cavese? No grazie al ca…lcio

A tre giorni da una delle domeniche più emozionanti degli ultimi anni, con l’adrenalina probabilmente ancora non esaurita del tutto, è tempo di analisi. Lucide e oggettive, forse. Perché dopo quanto accaduto nell’ultima giornata della stagione regolare non è facile parlare in maniera obiettiva. Ma su una cosa siamo certi: se siamo secondi non è merito della Cavese.
Sebbene qualcuno abbia avuto modo di ringraziare i campani, quasi genuflettersi, accendere ceri e inchinarsi. Ma il Catanzaro è secondo per merito suo, e basta. Primo perché non è sola una partita a determinare una stagione. Basta guardare i numeri: durante tutto il campionato il Catanzaro di Calabro è stata la migliore difesa e la squadra che dopo la Ternana ha subito meno sconfitte. E poi negli scontri diretti con l’Avellino ha avuto la meglio perché semplicemente è stata più brava. Nella gara di ritorno al “Ceravolo” ad esempio i ragazzi di Braglia dopo il gol, in fuorigioco, hanno pensato semplicemente a chiudersi, perdere tempo, non pungere. Un calcio sparagnino che alla fine non è servito.
Ma c’è dell’altro: una cosa che si chiama giustizia divina del pallone. Un qualcosa di mistico che premia chi se lo merita. Il campo ha parlato e dice che il Catanzaro ha meritato di essere là perché con le prime dieci del torneo ha sempre vinto almeno una volta, perdendo solo 4 volte. Ha battuto gli imbattibili della Ternana, ha espugnato i campi di Foggia e Palermo, ottenendo solo un punto contro la Casertana in due partite, la seconda delle quali giocando una grande gara ed essendo molto sfortunata. Già la sfortuna, quante volte si è accanita sulle Aquile sottoforma di errori arbitrali che avrebbero forse resa inutile la sofferenza degli ultimi novanta minuti. E poi il fattore Covid: è vero ha colpito tutti, anche forse in maniera più pesante ma ai giallorossi è arrivato nel momento peggiore. E anche lì, a ben vedere il Catanzaro è stato bravo a gestire la situazione, non piangersi addosso ma con lucidità scegliere quando giocare il bonus e soprattutto compattarsi nelle difficoltà.
E non finisce qui. Perché ovviamente ognuno guarda il suo orticello ma se si spia in quello del vicino si nota come anche l’Avellino ha avuto la sua dose di fortuna nel corso del campionato. Basti pensare al “gollonzo” contro il Palermo, emblema di una dea bendata che a febbraio sembrava si fosse posata sui campani senza possibilità di stravolgimenti. Ma la fortuna gira e nel calcio conta anche quella. E allora Catanzaro fortunato? Certamente anche si, ma quando la fortuna si divide equamente con i tuoi avversari allora a vincere è il più bravo. Pertanto quanto successo a Cava domenica è giusto e meritato, punto. E pensare che sarebbe successo a parti invertite: se il Catanzaro avesse pareggiato in casa dell’ultima in classifica già retrocessa: apriti cielo, processi, richieste di repulisti e finimondo. Nessuno avrebbe parlato di sfiga, ma di impreparazione. E allora ecco il sillogismo: se non batti il fanalino di coda non sei sfortunato ma poco preparato, ergo il tuo avversario diretto che ti è sopra in classifica merita di stare la e non è fortunato.
Le chiacchiere stanno a zero: questo è il calcio, bellezza. Questa è la bellezza del calcio che ok, non è una scienza esatta ma un minimo filo logico ce l’ha, specie in tornei lunghi nove mesi. Ringraziare la Cavese, quindi, non ha senso e non è giusto. Dopo tutto quello che è successo in questa annata, di bello e di brutto, il secondo posto del Catanzaro è dovuto. Ed è assolutamente ingiustificabile (e non vorremmo pensare pretestuoso) fare gli applausi agli avversari e dire che i nostri hanno avuto fortuna. Non lo possiamo accettare da chi non tifa Catanzaro, figurarsi da chi questa squadra ce l’ha nel cuore.

Foto: Romana Monteverde/ US Catanzaro 1929


Commenti

Una risposta a “Grazie alla Cavese? No grazie al ca…lcio”

  1. Avatar AntonioM72
    AntonioM72

    Il Catanzaro merita la seconda posizione per ciò che ha dimostrato in tutto il campionato. Si dice, anche banalmente, grazie alla Cavese perché guardando solo l’ultima giornata, poteva tranquillamente perdere la partita e lasciare i tre punti agli avellinesi senza che nessuno recriminasse. Così non è stato per nostra fortuna e una volta tanto, possiamo dire che abbia vinto lo sport.

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