Ma il Bari fa davvero paura? Quel flop di De Laurentis da 7 milioni di Euro

Tutte le analogie tra Noto e De Laurentis
10.07.2019 13:20 di Leonardo La Cava   Vedi letture
Ma il Bari fa davvero paura? Quel flop di De Laurentis da 7 milioni di Euro

Nell’attesa che la Serie C conosca la sua configurazione con la composizione dei gironi, tra chi li vuole misti e chi ripartiti con il criterio geografico attuale (dai rumors tali dovrebbero rimanere) già c’è una squadra, che dove la metti metti, incute timore, forse addirittura paura. E’ il Bari di Aurelio De Laurentis, o “Pappone” come lo chiamano i tifosi napoletani. Perché fa paura? Perché sul piatto degli investimenti ADL ci mette la bellezza di 10 milioni di euro. E la serie C, al di là di rare, rarissime eccezioni, è sempre stata vinta da chi ha speso di più.

Questo ADL lo sa bene perché quando ebbe inizio la sua avventura calcistica nell’estate del 2004 con l’acquisizione del ramo di azienda del Napoli calcio costata ben 30,385,000 milioni di Euro (compreso il 3% dell’imposta di registro) per conquistare la serie B finì in perdita per oltre 16 milioni di euro in 2 anni.

Infatti la scalata alla cadetteria arrivò nel secondo anno della sua gestione, nel 2005-2006 con un bilancio chiuso in perdita per 9,088.780, mentre nella stagione 2004-2005 il Napoli si classificò al terzo posto (perdendo poi i play off contro l’Avellino) del girone B della serie C, articolato su criteri misti, e si chiuse con un bilancio in perdita di 7 milioni di euro, per l’esattezza ben 7,061.463.

ADL è quindi un folle? Quale imprenditore arriva a buttare dalla finestra più di 16 milioni di euro in 2 anni!?! Non è nostra intenzione fare i conti in tasca al patron del Napoli ed ora anche del Bari, ci limitiamo soltanto a capire con chi abbiamo a che fare, tirando anche fuori alcune similitudini con il patron Noto, (visto che potrebbe essere nostro avversario e a detta del presidente Noto il Catanzaro società non può competere economicamente con il Bari di De Laurentis) con chi lo conosce sicuramente meglio di noi, e presume di conoscerlo anche bene. I napoletani, dal tifoso di strada, a Vincenzo Imperatore (uno dei dirigenti bancari più noti d’Italia) o traendo spunto dal libro “Calcio e Potere” di Gianfrancesco Turano.

Partiamo dalla tifoseria, dalla loro genialità ironica, perché uno come ADL è inviso alla tifoseria napoletana a tal punto da essere etichettano come “Pappone”. Eppure parliamo di colui che raccolse il Napoli dalla sezione fallimentare del tribunale, e dopo il Napoli di Maradona è quello più forte. La risposta è molto semplice perché il calcio, è fatto di passione, di emozioni, ogni piazza misura le proprie ambizioni riflettendosi nella sua storia, ed il Napoli di De  Laurentis in 15 anni ad eccezione dalla scalata della Serie C alla Serie A ha vinto 2 coppa Italia, ed una super coppa italiana. Una miseria per chi sogna il tricolore o la champions.

Ed ecco che il calcio sconfina in tutta la sua aticipità portandosi dietro i suoi maggiori interpreti, come nel caso di ADL accusato di lucrare sulla passione dei napoletani, ritenuto un illusionista pappone, pronto a vendere al migliore offerente i prezzi pregiati (Cavani e Higuain per fare un esempio veloce). Ma poi se i successi importanti  non arrivano le cose vanno oltre, e ADL è anche accusato di aver sistemato nel consiglio d’amministrazione del club i suoi familiari e di distribuire loro dividendi tra i più alti - se non i più alti in assoluto - della Serie A. E non finisce qui, è addirittura accusato dalla tifoseria (tutta. Senza distinzione,  tassisti, baristi, ristoratori, guide turistiche, avvocati, ingegneri, medici, artisti, scrittori e via dicendo) di aver salvato la Film Mauro proprio grazie al Napoli Calcio. Gianfrancesco Turano è andato addirittura oltre sostenendo, attraverso le pagine del suo libro “Calcio e Potere” che il 71% dei ricavi della famiglia De Laurentis arriva proprio grazie alle entrate del Napoli Calcio, mentre l’attività imprenditoriale cinematografica registra entrate per il 26% ed il restante 3% è frutto di entrate per attività imprenditoriali secondarie.

