Emergenza Coronavirus, il messaggio di speranza di Matteo Tubertini della Guglielmo Caffè spa: "Possiamo farcela da soli"

04.04.2020 19:47 di Rosita Mercatante   Vedi letture
Emergenza Coronavirus, il messaggio di speranza di Matteo Tubertini della Guglielmo Caffè spa: "Possiamo farcela da soli"

Una delle categorie chiamate a rispondere ‘presente’ da quando il nostro Paese si è trovato a fronteggiare l’avanzata di una pandemia che inevitabilmente determinerà imprevedibili mutamenti degli scenari globali, è stata quella degli imprenditori. Attori protagonisti nell’ambito della produzione made in Italy detengono le redini dei processi di sviluppo economico su cui incidono le scelte correlate al lavoro dipendente, alla vendita del prodotto, alle dinamiche di scambio (import e export). Ed ancora le decisioni di investire risorse proprie in settori come lo sport e la cultura.

Esempio calzante è quello dell’azienda Guglielmo Caffè spa, una delle più importanti realtà imprenditoriali del Sud Italia che affonda le sue radici nel lontano 1943, anno della sua fondazione ad opera del catanzarese Guglielmo Papaleo. Seguendo le sue orme, attualmente a gestire l’attività sono i nipoti Beatrice Volpi, Matteo e Guglielmo Tubertini.

Nella sede produttiva che sorge a Copanello di Stalettì ci lavorano una sessantina di persone, e le ramificazioni dell’azienda sono protese, grazie alla presenza di numerose concessionarie su tutto il territorio nazionale e all’estero (Inghilterra, Portogallo, Svizzera, Stati Uniti, Germania, Corea del Sud). La direzione generale è collocata a Bologna con a capo il presidente Roberto Volpi.

Su cosa significa fare impresa ai tempi del Coronavirus, con qualche opportuna digressione sul mondo del calcio, ne abbiamo parlato con Matteo Tubertini, uno dei rappresentanti di questa terza generazione al comando della società e responsabile per lo sviluppo estero.

Nonostante tutto quello che sta succedendo i cancelli del vostro stabilimento hanno continuato ad aprirsi. Un segnale di resistenza?

La nostra azienda non ha interrotto il suo ciclo di produzione neanche per un giorno in questo periodo di emergenza. Il caffè è considerato un bene di prima necessità come gli altri generi alimentari quindi siamo andati avanti seppur con i dovuti accorgimenti, soprattutto per tutelare i nostri dipendenti. Abbiamo dotato il personale degli apparati di protezione ancor prima dell’emanazione del decreto legge in quanto nella nostra filosofia aziendale le risorse umane sono il bene più prezioso. Abbiamo anche stipulato una polizza assicurativa per i dipendenti che possa coprirli dai rischi del Coronavirus. Un modo per tutelarli, per dimostrare loro apprezzamento per l’alto senso del dovere e la professionalità che hanno dimostrato continuando a lavorare. Non interrompere il ciclo produttivo è stato anche un segnale di rispetto nei confronti dei nostri consumatori e dei partner commerciali della distribuzione organizzata.

Da imprenditore qual è la sua lettura del momento che stiamo vivendo?

È un periodo difficile. Stiamo attraversando una fase atipica, nuova, inedita. Si è venuta a creare un’economia di guerra in cui viene tenuta in vita solo la filiera alimentare e qualche altra produzione ad essa connessa come quella dell’imballaggio. Il settore dei trasporti si muove a rilento e ciò provoca problemi nella distribuzione. Nelle zone rosse sono stati contingentati gli ingressi già ad inizio marzo. C’è da evidenziare che l’economia si è però fermata per tutti, senza lasciare indietro nessuno. Ciò mi fa credere che il perduto potrà essere recuperato nel medio e lungo termine. Ci sarà sicuramente un calo del PIL per l’industria italiana che verrà recuperato parzialmente negli anni a seguire. La situazione più drammatica ci riguarda da vicino perché la Calabria si ritrova catapultata in questa crisi partendo già da uno svantaggio atavico rispetto alle altre regioni e all’Europa. La nostra condizione è più difficile e non solo per problematiche logistiche.

La Guglielmo spa rientra nella lista delle imprese che in piena emergenza si sono attivate in maniera solidale per contribuire alla battaglia comune contro il virus. Una scelta etica?

Per noi la solidarietà è un principio cardine. Senza considerare le logiche di bilancio abbiamo deciso di erogare una donazione di 50mila euro all’ospedale della nostra città perché ci sembrava un gesto doveroso e importante. Un buon imprenditore non si deve ricordare dei propri consumatori solo nei momenti economicamente floridi ma deve essere pronto a dare il proprio supporto proprio quando la collettività ne ha bisogno. Mi piace definire il nostro gesto come un atto d’amore per Catanzaro.

