Ora sì, Cosentino è nella storia (in)gloriosa del Catanzaro

29.08.2016 11:34 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:    Vedi letture
© foto di Icaro Fotocronache/TuttoLegaPro.com
Ora sì, Cosentino è nella storia (in)gloriosa del Catanzaro

Ci ha provato in tutti i modi, ci ha tentato per tre anni consecutivi, alla fine ce l’ha fatta: Giuseppe Cosentino è nella storia (in)gloriosa del Catanzaro. Suo malgrado è l’unico presidente ad aver perso due derby casalinghi contro il Cosenza. Tre anni fa, con uno “smemorato” Moriero in panchina, il Cosenza in formazione tipo ebbe vita facile al cospetto di una squadra piena zeppa di seconde linee e giovani della berretti. Lo scivolone casalingo fu etichettato da tutti come un errore di valutazione. “Non sapevamo quanto la tifoseria ci tenesse a questa partita” disse Ortoli il giorno dopo. La Coppa Italia di Lega Pro non ha importanza. "Fa nulla perdere" anche se lo si fa al “Ceravolo” contro il Cosenza. Lo scorso anno una squadra costruita alla meno peggio e affidata a Massimo D’Urso, “uno dei migliori allenatori d’Italia” secondo il Presidente Cosentino, riuscì ad evitare il peggio impattando in casa e al ritorno, con Erra in panchina, recriminò e non poco per una vittoria negata da un gol inspiegabilmente annullato nel secondo tempo. Ma quest’anno la musica è stata decisamente diversa. Una squadra incompleta, mal costruita e affidata ad un giovane allenatore esordiente ha servito su un piatto d’argento un successo agevole, degno delle migliori pubblicità del “ti piace vincere facile” con coretto finale “ponci, ponci, po po po”. Se non ci fosse di mezzo il Catanzaro, sembrerebbe una barzelletta. Una farsa agostana. Purtroppo non lo è. Era evidente, era sotto gli occhi di tutti che la squadra costruita da Antonello Preiti sarebbe andata incontro ad una possibile figuraccia. E così è stato. I segnali erano chiarissimi, lapalissiani. Un pre-campionato costellato da magre figure in amichevole contro compagini dilettantistiche e la sconfitta di Monopoli in Coppa Italia non sono bastate al Presidente Cosentino e ad Antonello Preiti. Anzi, come nel peggiore film delle “comiche”, a dieci giorni dall’inizio del campionato, con un derby sentitissimo alle porte, hanno iniziato a smantellare dalle fondamenta quello che avevano costruito sin da giugno. Via Erra, reo di aver chiesto a Preiti calciatori importanti. “Voleva Iemmello e Cacia”, affermò “indignato” il direttore sportivo nella conferenza post-esonero. Quasi che il Catanzaro non possa permettersi di sognare, non possa pensare in grande. Eppure Iemmello lo scorso anno aveva giocato a Foggia, nello stesso girone del Catanzaro, nella stessa categoria. Mentre Cacia ha giocato e gioca in serie B e la Lega Pro è farcita di squadre ambiziose che comprano calciatori dalla cadetteria. Già, squadre ambiziose. Evidentemente il Catanzaro non lo è. Ed ecco la scelta di mettere in piedi una squadra fatta di giovani scommesse, alcuni reduci da gravi infortuni, di calciatori sconosciuti provenienti dai campionati esteri e di giocatori avanti con gli anni arrivati per svernare. Non un calciatore capace di “scaldare gli animi dei tifosi”, non un calciatore di prospettiva. Nessun rapporto privilegiato con i grandi club di serie A. Nemmeno un allenatore esperto. Un tecnico capace di capire a cosa si sarebbe andato incontro al cospetto di un Cosenza ben costruito con gente del calibro di Capece, Cavallaro, Gambino, guidato da uno dei migliori allenatori della Lega Pro. Un Cosenza che era ed è una certezza, dopo il quinto posto dello scorso campionato. E cosa fa il duo Cosentino – Preiti? Si presenta all’inizio di un torneo lungo e difficile come la Lega Pro con una squadra che ieri avrebbe stentato con qualsiasi altra formazione del girone. Ieri si sarebbe perso contro tutti. Perché questa squadra ha evidenti limiti tecnici e tattici. Le scuse di Vito Di Bari non servono. La tradizione sportiva del Catanzaro ha subìto una ferita difficile da rimarginare. Nessuno, sia da parte giallorossa, che da parte rossoblu, aveva mai assistito ad un derby così. Alla fine i cosentini erano quasi increduli, pensavano di sognare. D’altronde chi non ha almeno ottanta anni a Cosenza una vittoria al “Ceravolo” non la ricorda. Le scuse di Vito di Bari, alla fine, passano, i risultati sugli almanacchi rimangono. Ecco perché il tempo della gratitudine verso Giuseppe Cosentino è finito. Al presidente del Catanzaro da oggi chiederemo il conto. Perché ci siamo coperti gli occhi, tappati la bocca e turati il naso dopo gli ultimi tre anni di paranoie e follie, per un senso di gratitudine verso chi ha salvato questa società nel 2011. Ma la gratitudine non è eterna. Giuseppe Cosentino vuole continuare ad essere il presidente del Catanzaro? Bene, lo faccia seriamente. Investa veramente in questo progetto. O meglio, metta in piedi un progetto vero e concreto, degno della tradizione calcistica giallorossa con un allenatore preparato e giocatori “veri” da far “scaldare gli animi dei tifosi”. Altrimenti, squadra al Sindaco, perché il Catanzaro merita di più. E non è vero che nessuno acquisterà il Catanzaro, perchè per comprare qualcosa bisogna venderla veramente. Sappia, quindi, il presidente Cosentino che vivacchiare racimolando magre figure non è più consentito. A quel paese De Coubertin, nel calcio si gioca per vincere, non per partecipare, soprattutto se ti chiami CATANZARO!