Vincenzo Imperatore uno dei  dirigenti bancari più noti in Italia, raccontò attraverso “il Napolista” di essere stato raggelato da un incontro con l’allora direttore generale del Napoli Marco Fassone. Era maggio del 2011, il Napoli si apprestava a conquistare il piazzamento in Champions League, Imperatore da tifoso rivolgendosi a Fassone, disse:  “allora Direttore ci siamo quasi! Siamo pronti per i festeggiamenti?”

La risposta mi raggelò: “ci siamo purtroppo!”

Ma come, pensavo, dopo 21 anni entriamo in Champions League, incassiamo un bonus di circa 40 milioni di euro, usciamo definitivamente da quel brutto incubo che è stato il fallimento e le serie inferiori e questo mi dice “purtroppo”?

Secondo me, riflettevo mentre emergeva in me il tifoso e non il professionista, questo è ancora juventino inside!

E invece in quella occasione ebbi una illuminante lezione di gestione di una società calcistica perché Fassone, accorgendosi del peggioramento del mio humor, con grande disponibilità (e spero stima) mi disse che il passaggio in Champions League avrebbe alterato definitivamente il bilancio del Napoli che, da quel momento, avrebbe dovuto ragionare su previsioni e numeri completamente diversi rispetto a quelli delle ultime stagioni.

In particolare si soffermò, con profonda competenza di analisi di bilancio (pur essendo un laureato in Lettere Moderne!), sulla dinamica dei ricavi e dei costi. La sua giustissima tesi era così sintetizzata:

i ricavi sicuramente aumenteranno per effetto del bonus, degli ulteriori incassi e dei premi-punti ma sono entrate VARIABILI, nel senso che non rappresentano un incasso CERTO per i successivi anni perché legati ai risultati sportivi, di per se aleatori.

 I costi cresceranno invece per effetto dell’adeguamento della rosa calciatori (acquisti e ingaggi) e dell’aumento delle spese di gestione (trasferte e altro) e diventeranno FISSI per almeno un periodo di 3-5 anni (durata standard dei contratti con i calciatori).

Quindi costi fissi a fronte di ricavi variabili! Un suicidio gestionale per chi non riesce a governare con professionalità ed efficienza i “numeri” di una azienda.

Ed in questo duello Napoletani-ADL mesi fa si è inserito il giornalista Mario Sconcerti che dall’emittente televisiva Canale 21, alla trasmissione Il Bello del Calcio, rivolgendosi ai tifosi napoletani disse: “Napoli è indietro di vent’anni rispetto alla realtà, resta fedele ai propri errori di principi” spiegando che il Napoli non poteva permettersi un certo tipo di operazioni di mercato (paragonate alla Juventus) perché in Italia nessuno poteva fare qualcosa di meglio per il Napoli, solo uno sceicco poteva sostituire De Laurentis.

Noto – De Laurentis

Le analogie che si intrecciano tra il presidente Floriano Noto e Aurelio De Laurentis sono tante. Diciamolo senza pudore, Noto, per alcuni è il pappone di Catanzaro colui che si è arricchito sulle spalle dei Catanzaresi. Questa leggenda metropolitana è andata avanti per anni, quando veniva invitato a rilevare la società del Catanzaro Calcio e lui puntualmente declinava l’invito, era ritenuto un indegno come se i catanzaresi andassero nelle attività della famiglia Noto (grossi marchi della grande distribuzione) e lasciassero 10 o 100 € ed uscissero a mani vuote! Dimenticando anche che quelle attività imprenditoriali hanno dato lavoro a migliaia di famiglie catanzaresi!

Noto e il calcio

Voglio essere sincero fino alla fine, l’avvento di Noto al Catanzaro calcio, come credo a tutti i catanzaresi, ci ha esaltato, ci ha proiettato in una dimensione che cozza con la realtà, fenomeni non ne sono arrivati, squadre ammazza campionato non ne sono state costruite, navighiamo sempre nell’inferno della Serie C. Oggi come tre anni fa. E Noto da pappone è passato a tirchio per la maggior parte della gente. Lo dice soprattutto qualche suo stretto collaboratore! Come stanno realmente le cose? Personalmente ritengo che se non era pappone allora non sia tirchio oggi. Le parole pronunciate nella conferenza stampa di ieri, a molti non sono andate giù, ancora una volta il patron giallorosso ha focalizzato l’attenzione sulla scarsa sensibilità della imprenditoria locale, finalizzata al mancato introito di sponsor. E’ giusto che Noto ponga l’accento sulla questione, e gli va dato anche adito di aver coraggio, di sviscerare le cose per quel che sono. Ma dal momento che ha rilevato le redini del Catanzaro Calcio doveva mettere in conto, visto la forza imprenditoriale del suo gruppo, che dalle mani delle istituzioni della politica locale ha tolto le castagne dal fuoco.

