Antonio Calabro: 200 giorni a Catanzaro e quel treno dei desideri…

Si dice che nella vita il treno dei desideri passa una volta sola, e se ce n’è uno in direzione Catanzaro, che si ferma a Viterbo, allora è il caso di prenderlo. Costi quel che costi.

E Antonio Calabro quando quel treno è passato da Viterbo guidato dai macchinisti Diego Foresti e Massimo Cerri, ci è voluto salire ad ogni costo, rischiando anche di star fermo un anno andando contro le ire del capo stazione Marco Arturo Romano presidente della Viterbese, società alla quale Calabro era ancora legato da un anno di contratto.

Ma come Catanzaro rappresentava una grossa occasione altrettanto alti erano i rischi di cimentarsi in una piazza troppo esigente, difficile, che da anni è sull’orlo di una crisi di nervi per una categoria maggiore che la piazza meriterebbe e che non arriva.

Sono i rischi del mestiere, di quel mestiere di allenatore che Calabro ha avuto sempre nel sangue. Uno già adulto anche da ragazzino. Uno abituato a comandare, a farsi sentire. Uno con la panchina nel sangue, che da calciatore è stato anche allenatore in campo. E che da allenatore è stato il “Capitano” dei suoi giocatori, perché è questo l’appellativo che i calciatori da lui allenati hanno sempre voluto riconoscergli.

Con oggi sono duecento i giorni di Antonio Calabro sulla panchina del Catanzaro, annunciato ufficialmente il 6 agosto 2020 con un contratto biennale, e formalmente esonerato 100 volte, ma non dalla società ma da una parte di critica che non gli ha mai riposto fiducia.

La società non lo ha mai messo in discussione, anzi attorno al tecnico ha fatto quadrato ed alzato barricate e che piaccia o no è la decisione più saggia presa dopo anni di gestioni tecniche fallimentari.

Si dimentica spesso che il calcio è un gioco di squadra, si perde e si vince tutti insieme, l’esonero dell’allenatore è solo la via più breve, una pezza ad un progetto sbagliato in partenza di cui i responsabili sono prima da ricercare nella proprietà e a seguire dalla società nelle figure dirigenziali.

Un progetto calcistico serio non si costruisce dando del “tu strati strati” ai responsabili della gestione tecnica, e mettendo bocca sulle scelte societarie (cosi come per anni siamo stati abituati a Catanzaro), ma si costruisce sulle competenze tecniche, sulle capacità decisionali di chi è pagato per svolgere quel compito, soprattutto nei momenti delicati, perché in quelle favorevoli siamo tutti bravi e maestri e a sentirci forti.

Per carità aver vinto a Palermo non equivale aver vinto la champions cosi come aver perso in casa con la Casertana (con una partita stradominata) non è equivalso ad essere i peggiori della classe, ed è proprio nella sconfitta che a mister Calabro abbiamo detto bravo senza buttargli la croce addosso. Lo stesso Calabro non si è perso d’animo ed è uscito allo scoperto dichiarando apertamente che i punti persi ce li saremmo presi a Palermo. Bravo mister, è così che ti vogliamo, “cazzuto” al punto giusto da giocartela a viso aperto con tutti.

200 giorni a Catanzaro per Calabro, gli auguriamo di starci al 20.000 da vincente!


Commenti

3 risposte a “Antonio Calabro: 200 giorni a Catanzaro e quel treno dei desideri…”

  1. Appena si è fatto il nome di Calabro ad agosto sono stato contento, basta leggere i miei post di allora, ma non perchè era il migliore(tutti lo sanno), ma perchè, seguendo un pò per caso le sue squadre allenate, ho pensato che finalmente si cambiava il modo di far giocare. Non più il tiki-taka o se preferite il possesso di palla di Auteri (tutto fumo e niente arrosto poi le squadre avversarie facevano gol con tre passaggi), ma pochi fronzoli e grande praticità.

  2. Premesso che la partita di ieri è stata giocata da “squadra vera”, con un forte centrocampo ed una difesa attenta e vigile in ogni istante della partita ma, incanalare delle considerazioni verso un “bravo senza se e senza ma” solo per aver vinto una partita quando, per le altre sinora giocate, tranne qualche breve esempio (primo tempo Casertana, Foggia, Avellino, Teramo), dimenticando le figuracce rimediate a Terni, a Pagani, Palermo tra le mura amiche etc. etc.) mi sembra un pò esagerato. Tutto questo non per screditare o criticare il Mister, bensì per formulare un’analisi reale per quello che fino ad oggi abbiamo visto in campo. Non possiamo giocare una settimana da “squadra vera”, matura, attenta, esperta e, l’altra ancora senza anima, svogliata, senza autostima che non riesce a riprendere un risultato temporaneamente negativo, con tanto tempo a disposizione per far valere le sue doti, la sua esperienza, la sua forza. Sono questi ultimi gli elementi essenziali in una squadra che vuole crescere in autostima, per credere nella forza e nelle potenzialità che possiede, ma che hanno nella volontà, il sudore, l’attaccamento alla maglia il collante necessario per diventare “importanti”. Se il condottiero riuscirà ad imprimere ai ragazzi queste “doti”, allora potremo avere l’ardire di arrivare ai play off e giocarceli “alla grande”. Forza Aquile SEMPRE.

  3. Avatar Vincenzo
    Vincenzo

    Ha ragione Michele. Non siamo diventati grandi bravi etc.. in queste due ultime partite, dimenticando le figuracce a cui siamo stati sottoposti, vedi per ultimo pagani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *