U.S. Catanzaro: avanti tra linee programmatiche che valgono il futuro

scritto il: lunedì, 20 Luglio 2020 - 12:02

Quella che si apre oggi potrebbe essere la settimana in cui la proprietà tornerà ad esporsi pubblicamente. Cresce l’attesa per la conferenza stampa del presidente Floriano Noto, che presumibilmente si terrà tra il fine settimana o al massimo potrebbe subire un ulteriore slittamento all’inizio della prossima. Il perché i vertici del sodalizio giallorosso non si siano ancora esposti con la tifoseria va ricercato in una serie di ragioni che hanno indotto ad essere più riflessivi, freddi quasi completamente distaccati.

Le ragioni sono diverse e meritano la giusta riflessione ed i dovuti approfondimenti se si vuole dare un futuro che rilanci le ambizioni, che come stanno al cuore al tifoso camminano di pari passo con la proprietà. Tre anni di gestione della Holding Noto non hanno portato a nessun salto di categoria mentre nel frattempo le corregionali Reggina, Cosenza e Crotone hanno avuto modo di gioire. Che qualcosa non sia andato per il verso giusto è un dato di fatto, quale siano le ragioni la proprietà sembra averle focalizzate. Tre anni di gestione che sono costati una media di ben 5 milioni di euro a stagione. Decisamente troppi a fronte di un pugno di mosche. Da qui la necessità di trincerarsi dietro al silenzio lavorando dietro le quinte e quello che può essere apparso come un distacco glaciale, nasconde invece qualcosa di molto più riflessivo, valutazioni a 360° che non possono essere più circoscritte ad un rigore sbagliato o ad una papera del portiere, la questione non è più tecnica se sia meglio un Auteri, un Braglia o chi per loro.  Quello che non ha funzionato nel passato è sotto la responsabilità di tutti, ognuno per le proprie competenze ha la sua dose di responsabilità. Dagli errori si impara e da questi errori oggi la proprietà sembra aver finalmente focalizzato una aspetto fondamentale, i campionati non si vincono solo con i nomi importanti, serve programmazione che non può essere solo ed esclusivamente circoscritta all’allestimento della rosa. Competenza e programmazione partono da una serie di linee programmatiche da chi ha competenza e professionalità che abbiano autorevolezza nello spogliatoio e conoscenze allargate.

Play Off chi ha sbagliato paghi

Chi è arrivato a Catanzaro è stato ingaggiato con lauti compensi, se scegli di fare il calciatore sei consapevole che hai una carriera molto breve nella quale se vuoi emergere dalla massa non puoi sottrarti ad assumere un comportamento professionale dentro e fuori dal campo. Soprattutto se hai la fortuna di giocare in un club come l’U.S. Catanzaro che con estrema puntualità ti accredita lo stipendio. Se sai di doverti giocare un play off soprattutto come l’ultimo che per far fronte ai protocolli sanitari è costato alla società fior di quattrini ti adegui alle esigenze. Dedizione al lavoro, rispetto per la società e per la tifoseria in qualcuno sono venuti meno, che sospinto da mogli o fidanzate isteriche ha forse tirato i remi in barca molto prima del previsto. Il sudore su un campo di allenamento non è contemplato meglio andare a scaricarsi altrove […]

Non ci piace perderci nel pettegolezzo e di quello che vi scriviamo abbiamo documentazione che per una serie di ragioni abbiamo momentaneamente riposto nel cassetto, ci domandiamo solo perché questi fatti siano stati messi a tacere, al contrario delle presunte indicazioni che da la proprietà e che vengono sistematicamente riportate ai quattro venti.

Il dirigente nel pallone

Un colpo troppo basso, ma se da un lato la tifoseria ci è abituata a questo marciume altrettanto non lo è la proprietà che appare sempre più schifata dal calcio.

Attenzione però da un tipo di calcio, quel calcio che ci propinano solo a Catanzaro, quel calcio fatto di riciclo, quel calcio in cui furbescamente si sposta l’attenzione su questo o quell’allenatore.

