Di padre in figlio la passione per le foto e per il Catanzaro calcio

 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:   articolo letto 2181 volte
Di padre in figlio la passione per le foto e per il Catanzaro calcio

Nessuna forma d’arte riesce ad immortalare la realtà come una foto ben fatta. Le immagini catturate da un bravo fotografo riescono a far diventare eterno un attimo fuggente. Ogni attività umana, ogni evento naturale, ogni essere vivente “cristallizzati” dall’obiettivo di una macchina fotografica riescono a trasmettere emozioni indescrivibili a coloro che, a distanza di anni, grazie a quello scatto, rivivranno quel momento unico. Così, anche nello sport, e nel calcio in particolare, la capacità di catturare l’attimo giusto è un’arte che a volte si tramanda da padre in figlio. Un’arte di famiglia. Così come lo è stata e lo è per i Monteverde, fotografi di professione da diverse generazioni. La prova inconfutabile del “DNA fotografico” della famiglia Monteverde sono le foto che hanno come comune denominatore il Catanzaro calcio. Dal celebre gol di Mammì alla Juve datato 30 gennaio 1972, al volto pulito e fiero di un giovane tifoso giallorosso che, “inerpicato” sulla rete di recinzione della Curva “Massimo Capraro”, mostra orgogliosamente, issandola verso l’alto, la maglia della sua squadra del cuore: il Catanzaro. Passato e presente, insieme, nella nuova sede del Catanzaro Calcio. La nuova casa delle aquile è tappezzata da immagini emblematiche e, molte di queste, sono state realizzate dalla famiglia Monteverde. Da quelle bianconere di Luigi Monteverde, a quelle colorate di Salvatore e Romana, che di Luigi sono rispettivamente figlio e nipote. L’ultimo scatto “magico” in ordine di tempo è diventato poi lo sfondo della nuova campagna abbonamenti del Catanzaro calcio. Un bambino che crede nelle favole e che un giorno non troppo lontano spera di rivivere la favola del grande Catanzaro. E guardando la carrellata di foto che arricchisce la sede della società che fu dell'indimenticato avvocato Nicola Ceravolo e oggi è dell’ingegnere Floriano Noto, si comprende perché per Isabel Allende le immagini sono più importanti delle parole. “Una bella fotografia – afferma la celebre scrittrice - racconta una storia, rivela un luogo, un evento, uno stato d’animo ed è più potente di pagine e pagine scritte”.