16 Gennaio 2021

Speciale – Tutto il calcio minuto per minuto, Giuseppe Bisantis e quel fresco aneddoto sul Catanzaro

scritto il: venerdì, 08 Gennaio 2021 - 13:20

Tra le voci amiche di “Tutto il calcio minuto per minuto” ce n’è una legatissima a Catanzaro e al Catanzaro, parliamo di Giuseppe Bisantis. Catanzarese doc che pian piano, tra gavetta e collegamenti dai campi di calcio, diventa uno dei principali giornalisti sportivi italiani.

Nel 1998 arriva la chiamata di “mamma” Rai. La sua carriera parte dalla redazione di Venezia e dal Veneto inizia le prime corrispondenze all’interno della trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Nel 2002 entra nella redazione sportiva di “Radio Rai” ed inizia a lavorare in pianta stabile nel programma. Nei primi anni viene impiegato come inviato a bordo campo negli stadi della Serie A e come radiocronista in quelli della Serie B fino a diventare una delle principali voci sia per il massimo campionato italiano che per le coppe europee.

Dall’agosto 2008 succede al collega Livio Forma come voce ufficiale della Nazionale under 21. In Germania nel 2006 fa il suo debutto ai mondiali di calcio, e si ripete in Sudafrica 2010 e Brasile 2014, oltre che ai Campionati europei in Austria e Svizzera nel 2008, in Polonia e Ucraina nel 2012 ed in Francia nel 2016. E ancora, tre partecipazioni come inviato ai Giochi Olimpici; e da Londra 2012 diviene la voce ufficiale della scherma succedendo al collega Andrea Coco, infortunatosi alla vigilia della trasferta londinese.

Nella sua ventennale carriera Giuseppe Bisantis ha vissuto il passaggio tra il giornalismo “vecchio stampo” a quello “moderno” che, con l’avvento dei social e delle web tv, può sostanzialmente definirsi “2.0”. Un cambio radicale dell’informazione che amplia gli orizzonti, aumenta la fruibilità ma fa perdere un po’ di fascino, di pathos, proprio verso trasmissioni storiche come “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Con l’avvento dei social, delle web tv e degli smatphone com’è cambiato il lavoro del giornalista radiofonico dal 1998 anno del suo esordio in Rai ad oggi?

Il lavoro di per se non è cambiato ma bensì la fruizione. Ormai il servizio arriva via web, sui telefonini, via radio, in tv. Certamente i dati di ascolto sono aumentati. Più che il lavoro è cambiato il modo di comunicare grazie ai nuovi strumenti a disposizione di una vasta platea soprattutto tra i giovani”.

Tutto il calcio minuto per minuto ha superato la soglia dei 60 anni, negli anni d’oro ha toccato punte di 25 milioni di radioascoltatori, oggi la concorrenza di altre emittenti e l’avvento del giornalismo 2.0 hanno un po’ minato quello che è stato il programma sportivo più seguito dagli italiani”. Quale può essere la ricetta giusta per stare sempre “sul pezzo”?

Mentre prima i risultati in tempo reale li dava solo la radio, oggi gli aggiornamenti vengono dati dai telefonini, persino quelli dei campionati minori. Questo ha eroso un po’ il numero di ascoltatori, ma il fascino della partita raccontata alla radio non è la stessa cosa rispetto alle “fredde” cronache sul web. Di fatto il calcio è cambiato, ormai ci sono partite sette giorni su sette. Non c’è più quell’attesa che c’era una volta. Ricordo che nell’82 non andarono in onda le radiocronache per uno sciopero dei tecnici rai e per questo motivo ci furono persino interrogazioni parlamentari e proteste in tutta Italia. La radio oggi si sta in qualche modo adeguando ai tempi.

La domenica per gli italiani era dedicata sostanzialmente alla famiglia, la mattina si andava in chiesa e nel primo pomeriggio allo stadio per poi tornare di corsa a casa a guardare i gol in tv. Le partite oggi non si giocano più solo la domenica”. Aver spalmato il campionato di calcio in diversi giorni e in orari diversi è stato un bene o un male?

