ESCLUSIVA CZS24/ Sabadini: "Al Catanzaro manca una seria programmazione"

22.09.2015 10:04 di Rosita Mercatante   Vedi letture
Giuseppe Sabadini
Giuseppe Sabadini

di Rosita Mercatante

È il momento più buio dell’era Cosentino. Le aquile hanno ottenuto un solo punto in tre partite e quel che è più grave hanno perso entrambe le sfide al “Ceravolo”. Prima che sia troppo tardi bisogna invertire la rotta analizzando le scelte effettuate per individuare gli errori. A suonare  il campanello d’allarme è soprattutto la fascia più “anziana” della tifoseria giallorossa agli occhi della quale le immagini di un Catanzaro glorioso non si accostano bene con quelle di un  presente mediocre. Sul banco degli imputati c’è il Presidente Cosentino reo di aver condotto negli ultimi mesi una politica societaria sbagliata. Una piazza, come quella catanzarese, meriterebbe ben altri palcoscenici e ben altri trattamenti. La situazione preoccupa molto sia i tifosi che gli addetti ai lavori. Tra questi anche Giuseppe Sabadini, conosciuto da tutti come “Tato”, il quale, pur non essendo catanzarese di nascita lo è d’adozione visto che ha deciso di vivere a Catanzaro e continua a seguire le vicende del club giallorosso.  Classe ’49, ha collezionato  ben 111 presenze con la maglia delle aquile dal 1978 al 1983 nella massima serie.  Ha giocato anche 4 partite con la Nazionale.  Nel 1996-1997 ha allenato il Catanzaro in C2 traghettandolo ai play-off. Noi di Catanzaro Sport 24 abbiamo rivolto all’ex calciatore alcune domande per conoscere il suo pensiero sull’attuale situazione dell’US.

L’umore della piazza in questo inizio di campionato non è dei migliori. Qual è il motivo delle critiche che nell’ultimo periodo sono state sollevate nei confronti della società?

“L’ umore della  tifoseria  non è alle stelle. Purtroppo le prime partite non sono andate bene e l’ambiente non è soddisfatto.  Questa reazione è normale se i risultati non arrivano, soprattutto in una piazza particolare come quella giallorossa. I tifosi hanno la bocca buona della Serie A e non sanno accontentarsi. Catanzaro ha fame di calcio ed è impensabile che si possa accogliere senza malumori la dichiarazione di non puntare ai vertici.  Neppure io, che sono un uomo di calcio, riesco a trovare le motivazioni che hanno determinato le decisioni prese durante il precampionato da parte della società. Quello che lascia perplessi è il fatto che dopo una campagna acquisti portata avanti a luglio già dopo un mese e mezzo si è rivelata discutibile. Di conseguenza si può affermare che qualcosa è stato sbagliato. A mio parere quando viene tracciata la programmazione per costruire la rosa bisogna conoscere gli elementi su cui si fa affidamento.”

Quindi, la fase critica che sta attraversando il Catanzaro secondo lei è la diretta conseguenza di scelte societarie errate?

“Si,  secondo me è questo il motivo.  È mancata una programmazione a lungo termine che potesse portare ad un progetto solido. Già all’epoca di Mister Sanderra, con cui ho avuto modo di parlare diverse volte,  ho potuto notare che al tecnico non venivano prospettati programmi futuri.”

È anche vero che la società aveva dichiarato alla fine della scorsa stagione che si sarebbe puntato su una squadra giovane, senza ambizioni di promozione ma dignitosa   

“Allora se così fosse l’arrivo degli ultimi tre calciatori esperti è in netta contraddizione con le affermazioni  a cui  si riferisce.  Manca la coerenza progettuale.  Le risorse  giovani a cui si voleva fare riferimento sarebbero dovute arrivare dal nostro settore giovanile. Purtroppo sono anni che invece non viene dato spazio a nessun calciatore del vivaio catanzarese.  Allo stesso tempo credo che per il bene del Catanzaro la società avrebbe dovuto dare spazio ai consigli di chi conosce l’ambiente e milita da molti anni nel mondo calcistico. La mia esperienza è lunga ben cinquant’anni, tuttavia ogni volta che ho provato ad avanzare delle proposte non mi è stato dato ascolto. Lo scorso anno avevo fatto il nome di elementi di spicco che attualmente hanno trovato spazio in Serie A. Uno di questi è Radosevic Bozidar, attuale portiere del Debreceni, che sta giocando in Europa League e vanta quasi 80 presenze nella massima serie. Era disposto ad accettare un ingaggio più basso di quello di alcuni elementi presenti in rosa.  Di fronte un tale atteggiamento di chiusura ho abbandonato l’idea di proporre un altro calciatore che sarebbe stato all’altezza del Catanzaro come Petar Kostadinovic. È un terzino destro che può giocare anche al centro della difesa. È stato Primavera della Juventus ed ora è svincolato.  Ho conoscenze ed agganci che potevano rivelarsi utili come la collaborazione con Senad Ademovic, procuratore affermato in Croazia.”

Dunque secondo lei i grandi nomi e le giovani promesse sono i due estremi da cui attingere per costruire una squadra?

“Si sono convinto di questo e credo che ci sono giocatori validi che non hanno ingaggi alti.  Tra gli svincolati si possono reperire buoni elementi da provare con calma prima di contrattualizzarli.”     

Cosa si può rimproverare a questa società?

“Innanzitutto che di fronte a persone del posto disposte a dare una mano c’è una netta diffidenza, mentre viene accordata fiducia a gente che viene da fuori e che riesce ad ingraziarsi il Presidente. I 20 milioni che Cosentino dice di aver speso in questi quattro anni potevano essere utilizzati in maniera più oculata. Con questa cifra avremmo raggiunto la Serie A”.

La prossima partita in casa è particolarmente importante, trattandosi del sentito derby contro il Cosenza. Il timore della tifoseria è che questa squadra non riesca ad ottenere la vittoria. Cosa si può fare in queste due settimane per arrivare preparati?

“La squadra è tenuta sotto osservazione. I calciatori avvertono la pressione della piazza e non vanno in campo tranquilli. Ad aggravare le cose sono le dichiarazioni del Presidente a cui seguono le critiche dei tifosi. Proprio in questo momento bisogna tenere i nervi saldi, lavorare seriamente, puntare sull’unione senza scoraggiarsi. In fondo siamo solo all’inizio del campionato e la situazione può essere ribaltata.  Il Cosenza non è un avversario da sottovalutare perché l’allenatore Roselli - che conosco bene avendo lavorato insieme – è un tecnico che studia al meglio  le partite e di conseguenza schiera nel migliore dei modi la sua squadra.”

Dopo le performance viste sino ad ora dalla squadra, quale risulta essere secondo lei il reparto più lacunoso?

“Quello che si nota di più è l’assenza di gioco specie a centrocampo. Inoltre la difesa commette sempre qualche errore di troppo. Per valutare bene una squadra bisogna prendere in considerazione il portiere, i difensori centrali, i centrocampisti e le punte che ne costituiscono la spina dorsale. Se questa non funziona in maniera corretta diventa tutto più complicato. In più occorre che i giocatori siano adatti al modulo, altrimenti il mister deve adattarsi alle caratteristiche dell’organico. Sarebbe utile anche un confronto fra tecnico e calciatori quando i risultati non arrivano.”