Adesso c’è una nuova stagione da affrontare, c’è da portare avanti un progetto di B in due anni, a detta (nella conferenza stampa di due anni fa) del Presidente Noto, del diesse Logiudice e dell’allenatore Auteri. Ma c’è anche uno spauracchio da affrontare che si chiama Bari, ma non è il solo. Comunque saranno i gironi la stagione 2019-2020 è tostissima, con una sola promozione diretta e 2 sole piazze disponibili per i play off, seconda e terza classificata, e saranno anche ammesse le due migliori quarte dei tre gironi. Se il Bari, fa timore, Catania, Reggina e Casertana non sono da meno.

Se il rapporto tra Napoli e Aurelio De Laurentis, è un rapporto da psicanalisi con una luna di miele che è durata i primi anni e che si è via via affievolita, in maniera inversamente proporzionale alla crescita della squadra, non vorremmo che lo stesso diventi il rapporto tra la tifoseria Catanzarese ed il presidente Noto, per la scalata alla serie B che inizia a diventare una ossessione.

Noto, nella conferenza stampa di ieri,  ha fatto bene ad essere realista, ha anche ammesso che forse di calcio ne capisce poco, forse è vero, perché il suo aplomb imprenditoriale va in contrasto con quelli che sono i “canoni” della prima uscita pubblica di un presidente di una società di calcio radicata in una piazza passionale come quella di Catanzaro. A volte a sentirlo parlare di calcio, Noto fa “scendere il latte alle ginocchia”, una cosa è non voler buttare soldi dalla finestra (e il discorso lo sposo in pieno) un altro è quello di avere la convinzione che quella dello scorso campionato sia una intelaiatura forte. Una convinzione che nasce da qualche altro suo stretto collaboratore che in “comizi” di piazza, o dal ritorno delle trasferte siciliane sui traghetti ha dichiarato che quella squadra dello scorso campionato sarebbe arrivata terza anche senza Auteri!

L’occhio al bilancio è sacrosanto e doveroso, non fa una piega,  ma un campionato vorremmo anche vincerlo, non fosse altro che al timone della società c’è uno dei gruppo imprenditoriali più forti del Sud Italia, e ci sembra riduttivo che in una conferenza stampa, la prima stagionale, l’attenzione venga focalizzata sugli abbonamenti sostenitori rivolti ai liberi professionisti, e non concentrandosi invece con forza e coraggio sulle ambizioni che in questa stagione devono essere dimostrate con i fatti. Se da una parte si prende coscienza e gli va dato atto di essere realista, dall'altra parte Noto sa di arrendevole, di chi tira i remi con largo anticipo. E questo non ci sta bene.

In quello che scriviamo non c’è nessun processo alle intenzioni, la fiducia che le riponiamo e tanta, ma da persone libere da pregiudizi di ogni genere ci sentiamo il dovere di esternare le nostre ragioni, condivisibili o meno, senza la forzatura di yes man.

Una ultima riflessione, potrebbe essere parafrasata a quella di un tifoso napoletano che all’indomani dell’acquisizione del Bari da parte di De Laurentis, scrisse sui social media: «Lo stadio fuori città mi va bene, ma addirittura a Bari mi sembra una esagerazione», se da Napoli in queste parole si legge un puro stato di goliardica satira, a Catanzaro c’è chi considerando Noto una figura politicamente ed imprenditorialmente ingombrante è arrivato a dire, senza ironia, ma pervaso da non si sa quale spirito di invidia che Noto avrebbe costruito un nuovo stadio fuori città collocandolo in prossimità del suo Parco Commerciale nel quartiere Lido!!! Che dire ci va meglio dei tifosi napoletani che devono spostarsi a Bari, per alcuni di noi si tratta di percorrere soltanto 10 km, insieme si può!

Nella foto lo striscione dei tifosi del Napoli ad Aurelio De Laurentis dopo l'acquisto del Bari

Leonardo La Cava