L’Italia senza calcio costa cara al governo italiano

Per ogni euro investito nel calcio italiano lo stato ha ottenuto un ritorno 15 volte maggiore!
21.03.2020 18:01 di Leonardo La Cava   Vedi letture
L’Italia senza calcio costa cara al governo italiano

L’emergenza del CoronaVirus non è solo una emergenza sanitaria ma è anche economica. Il blocco dei campionati di calcio non mette in difficoltà soltanto le società professionistiche ma anche il governo italiano, che per ogni euro che ha investito nel calcio ha avuto un ritorno di 15,20 € ben 15 volte maggiorato!!!

Da dove arriva tutto questo ben di Dio nelle casse dello stato? Dalla contribuzione fiscale e previdenziale. Nel 2017 i professionisti attivi nel calcio italiano erano ben 6.860 che corrispondono al 92% del totale dei professionisti impegnati nello sport italiano, il calcio da solo incide del 70% del complessivo totale.

Nel 2016 la contribuzione fiscale e previdenziale aggregata del calcio professionistico ha sfiorato gli 1,2 miliardi di euro, confermando l’importante trend di crescita registrato negli ultimi anni; solo tra il 2006 e il 2016 il dato risulta in incremento del 37% in termini assoluti e del 3,2% su base media annua. La voce con la più alta incidenza riguarda:

le ritenute Irpef (50% del totale), seguite dall’Iva (21%), dalla contribuzione previdenziale Inps (12%), dalle scommesse sul calcio (11%) e dall’Irap (5%), mentre l’incidenza dell’Ires non supera l’1%. La Serie A pesa da sola per il 72% della contribuzione complessiva, con un dato pari a 856,5 milioni di euro (la crescita media annua dal 2006 al 2016 è stata pari al +6,3%). Rispetto al 2015, aumenta in termini significativi il reddito da lavoro dipendente del settore (+7,5%, per un totale nel 2016 pari a 1.452,7 milioni di euro) e torna a crescere il numero di contribuenti (dai 9.371 del 2015 ai 9.899 del 2016). Il numero di lavoratori dipendenti con redditi superiori a 200.000 euro raggiunge le 993 unità, il dato record tra quelli registrati negli ultimi 11 anni.

Il calcio professionistico continua a rappresentare il principale contributore del sistema sportivo, con un’incidenza del 70% rispetto al gettito fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano e del 36% nell’ambito del macro settore economico relativo alle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e di divertimento (il secondo settore, relativo a lotterie, scommesse e case da gioco non supera il 17,2%).

L’analisi più approfondita del contributo fiscale derivante dalle scommesse conferma nuovamente la prevalenza del calcio rispetto agli altri sport: solo tra il 2006 e il 2018 la raccolta delle scommesse sul calcio è aumentata di oltre 4 volte, passando da 2,1 a 9,1 miliardi di euro, mentre nel medesimo periodo il relativo gettito erariale è passato da 171,7 a 211,0 milioni di euro (il secondo sport, ovvero il tennis, non supera i 50,6 milioni, mentre il basket si ferma a 18,6).

Il Contributo previdenziale del calcio professionistico italiano che ha generato quasi 1,2 miliardi di euro negli ultimi dati aggiornati del 2016, deriva da:

Iva - 245.920.387 € con un incremento del + 3% negli ultimi 10 anni

Ires - 14.748.405 € con un incremento del + 25,7% negli ultimi 10 anni

Irap - 62.833.564 € con un incremento del + 6,1% negli ultimi 10 anni

Ritenute irpef - 591.166.995 € con un incremento del + 4,9% negli ultimi 10 anni

Inps - 136.778.425 € con un incremento del + 6,3% negli ultimi 10 anni

Scommesse - 132.488.226 € con un incremento del  + 2,6% negli ultimi 10 anni.

Totale 1.183.936.002 € con un incremento del + 3,2% negli ultimi 10 anni.

A ben 9,1 miliardi di euro ammonta la raccolta sulle scommesse di calcio nel 2018 che ha generato un gettito erariale di ben 211 milioni di euro.