U.S. Catanzaro è una condanna senza possibilità di appello?

scritto il: mercoledì, 08 Luglio 2020 - 20:21

Tempo di lettura: 6 minuti

E’ veramente strano o perlomeno controverso, cosa stia accadendo ormai da decenni a Catanzaro.

No, non parliamo di politica o della solita, puntuale e stantia polemica a cui veniamo sottoposti ad ogni piè sospinto su chi “infanga” il buon nome della Calabria e chi invece, faziosamente e sovente senza un reale nesso logico, la difende agitando le solite e stucchevoli argomentazioni salvo poi scontrarsi con la realtà di una delle regioni più problematiche d’Italia.

Noi parliamo di un qualcosa di molto più leggero e/o (forse) futile, parliamo di calcio.

Sin dal 1929 a Catanzaro c’è una squadra di calcio che nonostante sia seguita, amata incondizionatamente quasi come poco altre cose in città, capace di attirare attorno a se i lati più belli ed intensi delle passioni e degli umori nazionalpopolari, non riesca però ad uscire da un anonimato sportivo alla quale sembra condannata senza quasi possibilità d’appello.

Un anonimato sportivo infarcito di amarissime sconfitte, ormai decine, che seguono di solito un identico clichè.

Ogni inizio di stagione agonistica infatti di solito la Beneamata parte con discreti favori del pronostico, frutto anche di lodevoli campagne acquisti-cessioni ma, puntualmente, ogni anno incappa contro quell’avversaria che la mette fuori gioco.

La cosa poi assai singolare è che queste squadre avversarie che mettono sistematicamente KO i Giallorossi siano usualmente neopromosse rampanti, anche prive di un degno blasone sportivo, la tipica squadra sbarazzina di piccolo cabotaggio che la Serie A se la sogna di notte, tanto per intenderci.

Ed alla fine per l’US non c’è mai scampo, si perde sempre!

Sora, Acireale, Cisco Roma, Feralpisalò o Potenza sono quelle che vengono di gettito in mente, escludendo la vera Bestia Nera Benevento perché, negli anni, i sanniti hanno dimostrato di valere certi palcoscenici, eccome!

Come se insomma un’atavica e cinica beffa del destino stesse ordendo vs l’US perché poi, negli anni a venire, queste meteore calcistiche o falliscono o vivacchiano nel dimenticatoio calcistico nazionale.

E l’ambiente come ha reagito?

Si è permeato ormai di pessimismo, quasi ineluttabile ma d’altronde confermato dai risultati scadenti e deprimenti succedutisi in questi decenni.

E per cortesia non tiratemi fuori quella sorta di ologramma in cui l’US ha vissuto tra il 2004 ed il 2006 in Serie B, due stagioni conclusesi con due campionati vergognosi agonisticamente parlando ed un fallimento amaro ed indimenticabile, un fallimento di cui molti sapevano in città ma senza alzare un sol dito per evitarlo!

Un senso di pessimismo che è talmente penetrato nella testa e nel cuore della gente che vive questa cupa realtà da troppo tempo che si è arrivati perfino ad un punto in cui, a chi Vi scrive, è capitato di dialogare con persone  che vivono da tempo nel mondo del calcio a Catanzaro e sentirsi dire:

“Ma mica vorrai vincere vs il Bari? Il Catania? La Ternana o l’Avellino?”

Rassegnazione alla sconfitta o, se preferite, totale ed incondizionata resa al destino, cinico e baro, che non ne vuol sapere d’invertire la propria rotta “contro” la Beneamata!

Insomma, come nelle più classiche operazioni aritmetiche della moltiplicazione o dell’addizione, invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia MAI per l’US Catanzaro 1929 che ha visto sfilare, in tutti questi decenni, centinaia tra giocatori ed allenatori, senza mai riuscire a vincere un solo, dannatissimo campionato di Serie C1 o Lega PRO!

Un senso di frustrazione che viene tangibilmente rappresentato da un fatto a dir poco epocale per il sottoscritto, classe ’64 e che ha lasciato la città insieme a tanti altri come lui per ragioni di studio e professionale, salvo tornarci per le feste comandate e per le ferie estive dopo aver visto, proprio sino al 1983, tutto il meglio dell’US Catanzaro in Serie A.

Mi riferisco alla nascita in città di Milan, Inter e Juventus Club!

In quegli anni magici ed irripetibili, nessuno e ripeto nessuno a Catanzaro sol mai pensava di dare vita ad un club di tifosi o di supporto ai grandi club del Nord! Anzi!

Ecco, ora ci sono. E sono la dimostrazione più lampante del senso di frustrazione, di pessimismo e di rabbia se volete, che ha costretto il tifoso del Catanzaro ad iscriversi a questi club per poter godere di qualche soddisfazione sportiva!

Intendiamoci, cosa nobile e rispettabile nel massimo rispetto della libertà di espressione idealmente tifosa la nascita di questi club (mi scuso per questo capitombolo linguistico ma non mi veniva meglio!), ma che evidenzia come anche l’US Catanzaro ad oggi abbia perso inevitabilmente la sua logica e tradizionale attrattiva in città, in particolar modo da parte di quegli stessi sostenitori che mai avrebbero accettato di “tradire” i Giallorossi per i grandi, ricchi, prepotenti e, lasciatemelo dire, arroganti club del Nord!