Il Coronavirus ha fermato anche il mondo dello sport privando gli appassionati di una insostituibile fonte di gioia, di intrattenimento e di svago. E non solo perché le conseguenze di questo stop forzato sono anche economiche: un’industria ferma non produce introiti, c’è una perdita degli investimenti già compiuti, e gli stipendi di un’intera categoria di atleti professionisti e dirigenti non sono al sicuro. Anche questo è un mondo che lei conosce da vicino essendo stato da sempre il suo brand associato a realtà sportive locali e nazionali. Cosa ne pensa?

Credo che ad essere maggiormente a rischio sono le serie inferiori. Se non viene trovata una soluzione a loro sostegno sarà difficile vedere lo stesso numero di squadre nei prossimi campionati. Già la sproporzione del rapporto costi-benefici nel seguire una squadra di Serie C in tempi di assoluta normalità, non è incoraggiante. A questo ora si aggiunge la crisi commerciale per la pandemia. Il suggerimento che mi sento di dare è di far coincidere il proseguimento della stagione agonistica attuale con quello che avrebbe dovuto segnare l’inizio della prossima. Il campionato si andrebbe così a dilatare in due anni di seguito. Naturalmente bisognerebbe rivedere il calendario, magari programmando l’inserimento di altre partite e si potrebbe optare per i play off anche nelle categorie superiori. Ad ogni modo sono convinto che imporre delle decisioni su campionati che non hanno prodotto verdetti sul campo potrebbe creare parecchi malcontenti.

Il brand Guglielmo è da sempre legato a doppio nodo al Catanzaro Calcio. Una delle passioni tramandate da suo nonno, vero?

Si, esatto. Mio nonno Guglielmo è stato fin dagli anni Cinquanta tra i maggiori finanziatori del club giallorosso. Poi abbiamo accompagnato le avventure del Catanzaro per tante stagioni, compresa quella in corso essendo main sponsor insieme al marchio Coop. Questa attenzione per il mondo dello sport l’abbiamo coltivata ed estesa anche ad altre società sportive come il Crotone, la Reggina e il Bologna. Abbiamo sponsorizzato anche una squadra di basket, e siamo partner di una squadra di pallavolo di Soverato.

Altra peculiarità è il binomio Gugliemo e arte. Perchè?

Amiamo da sempre la creatività. Siamo stati illuminati e affascinati dall’arte in diverse occasioni. Ad esempio siamo partner della rassegna Materia Design Week fin dalla sua prima edizione (2016). L’arte è un qualcosa che non muore mai quindi legarla anche merceologicamente ad un’idea di italianità e di prodotto è avvincente. Abbiamo creato la linea dell’Art Cafè, che comprende quadri e tazzine realizzate in stile pop art.

La vostra è una produzione che rientra tra quelle che vengono indirizzate da mode e tendenze?

Il caffè fa parte della consuetudine di noi italiani e siamo stati bravi a farci imitare anche da altri popoli. Ritrovarsi e parlare davanti ad una tazzina di caffè è una moda intramontabile. Qualche cambiamento lo abbiamo registrato nella scelta della tipologia del prodotto. È tornato molto l’uso della moka quindi il consumatore cerca il caffè soprattutto sullo scaffale del supermercato. È aumentata tantissimo la richiesta online e ci siamo attrezzati per evadere decine di ordini al giorno e in tempi ristrettissimi. Il settore del vending domestico con la consegna a domicilio è un altro servizio apprezzato dai clienti. Nella provincia di Catanzaro, per dare qualche numero, sono 3500 i clienti che vengono serviti settimanalmente nelle proprie abitazioni.

È ottimista per la ripresa economica dell’Italia?

Sono molto ottimista perché dopo i crolli finanziari ci sono sempre dei cicli di ripresa. Credo che il Governo potrebbe far risollevare il Paese prevedendo un’azione che darebbe la possibilità a tutti i grandi investitori italiani di comprare delle obbligazioni, i cosiddetti bond, senza attingere risorse al mercato estero. Insomma credo che abbiamo tutte le possibilità per farcela da soli, amo l’autarchia e credo nel valore del made in Italy. Siamo produttori di eccellenze mondiali e non dobbiamo essere schiavi dell’economia estera, possiamo finanziarci da soli anche in questa fase critica.

(In foto Matteo Tubertini con la modella Danny Mendez, testimonial ufficiale della Gugliemo Caffè)