17 Aprile 2021

Festa delle donne e tifoseria: il lato “rosa” della “Capraro” giallorossa

scritto il: lunedì, 08 Marzo 2021 - 09:00

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Oggi, otto marzo è la festa di tutte le donne: delle donne al potere, delle donne in carriera, delle donne in famiglia, delle donne in difficoltà. E di quelle tifose, ovviamente. Ci sono dappertutto, anche nel pianeta giallorosso, e un tempo, neanche troppo lontano, sulle scalee del “Ceravolo” avevano il comando. Anzi il… Commando. Si chiamava proprio così, “Commando girls”, il gruppo di tifose che negli anni ’80 si riuniva sotto il vessillo del Catanzaro e in maniera attiva e partecipata era parte integrante degli ultras.

Oggi, otto marzo, in occasione della festa delle donne ripercorriamo la loro storia con un doppio augurio: per la celebrazione odierna del gentil sesso ma pure per la speranza che quanto prima anche le donne che tifano Catanzaro possano tornare a farlo dal vivo.

Abbiamo così contattato Maria Elena Rappoli, fondatrice del gruppo e con lei abbiamo ripercorso la storia del Commando tra aneddoti, messaggi e speranze. Il suo “forza giallorossi” alla fine della conversazione è già emblema del livello di tifo che lei e le sue amiche hanno nei confronti delle Aquile e basta a far capire la forza e la coesione all’interno del gruppo.

Il “Commando girls” sorge nel 1984 ed è uno dei primi gruppi femminili d’Italia (insieme alle genoane) – ci spiega Maria Elena. – Nasce dall’idea dell’incontro di un gruppo di ragazze di vedersi ogni domenica in “Curva Ovest” per sostenere i nostri amati colori.  Così, con l’aiuto del “Catanzaro Club” si pensa di dar vita a un vero proprio gruppo femminile con tanto di tessere e uno striscione e sciarpe a noi dedicati.  Siamo partite in una quindicina ma poi il gruppo si è allargato”.

“Il commando comincia così ad essere conosciuto e apprezzato non solo tra la tifoseria catanzarese e dagli ultras ma raccoglie segni di stima da molte altre tifoserie che ci guardavano con stupore ma anche con curiosità e ammirazione. In particolare all’interno degli Ultras Catanzaro avevamo anche potere decisionale e durante le riunioni esprimevamo la nostra idea su trasferte e coreografie. A proposito ricordo quella per la promozione in B quando noi del Commando entrammo in campo con dei pon pon e formammo una enorme B in mezzo al campo”.

Era un periodo d’oro per il calcio – un po’ meno per quello catanzarese – ma la passione era sempre viva. La lunga eco dell’epopea tra serie A e cadetteria andava scemando eppure la tifoseria giallorossa si distingueva ed era sempre un passo avanti. In un mondo come quello del calcio maschilista, all’epoca ancora di più, Catanzaro infatti non solo aveva un gruppo organizzato di donne tifose quanto “tutto ciò che si faceva era fatto con serenità – dice ancora Maria Elena – e l’integrazione con i ragazzi avvenne in modo del tutto naturale, senza pregiudizi. Si era un’unica tifoseria, non importava se si era uomini o donne, si era uniti sotto il vessillo giallorosso”.

Poi, il tempo e le vicissitudini della vita portarono a un naturale e graduale scioglimento del gruppo. “Tra chi ha messo su famiglia, chi è partita per lavoro, alla fine rimanemmo in poche fino a restare io l’unica per un po’ di tempo e finchè ho potuto ho portato lo striscione anche in trasferta”. Il rammarico di Maria Elena però non prende il sopravvento sulla passione e così “anche senza striscione o gruppo ho continuato ad andare allo stadio perché l’amore per il Catanzaro è l’amore per il Catanzaro, la mia fede, la mia unica squadra del cuore”. Un amore forte, fortissimo, e un modo di viverlo ed esprimerlo unico e forse nostalgico. “Le nuove generazioni hanno ideali differenti da noi e vivono il tifo in modo diverso, forse anche per quello oggi non c’è un nuovo gruppo di sole donne e non credo sia giusto che ci sia se non è davvero sentito dal cuore”.

Così come non dev’essere forzata la creazione di una squadra femminile dell’Uesse: “Ci spero sì che anche che la società Catanzaro possa al più presto a formare una squadra femminile così com’è in varie città d’ Italia – afferma Maria Elena – ma forse bisogna prima crescere con la prima squadra per poi pensare ad allargare gli orizzonti a nuove avventure”.

Avventura è il termine giusto per descrivere l’epopea del “Commando girls”, la storia di un gruppo di donne unite, determinate, appassionate. Una bellissima avventura, chissà se ripetibile, ma sicuro da raccontare. Da lasciare come icona incastonata per le generazioni presenti e future. Un modello di tifo e coesione, di integrazione e partecipazione che fa tanta nostalgia se si pensa agli zero abbracci e agli stadi chiusi. Ma anche un esempio di speranza, come quella espressa da Maria Elena: “l’augurio a tutte le donne è quello di potersi trovare tutti insieme allo stadio con un solo grido: Forza Catanzaro forza giallorossi”.

E allora, se è vero che non è mai giusto contraddire una donna, ci unifichiamo al messaggio di Maria Elena, lo facciamo nostro e lo estendiamo a tutte le donne tifose (e non) del pianeta. Con l’augurio che non ce ne siano più sottomesse, più maltrattate, più denigrate ma che ognuna abbia il coraggio di reagire e di mostrare la forza. La forza di un Commando.

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