La sensazione di amarezza poi sale al proprio apice quando pensi che le cugine calabresi più blasonate (ricordo che la Reggina ha disputato più campionati di Serie A della US…), pur nei loro naturali e fisiologici alti&bassi strutturali e di risultati, sono da quest’anno tutte di nuovo sopra al Catanzaro, che il prossimo anno sarà sola, soletta un altro anno in Lega PRO mentre Cosenza, Crotone e Reggina albergheranno insieme in Serie B.

Eppure la proprietà di questa US di oggi è solida, munifica e desiderosa di far bene.

Ed a dirla sempre tutta, in passato il refrain che si ripeteva è che non si vinceva perché le proprietà erano “di cuore” ma sprovviste della pecunia, materia indispensabile per acquisire allenatori e giocatori di peso nella categoria, salvo poi accorgersi che le avversarie di turno, non dotate di soldi illimitati, vincevano comunque.

Anzi, la vulgata comune era che ci fosse sempre del marcio in Danimarca, per spiegare prestazioni così asfittiche nelle gare che valevano una stagione. E forse non erano poi del tutto sbagliate…

Ed invece eccoci qui, a leccarci le ferite per la nona eliminazione nei Playoff sebbene questa dirigenza sia solida e granitica economicamente parlando.

Non è elegante auto citarsi ma ricordo perfettamente, ed in tempi non sospetti, di aver messo in guardia la tifoseria giallorossa allorquando Floriano Noto acquisì il pacchetto di maggioranza della squadra: i soldi non comprano sempre tutto nella vita, figuriamoci nel calcio, sebbene lo facciano a Potenza, Sora, Acireale, Atletico Roma ecc. ecc…

A questo punto però, pur con tutte le attenuanti che si possono elencare a favore di questa dirigenza, e dopo l’ennesima vaiana presa in pieno volto vs il Potenza domenica 6 luglio, occorre un cambio di passo, possibilmente definitivo da compiere da parte di questa Dirigenza!

Da dove partire? Semplice, come bere un bicchiere d’acqua.

Occorre una struttura societaria che lavori a tempo pieno per la US.

“Perché…”, direbbe qualcuno, “…Non succede già così?”.

Evidentemente no.

Com’è possibile, ad esempio, affidarsi ad un General Manager come Pasquale Lo Giudice che esegue il proprio ruolo non dedicandosi ad esso tutto il giorno, interamente, sia alla costruzione della squadra che alla sua gestione?

Già questo fa riflettere.

Le basi di una società professionistica sportiva sono la somma delle professionalità che la compongono al proprio interno.

E se le persone non svolgono il proprio ruolo a tempo pieno, è molto più difficile del solito portare a casa i risultati.

Eppoi bisogna edificare non un centro commerciale (fatto di per se lodevole e difficilissimo cercando però di non depauperare un centro storico che sta morendo d’isolamento civile e commerciale), bensì un’ossatura di professionisti nel campo dei rapporti con la stampa, della digitalizzazione, dei rapporti con la tifoseria ma soprattutto di stretta connessione con i giocatori.

I giocatori? Eh si, perché dimentichiamo quasi sempre, se non sistematicamente, che sono sempre loro a scendere in campo; sono loro che determinano i risultati della squadra per cui indossano la maglia; sono loro che gettano letteralmente il cuore oltre l’ostacolo sino al proprio sfinimento se vengono opportunamente sollecitati, gestiti, motivati!

L’allenatore? Sì, certo, un bravo allenatore è la chiave per far bene e molte volte più si scende di categoria, più il suo impatto sul gruppo è diretto e deflagrante!

Ma alla fine sono sempre i ragazzi che scendono in campo, che imbevono di sudore la maglia e che determinano le vittorie e le sconfitte con le loro azioni in allenamento giorno dopo giorno.

Se han lavorato bene ed intensamente, viepiù di testa, le loro gesta in campo saranno direttamente proporzionali a questo impegno!

E per farli rendere al meglio occorre non idolatrarli e renderli delle semi-divinità scese nel capoluogo per gratificare con la loro sola presenza gli sfigati di turno (caliamo un pietoso velo su questo tipico comportamento delle zone più sottosviluppate del terzo mondo), occorre bensì gestirli, controllarli, aiutarli anche perché sempre ragazzi sono (se non sulla carta d’identità, lo sono di testa!), magari anche affiancandogli una persona che possa parlargli non solo di calcio, ricordandogli se occorre i loro doveri professionali ma anche di cosa vorrebbero fare nella vita un domani, quando le ginocchia ed i polmoni dovranno arrendersi all’inevitabile avanzamento temporale del loro fisico!

La vita del calciatore è una vita breve.

Quando finisce di giocare un calciatore porta a casa una pensione di 1.200€/mese se ha giocato molto tra B e C, neanche 800€/mese se ha giocato solo in C e sperando non abbia sperperato i soldi che ha guadagnato nell’arco della sua carriera.

Ecco perché affiancargli un tutor od una persona che possa star loro vicino, con pareri e consigli, potrebbe risultare una mossa vincente pure sul prato verde di gioco!

Oggi, nel mondo professionistico sportivo, non si improvvisa nulla e se si vuole vincere in un contesto radicalmente perdente come è purtroppo diventata Catanzaro dalla fine degli anni ‘80, un contesto in cui vincere è diventata una chimera, occorre veramente ma veramente sparigliare le carte!

Pertanto, quando le difficoltà sono così conclamate, oltre che provare a risolverle, serve altresì uno sforzo fuori del normale se si vuole superare una situazione che oramai alberga tra il grottesco, il desolante ma anche il comico!

Partendo sempre dal presupposto che lo si voglia, veramente, fare.

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