Su quel calcio che a Catanzaro ci vogliono indottrinare che debba essere per forza fatto sulla base di chi conosce la piazza. Vuoi mettere che un dirigente che sappia se ti chiami Pepè piuttosto che essere un perfetto sconosciuto vale molto di più di un dirigente che bada alla sostanza. Vuoi mettere che un dirigente che sputa nel piatto dove mangia rendendoti partecipe di fatti e misfatti che ruotano intorno ad ogni operazione vale molto di più di un dirigente che non ti calcola di striscio? Ma davvero rinuncereste ad essere estromessi dalla lista dei privilegiati ad essere a conoscenza delle cose e potervi vantare di sapere tutto?

La “trappola” a Noto

Ha il braccino corto, ha il pelo al cuore, sono solo alcune delle voci più ricorrenti con cui viene dipinto il presidente che di pari passo con Auteri, sono gli unici due ad essere stati dati in pasto dai bene informati. Ci siamo forse dimenticati tutte le porcherie che sono circolate sul tecnico siciliano? Fatto fuori in maniera meschina e poi richiamato con un grande bagno di umiltà dallo stesso presidente? E quando qualcuno capisce che forse a sto giro rischia grosso cerca il consenso della piazza giocandosi la carta Braglia. Tanto se non arriva è perché è Noto ad essere tirchio, è Noto a voler smobilitare e tra i nomi circolati a lasciare i Tre Colli c’è Pinna che facciamo davvero fatica a capire se ha davvero giocato nell’uesse!!!

Il Futuro

Il passato ha insegnato niente o poco, Catanzaro resta ancorata ad individui più per principio o una convinzione formulata e posta alla base della loro dottrina, da considerarsi e credere per vero ciò che spacciano ai loro seguaci e fedeli piuttosto che confrontarsi in discussioni costruttive. Conta più un dirigente che un presidente. Ad un dirigente che conosce la piazza che sa come ti chiami è concesso sbagliare, ad un presidente è una opportunità che non può essere concessa.

E’ quello che oggi sta accadendo in questa piazza è lo specchio fedele che ci ha condannati a 30 anni di anonimato. Da un lato c’è una proprietà che cerca di leccarsi le ferite facendo ammenda dei propri sbagli, che dietro alle quinte incontra istituzioni, lavora con gli sponsor a nuove intese anche e soprattutto su linee di carattere legale post covid-19, una proprietà che per il ruolo istituzionale che ricopre in seno alla Lega Pro traccia le linee guida del futuro per la ripresa del torneo che a stretto giro dovrà darsi un nuovo protocollo sanitario, sonda il terreno per nuove figure professionali, sia negli incarichi dirigenziali che in possibili nuovi scenari per un eventuale all’allargamento nelle quote societarie.

Dall’altra parte c’è chi invece, tra le riflessioni della società e senza nessun mandato sfumato Braglia si fa avanti con Scienza, Modesto e compagnia varia, a cui noi diamo solo una lettura: un tentativo di forzatura psicologica mirata ad esercitare pressione sulla piazza.

Una vecchia regola di mercato recita: “a prendere un cliente devi sudare l’anima, a perderlo è un attimo” un regola che sposa in pieno quanto ci abbiamo messo per avere questa proprietà, e qualcuno addirittura vorrebbe disfarsene alla velocità della luce. L’unica colpa che ci sentiamo di addossargli è quella di aver creduto di poter fare calcio con il solo principio che lo si fa guardando al solo rettangolo di gioco.

Ora è arrivato il tempo delle scelte produttive, sarà la proprietà a decidere se restare ancorata ad una logica ed un interpretazione che non ha portato risultati, o avere la capacità di sapersi rigenerare e ripartire anche da un altro anno zero, ma che ci sia almeno concesso di ripartire da esperienza e professionalità di chi conosce il calcio e non la piazza.

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