Quando il calcio a Catanzaro è un vero Gaudio

scritto il: martedì, 17 Novembre 2020 - 19:21

Se dietro un grande uomo c’è una grande donna, ma anche mal Comune (inteso come istituzione amministrativa), mezzo Gaudio (inteso come Eugenio), allora aristotelicamente parlando, potremmo fare un sillogismo e dire che Eugenio Gaudio è un mezz’uomo. Ma, senza ironia, mai ci permetteremo di affibbiare a un uomo di siffatta caratura uno degli appellativi che Leonardo Sciascia dava agli esseri umani. Quindi Eugenio Gaudio non è un mezz’uomo anche se, nel dimettersi da commissario della sanità Calabria, ha dato retta alla sua dolce…metà. “Io a Catanzaro non ci vengo”: queste, più o meno, saranno state le parole con cui la moglie di Gaudio ha messo il diniego all’incarico del marito. Chissà poi perché? Forse si sarà sentita telefonicamente con la moglie di Abdou Doumbia, attaccante francese che qualche stagione fa era vicinissimo a vestire la maglia del Catanzaro. Poi la frase della moglie “io a Catanzaro non ci vengo” e il trasferimento saltato, cosa di cui tutti si sono fatti ben presto una ragione. Gaudio e Doumbia, ambiti diversi – sebbene la sanità calabrese al momento sia nel pallone – ma stesso risultato. Due casi però, isolati, perché sono molte più le volte in cui Catanzaro, invece, è stata vista come isola felice, terra di sole, mare e tranquillità. Terra di passione dove, specie se sei un calciatore, vivi osannato e trattato come un Dio. Tanto che c’è chi poi decide di rimanerci, chi ci torna ogni anno e chi, catanzarese doc ha trovato l’amore “forestiero” proprio sui tre colli. Storie che la signora Gaudio farebbe bene a leggere ma solo per capire cosa si è persa.

CATANZARO A VITA

Poteva vivere nella fiorente Milano dove ha giocato sette stagioni o nella Genova bagnata dal mare, avendo vestito la maglia della Sampdoria a fine carriera, e invece no, Giuseppe Sabadini – per tutti semplicemente Tato – ha scelto che la sua vita dopo il pallone sarebbe stata sui tre colli. Pura follia, penserà qualcuno, ma non il buon Tato che sempre dichiara di trovarsi molto bene in città e di essere ben voluto da tutto. Ebbene si, un friuliano che ha messo radici a Catanzaro, strano ma vero. Tato è ormai un catanzarese doc, qua vive con la sua famiglia e il suo cagnolino, da moltissimi anni. Una decisione voluta fortemente su cui la moglie – anche lei non di Catanzaro – siamo sicuri che non ha pensato di mettere nessun veto.

LE MOGLI COME COLLANTE

Divieti, negazioni, pareri negativi che non ci sono nemmeno nella storia che segue. Anzi, tutt’altro. Perché in questo caso sono proprio le donne, le mogli, a volere venire a Catanzaro. Succede ogni anno, d’estate o durante le feste: le consorti dei vari Ranieri, Pellizzaro, Palanca e compagnia bella, le donne di quel Catanzaro glorioso degli anni’70 e 80 che anche grazie al supporto delle mogli, alla loro pazienza e sostegno, hanno dato quella tranquillità necessaria ai mariti per esprimersi al meglio. Sono loro uno dei segreti di quel Catanzaro, disse una volta Pellizzaro. Sono loro che ancora oggi scelgono la costa catanzarese di Caminia per riunirsi senza gelosie e invidie anzi con grande amicizia. Un’amicizia lunga ormai più di quarant’anni resa possibile tramite il Catanzaro e Catanzaro, tramite un prato verde prima e un mare azzurro dopo.

GALEOTTO QUEL MARE

Già il mare azzurro, quello che fa sognare solo a vederlo e, a volte, come nel caso che segue, fa innamorare. È successo a Pietro Iemmello, catanzarese doc, oggi attaccante del Las Palmas, e Giulia Elettra Gorietti, attrice che ha all’attivo esperienze in film importanti. I due si sono conosciuti proprio a Catanzaro. Iemmello a casa sua in attesa di una chiamata, lei ospite del “Magna Graecia film festival”. Lui va all’attacco e come al solito fa gol grazie all’assist del mar Ionio, cristallino come solo lui può essere. Lo stesso mare che dalla sua Girifalco vede Stefania Macario, compagna dell’attuale portiere giallorosso Di Gennaro. Che nella sua scelta di venire a giocare con le Aquile ci sia stata l’intermediazione della bella fidanzata (altro che divieto)?Quel che resta è un’altra bella storia, l’ennesima, che fa capire come anche qua, nella bistratta e amara Calabria, nella Catanzaro ricca di luoghi comuni si vive bene, anzi benissimo. Tanto che addirittura c’è chi decide, da fuori, di trascorrerci la vita o solo pagine di essa. Perché ne apprezza i tanti aspetti positivi che ci sono e che portano tanto…Gaudio alla mente e al cuore.

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