Sebino Nela: “Sparai allo spacciatore di mia moglie, indimenticabile il gol al Catanzaro”

Chi ha qualche capello bianco non potrà dimentica Sebastiano Nela, ma chiamato col nomignolo di Sebino, è stato un difensore tutto cuore e polmoni, ex di Genova, Roma e Napoli. Ma è soprattutto tra le fila dei capitolini che Nela lascia il segno, 11 anni con 286 presenze e 16 reti.

E’ appena uscito un libro che ripercorre la sua carriera ma racconta anche l’uomo fuori dal campo, scritto con il giornalista Giancarlo Dotto; “Il vento in faccia”.

Ha accettato di scrivere la sua autobiografia a una sola condizione, raccontare Sebastiano con la scusa di raccontare Sebino. Mettersi a nudo come mai aveva fatto prima, prima di tutto a se stesso. “Picchia Sebino!” lo incitavano allo stadio: è arrivato il momento di raccontare come Sebastiano è stato picchiato. “L’incredibile Hulk”, altro soprannome coniato dai tifosi adoranti, si strappa per l’ultima volta le vesti e si trasforma nell’opposto di un super eroe e, proprio per questo, in un eroe definitivo e definitivamente credibile. Le vittorie, ma soprattutto le sconfitte, gli applausi della gente e gli sfregi del destino, l’abbraccio dei tifosi e gli amori sfortunati, l’impeto e le debolezze, la salute prorompente e la malattia che lo spaventa, la gioia per lui impossibile da manifestare e le lacrime che non si vergogna di versare in pubblico. Sebastiano è uno strano impasto di uomo, gentile e selvaggio allo stesso tempo. In conflitto permanente con se stesso. Ha visto e vede la morte negli occhi, se ne frega dei convenevoli. “La partita più tosta, più ignorante della mia vita? Contro il tumore al colon, un nemico sconosciuto”.

Con la pistola all’incontro con il pusher

“Decisi di andarmene definitivamente una mattina in cui misi il piede in bagno su una siringa ancora sporca di sangue, dimenticata sul pavimento”. Dopo, quattro anni di viaggi e cliniche private in Svizzera. “Per proteggerla, per curarla, per consolarla, per distrarla”. Fino a quella volta in cui fanno a Sebino il nome di chi forniva la droga a sua moglie. “Sono andato armato all’incontro con lui, con una 38 special infilata nei pantaloni. Gli animi si sono surriscaldati. Alzò i toni, cercò di mettermi paura, mi minacciò, io ho tirato fuori la pistola e gli ho sparato alla gamba. L’ho lasciato lì, sulla strada. Ero esasperato, mi sentivo impotente”. Per questo Nela scrive e racconta, dice che vuole “far capire alla gente che ci segue quanto siano vulnerabili i loro eroi”.

Il gol al Catanzaro

Fa parte della cinematografia italiana, con il famoso recupero Catanzaro-Roma 1-1 e raccontato nel film di Alberto Sordi: “Io so che tu sai che io so”. Al vantaggio catanzarese firmato da Edy Bivi, fu proprio Sebino Nela a siglare la rete del pareggio, e nel suo libro la descrive come “un gol indimenticabile”


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