22 Gennaio 2021

Dal goal di Pozzuoli alla nuova vita da procuratore. Toledo: “Aquile serve lavoro e fiducia”, “non vedo l’ora di riabbracciarci tutti”

scritto il: martedì, 05 Gennaio 2021 - 16:40

Robson. Machado. Toledo. Basta la parola, anzi le parole. Le tre parole che, un anno dopo “sole, cuore e amore”, a Catanzaro diventano l’unico, vero tormentone. Due stagioni, 52 presenze e 5 gol: numeri importanti, anche se, come detto, sono le parole a valere di più. Quelle che a 15 anni dall’ultima volta ci fanno apprezzare ancora maggiormente un uomo, prima che un calciatore, che a Catanzaro ha lasciato il segno.

“Sono molto contento della mia esperienza in giallorosso, dove sono cresciuto e ho dato il massimo e dove ho imparato una grande lezione di vita: dopo i momenti di sofferenza arrivano sempre le gioie”. Un messaggio di speranza che si addice perfettamente all’avventura di Toledo sui tre colli: “all’inizio non mi sentivo tenuto in considerazione, senza giocare e in attesa di un contratto da firmare”.

Poi arriva il momento, la partita, il gol che cambiano la storia. E non sono gli eventi che tutti si aspetterebbero, nulla c’entra Ascoli e la rete al Chieti. “La gara più importante è stato il mio esordio a Pozzuoli: fino ad allora non avevo mai giocato ma mister Dellisanti mi dà fiducia, io segno e da la si apre tutto”. È l’inizio di una buona carriera, con la seria A sfiorata e un grosso rimpianto: “se fossi stato gestito meglio, se avessi avuto un procuratore magari potevo avere qualcosina in più”.

Anche per quello oggi Toledo, che ancora calca i campi da gioco, ha deciso di aprire una società di scouting e procuratori la “football service agency”, che da metà settembre arruola già una ventina di giovani calciatori, di “ragazzi interessanti con tanta voglia di crescere, che se messi nella condizione giusta possono crescere”. “A loro voglio insegnare tutto quello che di buono ho imparato dalle persone con cui ho lavorato, dando a questi ragazzi quello che è mancato a me”.

Il talento e l’umiltà, quelli sicuro non sono mancati a Toledo che ricorda i suoi fondamentali anni a Catanzaro. “Tutti mi hanno a crescere. Sul campo devo dire infinitamente grazie al capitano Ferrigno che mi ha insegnato tanto e sempre sostenuto; insieme a lui importanti sono stati anche Corona, Caterino, Ciardiello, dei veri e propri professori per me”. “Con alcuni mi sento ancora, con Corona ci siamo sentiti di recente e anche Pastore sento spesso visto che fa il direttore sportivo”.

Professori in campo, ma importanti compagni di viaggio anche fuori, tifosi e non. “Con la piazza mi sono trovato benissimo e mi sento ancora con tanta gente. Tutti mi hanno dato affetto e fatto sentire un calore che io ricorderò a vita”. Tra di questi una menzione speciale per “Alessandro che dal primo giorno è stato come un fratello e mi ha fatto sentire subito a casa”.Quella casa, Catanzaro, dove Toledo tornerà a breve e dove “Non vedo l’ora di riabbracciare tutti, immaginando di rivivere certi momenti”. È un sogno condiviso con tutta la tifoseria che spera di tornare a festeggiare una promozione in cadetteria, dopo l’ultima volta quando in campo c’era Robson Toledo. “I presupposti ci sono tutti, le persone che ci sono adesso sono giuste, serve muoversi tutti insieme. I giocatori più esperti, devono essere da esempio per i giovani e guardare tutti nella stessa direzione”. “E poi devono essere in grado di conquistarsi la fiducia di una piazza esigente e importante che, però, deve crederci e, a sua volta, dare fiducia ai giocatori”.

Uniti si vince insomma, la ricetta di Toledo sembra molto semplice ma ha quell’ingrediente che fa la differenza: il lavoro. “Il lavoro paga sempre, ci vuole sacrificio credendo che tutto è possibile”. Lavoro, sacrificio, speranza: tre parole iconiche, come quelle che 15 anni fa riecheggiavano dentro il “Ceravolo”: Robson. Machado. Toledo.

Foto: Salvatore Monteverde

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