Il goal, la squalifica, il ritorno: l’avventura giallorossa del “sindaco”

scritto il: giovedì, 15 Ottobre 2020 - 09:52

Un’altra brutta notizia di un anno bruttissimo. Catanzaro calcistica scopre che nel 2020 non si muore solo di Covid. E così dopo il presidente Cosentino, scomparso dopo un intervento chirurgico, ieri Fabrizio Ferrigno, stroncato da una leucemia. Due perdite pesanti, due personaggi carismatici volati in cielo troppo presto ma accomunati per aver fatto qualcosa che a Catanzaro negli ultimi anni è stato difficilissimo: vincere, far gioire una città intera, dare tutto per essa. La promozione in C1 di mister Gicos, la cavalcata in serie B de “il sindaco”. Già Ferrigno che se ne va nel giorno in cui il “Ceravolo” riapre le porte al pubblico. Lo stesso che, sedici anni fa, rimase esterrefatto da quel gol alla Maradona da metacampo con cui Ferrigno (che nel primo tempo provocó l’espulsione di un giocatore avversario) mise in ginocchio la Sambenedettese e fece partire l’iconico coro: “serie B, serie B”. Che si trasformerà in realtà sei partite più tardi grazie anche al gol del capitano contro il Teramo nell’ultima in casa e alla sgroppata sul prato di Ascoli che consentì il pari col Chieti e mise a tacere presagi e iatture. Assist tanti e gol, 14 in quattro anni, tra cui uno proprio al Foggia, prossimo avversario delle Aquile in campionato e uno a Nocera Inferiore in una indimenticabile semifinale playoff. Gioie tante, ma anche parentesi dolorose. La finale playoff con l’Acireale – ampiamente vendicata l’anno dopo – e quella squalifica per calcio scommesse che lasciò più di qualche dubbio. Ferrigno lascia i tre colli ma è solo un arrivederci. Il sindaco torna da leader nel 2007-2008 ma, a sua detta, la società dell’epoca non mantiene le promesse e, nonostante tre anni di contratto, gli “fanno passare la voglia di giocare a calcio”. Ferrigno appende gli scarpini al chiodo e diventa direttore sportivo, uno dei migliori della categoria. Tornerà a Catanzaro solo da avversario ma ogni volta sarà una calda accoglienza. Come merita un vero leader, un capitano. Volato in cielo adesso, come quel suo pallone di sedici anni fa, come quel gol (e non solo) che incastona “il sindaco” tra i grandi della storia del Catanzaro.

Foto: Salvatore Monteverde

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