Luca Lugnan: "Vestire la maglia del Catanzaro è stata un'esperienza bellissima"

Intervista a Luca Lugnan, attaccante del Catanzaro nella sfortunata stagione 2000/01.
16.05.2013 17:08 di Luca Pagano  articolo letto 6428 volte
Luca Lugnan: "Vestire la maglia del Catanzaro è stata un'esperienza bellissima"

Luca Lugnan ha militato nel Catanzaro nella stagione 2000/01. Una stagione bellissima fino al tragico epilogo della finale contro il Sora.

Con Sergio Di Corcia ha formato una delle coppie d'attacco più amate degli ultimi anni. Ha sempre dimostrato un grosso attaccamento alla maglia giallorossa, e nonostante una sola stagione con le aquile ha lasciato un ottimo ricordo.

L'abbiamo raggiunto telefonicamente per ripercorrere un pò la sua carriera e per parlare del calcio italiano e del Catanzaro:

Qual è stato il momento più bello della tua carriera?
I due anni a Catania, sono stati sicuramente i più intensi e belli della mia carriera. Ho conquistato la promozione e ho dato tutto per la squadra. Ma non posso dimenticare tutti gli anni passati al sud, a Catanzaro a Palermo, ho trovato gente fantastica e piazze bellissime. Sono squadre e città che meritano il meglio per il loro futuro. Catanzaro soprattutto merita ben altri palcoscenici.

Anno 2000/01, finale playoff Catanzaro-Sora, quanti rimpianti per quella stagione?
Tantissimi rimpianti, il più grosso rammarico della mia carriera. Siamo arrivati in quella finale, vincendola, io avrei potuto rinnovare il contratto per altri due anni e magari non spostarmi più da Catanzaro, stavo benissimo, vivevo a Soverato, venivo ogni giorno per gli allenamenti, un ambiente meraviglioso, gente calorosa, un tifo incredibile. La curva Capraro ti da i brividi e una carica incredibile. Vestire quella maglia è stato qualcosa di bellissimo. Lo considero ancora vinto quel campionato, abbiamo perso per un incidente. Un rammarico enorme, soprattutto non aver potuto avere la possibilità di riscattarmi l'anno successivo.

Cosa ti ha lasciato Catanzaro, senti qualche tuo ex compagno?
Io sono rimasto legato a Catanzaro, sono anche legato da una bella amicizia con Umberto Brutto, compagno di squadra a Catania, gli altri calciatori li ho persi di visti, da Logiudice a Gentili, li sento un po' ma siamo distanti, con il tempo i contatti un po' si perdono, ma i ricordi mai, quella fu una stagione bellissima a parte l'epilogo tragico, credo che prima o poi Catanzaro tornerà a livelli che gli competono.

Segui le vicende dei giallorossi? Torneresti in un futuro?
Seguo un po' su facebook, dagli articoli che trovo. Proprio ieri leggevo di Moriero come papabile per la panchina. Mi dispiace non essere riuscito a far ancora il patentino per allenare, perchè tornerei molto volentieri a Catanzaro, in un futuro chissà.

Cosa ci vuole secondo te, per risollevare il calcio italiano?
Credo che innanzitutto bisogna iniziare dalle strutture. Bisogna lavorare sui settori giovanili, oggi i ragazzi passano la giornata a casa sul computer, non ci sono più gli oratori, i cortili. Giocano poco a calcio, il tempo passato a giocare nel settore giovanile è troppo poco. Bisogna lavorare sulle strutture, organizzare e migliorare gli stadi, ricreare dei campi di allenamenti. Lavorare nei settori giovanili con gente qualificata, Magari partendo da ex calciatori che hanno esperienza, farli lavorare con i più piccoli, per crescere i ragazzi come si deve. Le società ora per risparmiare prendono il primo che trovano per strada per i settori giovanli e questo ha dell'incredibile. Il Barcellona insegna che con la programmazione tantissimi giocatori possono arrivare dal settore giovanile. Sarebbe anche ora in Italia di finirla qui con tutti gli stranieri che arrivano e puntare di più alla crescita dei nostri giovani. Si vedono pochi giovani arrivare in prima squadra, anche perchè sarebbero quelli che avrebbero più attaccamento alla maglia. In Italia manca questo.

Quanta importanza ha la gavetta nel calcio, è utile crescere e farsi le osse nelle serie minori?
È assolutamente molto importante, anche se un altro problema è il fatto che tante volte i calciatori peregrinando su campi minori rischiano di perdersi e di non avere la possibilità di provare a rientrare a giocare. Io ad esempio ero del settore giovanile dell'Udinese, ho fatto 5 presenze in B per poi girare tutta l'Italia come calciatore. Credo anche che ai giovani bisogna dare fiducia, e che ci sia bisogno di giocare anche in serie minori, in piazze importanti come Catanzaro ad esempio. Uno che va a farsi le ossa in serie minori torna sicuramente con più esperienza, è una formazione che va fatta, anche perchè a parte qualche mosca bianca, i calciatori che vengono dalla primavera ancora non sono in grado di poter giocare in serie A. Un passaggio a prendere qualche “legnata” nei campi di C può solo fare bene.

Ricordi un goal particolare nella tua carriera che ti è rimasto impresso più di altri?
Il goal che ho fatto alla Favorita in rovesciata contro il Catania. Venivo proprio da Catania, ero considerato un po' un traditore, mentre a Palermo mi guardavano in maniera guardinga, quel goal significò molto per entrare nei cuori dei tifosi palermitani. Nonostante quella stagione non fu una bellissima annata, il mio modo di giocare era quello, e sono stato ben voluto anche li.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Io alleno da otto anni ormai, subito dopo aver smesso di giocare ho iniziato ad allenare a Firenze, la Rondinella la seconda squadra della città e poi ho fatto tre anni di formazione a Portogruaro in C come secondo allenatore. Ora alleno qui a Manzano a casa mia, prima con gli allievi e ora con la prima squadra in Eccellenza. Il mio obiettivo è quello di prendere il patentino da allenatore e iniziare la carriera come tecnico professionista. L'ho fatto come calciatore e vorrei ripetermi come allenatore. Non è una strada facile, poiché l'allenatore è un lavoro un po' precario, perdendo tre partite ti cacciano un po' ovunque. Io metto tutto me stesso nelle cose che faccio e proverò questa avventura. Ho comunque altre attività, ho una boutique, una palestra, sto mettendo in piedi un centro polifunzionale con campi da calcetto. Mi sono coperto le spalle, nel caso in cui la carriera come allenatore non dovesse andare bene.

Nella tua carriera, cosa ti è mancato per il definitivo salto di qualità?
Avessi avuto 10cm in più in altezza sarei stato un centravanti vero. Sono state poche le annate in cui ho potuto giocare come prima punta, per lo più agivo da seconda punta adattandomi un po'. Avendo compagni prestanti fisicamente io giravo un po' intorno. L'anno a Catanzaro con Sergio Di Corcia eravamo due “nanetti” e siamo riusciti ad integrarci e a fare molto bene. È chiaro che la struttura fisica è importante, io in termini di altezza non ce li avevo, e ho dovuto modificare il mio modo di giocare. Non ho comunque recriminazioni per la mia carriera, ho dato tutto nelle squadre in cui ho giocato. In ogni caso ci vuole anche un po' di fortuna, il procuratore giusto. L'importante è comunque aver lasciato un buon ricordo nelle squadre in cui ho militato.