Come dicevo prima aver spalmato su sette giorni le partite ha un po’ fatto scemare l’interesse verso trasmissioni come “Tutto il calcio minuto per minuto. Ormai si comincia da lunedì e si termina domenica. L’offerta si è ampliata e per questo motivo trasmissioni come la nostra ne hanno risentito.

Il gracchiante rumore della radio e poi il suono della tromba, la mitica sigla del calcio minuto per minuto fa ancora sognare gli italiani che hanno avuto la fortuna di vivere quei magici decenni. Perchè quella sigla è riuscita ad entrare nel cuore e nella mente di tutti?

Quello era un brano jazz molto famoso, “A Taste of Honey” di Herb Albert & the Tijuana Brassè una sigla indovinata come quella di “Novantesimo minuto”. Sicuramente era l’attesa che c’era in quegli anni verso il calcio ad aver reso tutto diverso. Oggi il cacio si è inflazionato. Tra l’altro proprio in questo particolare momento storico che, causa Covid, le partite di calcio si giocano senza pubblico tutto si è snaturato, è un’altra cosa, non è il calcio ma un suo surrogato. Ed ecco che chi ha avuto la fortuna di vivere quei momenti sportivi si identifica anche in quei ritornelli, in calciatori mitici o squadre leggendarie”.

E in quegli anni magici, c’era una squadra che strabiliava e faceva paura alle corazzate del Nord diventando in poco tempo simbolo non solo di una Regione ma di un intero popolo, il , Catanzaro, la squadra del suo cuore”. c’è un aneddoto collegato al suo lavoro che riguarda i giallorossi che non ha mai raccontato?

Ne ho uno freschissimo di poche ore fa. Ero a Napoli per raccontare Napoli – Spezia. Arrivato in albergo, l’addetto alla reception, che evidentemente sapeva chi fossi, si è messo a parlare del Catanzaro e mi ha declamato la formazione dei giallorossi della stagione 1981 – 82. La sapeva a memoria. E mi ha detto testuali parole “quella era una squadra meravigliosa”.

Da troppo tempo il Catanzaro si barcamena nelle categorie inferiori, ma negli ultimi anni, con l’avvento della famiglia Noto si è riaccesa la luce della speranza. Potranno i catanzaresi tornare a battere la Juve, la Roma e le milanesi oppure è utopia?

Ovviamente il bello del calcio è che può tutto può succedere. Che Davide riesca a battere Golia. Nulla è scontato. Quando parlo con i calciatori di una volta come Collovati o Bagni mi sottolineano che il calcio di oggi è diverso da quello di ieri. Le grandi squadre quando incontravano le provinciali terribili come il Catanzaro, l’Avellino, l’Ascoli, avevano quasi paura. Se si pareggiava al vecchio Militare, al Partenio, al Del Duca i calciatori si abbracciavano quasi come se avessero vinto. Io mi auguro, così come tutti i catanzaresi, di rivedere il Catanzaro far tremare di nuovo le grandi del calcio italiano. La famiglia Noto ha dato al Catanzaro una società importante. Può fare bene e la serie C è una categoria che sta stretta. Tuttavia il nostro girone è difficilissimo. La concorrenza è tanta. Bisogna cercare di sfatare la maledizione dei play off. Il gruppo Noto anche in serie B ha pochi uguali. E’ giusto, però, programmare e non fare il passo più lungo della gamba”.

Che cosa si sente di dire alla Presidenza giallorossa e ai tifosi delle aquile? Quali consigli?

Il Presidente deve, come sta facendo, fare il Presidente, la società deve strutturarsi con tutte le figure chiave in tutte le caselle. Bisogna essere tutti coesi e fare ognuno il suo senza pestarsi i piedi a vicenda. Quest’anno rispetto agli anni passati c’è un’organizzazione importante. Spero per i tifosi che possano tornare presto allo stadio. I sostenitori giallorossi sono passionali ma anche troppo critici. Bisogna capire che questo è un altro calcio, devono pensare alla realtà attuale. La società è solida e prima o poi ci regalerà grandi gioie“.

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