Sasà Leotta, il ricordo di un suo ex calciatore

11.02.2020 09:54 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:    Vedi letture
Sasà Leotta, il ricordo di un suo ex calciatore

Sicuramente nella vita di ognuno di noi c’è stato qualcuno che ha lasciato il segno, ci ha indicato la via, è stato l’esempio da seguire. Se lo trovi quando sei adolescente allora sei particolarmente fortunato. E il momento dell’incontro non lo dimentichi più.
Era il 1975. A 11 anni mi presentai allo stadio di Catanzaro, ero solo. Volevo fare un “provino” per entrare nei “pulcini” di quella squadra che allora militava in serie A. Non sapevo come fare, a chi chiedere, dove andare. Un giorno presi una borsa, ci infilai una maglietta, un pantaloncino, le scarpette, i calzettoni di lana ed andai allo stadio. Entrai nello spogliatoio e fui subito colpito dai ragazzini che si cambiavano, urlavano, spingevano: tutti bellissimi con le loro tute celesti con i bordi giallorossi, i cappellini di lana giallorossi, la scritta “U.S. CATANZARO” rigorosamente giallorossa. Avrei voluto indossarla anche io quella tuta! Subito!
Non avevo il coraggio di entrare nello stanzone dove erano gli altri, i ragazzini che già avevano il privilegio di essere dentro quei colori. Rimanevo nel corridoio, timido, timoroso, pesce fuor d’acqua. Volevo andarmene e volevo rimanere. <<Entro o non entro? E se entro che succede? Tutti mi prenderanno in giro. Che ci faccio qui se nessuno mi ha detto di venirci? Che ci faccio io con la mia maglietta e le mie scarpette, senza la tuta?>>
Mi sentii toccare le spalle, mi girai. Di fronte a me c’era un uomo alto, sorridente, gentile, in tuta, anche la sua celeste con i bordi giallorossi, anche lui col cappellino di lana giallorosso. Mi chiese <<Che ci fai qui? Da dove vieni?>> Io, così, all’improvviso, risposi <<Vengo da casa mia>>. Mi guardò, continuò a sorridere e continuò a chiedere <<Di che classe sei?>> E io <<Prima media>>. Sparò una risata che lo sentirono fino a Lido. <<Ma no, intendevo in che anno sei nato>>. <<1964. Ho 11 anni>>. Mi guardava, anzi mi squadrava. E rideva. <<In che ruolo giochi?>> <<In difesa… terzino… ma… dove vuole lei>>. Smise di ridere e mi disse quelle parole che non dimenticherò più <<Vai a cambiarti, vediamo cosa sai fare>>.
Un mese dopo anche io avevo la tuta con i bordi giallorossi, il cappellino giallorosso e la scritta sul petto “U.S. CATANZARO” rigorosamente giallorossa.
Mi seguiva, il Mister, sempre. Diceva che ero lento ma che avevo un bel tiro, non preciso ma potente. Diceva che su di me bisognava lavorare molto e che quando mi incollavo all’avversario lo seguivo anche a casa sua dopo la fine della partita.
Al mio primo campionato categoria ”esordienti” lui era in panchina. La prima partita non ero titolare. Ma la squadra avversaria non si presentò. Allora, al campo di Sala, quello con le pietre, giocammo una partita titolari contro riserve e io, ovviamente, giocavo con le riserve. Fu la prima e ultima partita che giocai come riserva. A fine partita il Mister mi prese da parte e mi disse <<Corrado, ma che hai preso oggi? Eri una furia!>> E io <<Mister, ero incazzato perché mi avevi messo nelle riserve>>. Non mi rispose. La partita successiva mi diede la maglia numero 2. Ho giocato più di 300 partite con quella maglia, prima con gli “esordienti”, poi con i “giovanissimi”, con “allievi” con la “primavera”. Con altri Mister: Carvetta, Scarpino, Resina, Nava, Coscia, Mammì, Raise, Spelta, Landini. Lui allenava sempre quelli più grandi di me, fino ad arrivare ad allenare la prima squadra, in serie A.
Lo rividi il 2007, in una rimpatriata di vecchie glorie giallorosse allo stadio Ceravolo di Catanzaro. Non l’incontravo da 25 anni. Volevo avvicinarmi ma… si sarebbe ricordato di me? Mi sentii toccare le spalle, mi girai e Lui mi chiese <<Di che classe sei?>> E io <<Prima media, Mister>> e ci abbracciammo.
E ancora oggi ti abbraccio, più di prima. Mister della mia vita. Mister Sasà Leotta.

Corrado Plastino