Donne, Catanzaresi, Giallorosse. L’8 marzo della gloriosa Uesse

08.03.2019 10:59 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:    Vedi letture
Donne, Catanzaresi, Giallorosse. L’8 marzo della gloriosa Uesse

Madri, mogli, lavoratrici, tuttofare, regine: in una sola parola donne. Per di più catanzaresi. Anzi, ancora meglio: giallorosse. In questo otto marzo vogliamo infatti celebrare le donne che hanno legato il loro nome alla storia del Catanzaro, quel “gentil sesso” protagonista, diretto o indiretto, dei novant’anni di un’altra bellissima e affascinante rappresentante della categoria: la gloriosa Unione Sportiva Catanzaro. Donne al centro della scena in un mondo ancora troppo maschilista, donne però anche al centro del campo. Già, perché ci sono delle attrici principali, delle “prime donne” appunto che alla prima hanno dato spettacolo su un prato verde. E lo hanno fatto proprio a ridosso dell’8 marzo. Domenica scorsa infatti le ragazze del Catanzaro femminile hanno esordito in campionato battendo il Cosenza a domicilio. Un grande risultato, che non sorprende vedendo l’avversario e la sua storia nei derby. In questo aspetto infatti il Catanzaro ha rispettato le pari opportunità dimostrando che contro i lupi uomini o donne hanno gli stessi diritti. Ma c’è di più: sfottò a parte, questo successo ha messo in luce come le donne possono scrivere altre gloriose pagine dell’epopea giallorossa, che già ha avuto delle degne rappresentanti, forse meno centrali ma sempre fondamentali. Una di questa è Rosanna Ranieri, che essendo sposata con un terzino ruolo centrale proprio non poteva averlo. Eppure la moglie del nuovo allenatore della Roma, all’anagrafe Bitonti e catanzarese doc, ha rappresentato – con le altre mogli dei calciatori dell’epoca – il trade d’union del grande Catanzaro che fu. Lo racconta spesso anche il suo amico Giorgio Pellizzaro: “Il segreto erano le mogli: amiche allora e amiche oggi, mai un’ombra di invidia o gelosia”. E chissà, inoltre, quante ottime cene ancora oggi animano quel gruppo di uomini, rimasti ragazzi, che faceva tremare le grandi grazie anche all’abilità delle compagne di “fare gruppo” ancora meglio di quanto ci riuscissero i mariti nello spogliatoio. E sopra di loro, il presidentissimo, don Nicola. Rimasto nella mente e nei ricordi di tutti e oggi presenza viva nella figura di una donna che lo rappresenta per stile ed eleganza, sua figlia Mariella. Una donna forte, sempre attenta, presente e disponibile, capace di commuoversi nel ricordo di un papà che vedeva il Catanzaro come un altro figlio, di cui lei però, come le mogli di cui sopra, non era mai gelosa. Una figlia capace di dare serenità a un padre che per il calcio magari le ha fatto mancare domenica di festa insieme, ma che per lei non sono stato un sacrificio ma, anzi, hanno fatto crescere una passione e un amore che le consentono di essere ricordata come una delle donne più importanti della storia del Catanzaro calcio. Una vicenda simile, ma con le dovute proporzioni, a quella più recente della stirpe Cosentino. Imparagonabile per successi a Ceravolo, ma legata dallo stesso concetto di famiglia. Non a caso vice presidente di quella società era la figlia Ambra e Gessica è sempre stata vicina alle vicende giallorosse curando in prima persona il delicato passaggio societario al gruppo Noto con quel “forza Catanzaro sempre” detto all’uscita degli edifici di via Gioacchino da Fiore che resterà un ultimo bel gesto di una donna nei confronti di una squadra che ha amato anche se per poco. Come Ambra, presente in sala stampa nel post gara di una della partite più epiche della storia del Catanzaro: il derby col Lamezia, deciso – scherzi del destino – da chi nel cognome porta il nome di una donna: D’Anna. Storie di calcio, storie di donne. Quelle che hanno respirato l’erba e quelle che odorano di fumogeni. O, come nel caso recente della trasferta di Catania, li nascondono nell’indumento più femminile per una donna: il reggiseno. Un gesto di astuzia che inserisce questa tifosa tra le eroine del calcio catanzarese ed evidenzia come di donne determinanti nella storia del Catanzaro ce ne siano anche sugli spalti. Se ne vedono sempre di più sulle scalee del “Ceravolo”: esperte, appassionate, rumorose. E anche organizzate, anche se non come un tempo quando esisteva un vero e proprio gruppo composto da sole “quote rosa”: si chiamava “Commando girls Catanzaro” e il loro vessillo era ben presente allo stadio. Un pezzo di storia mai definitivamente persosi nella memoria di chi ancora ricorda quelle ragazze combattenti a difesa di un amore, non per un uomo, ma per un vessillo mai ammainato. E poi ci sono le donne del Catanzaro che sono tifose ed anche vip. Come Claudia Penoni, attrice come di Zelig che, complice il marito catanzarese, ha assorbito questa passione per il Catanzaro nonostante sui tre colli non vi ci sia mai nemmeno nata. Ma un suo video, prima della finale con la Cisco Roma, ancora è ricordato da molti tifosi del Catanzaro come esempio originale ma sincero di supporto e attaccamento. Attaccamento ad una maglia chissà quante lavata da una madre per un figlio per fargli vivere un sogno. Un sogno in cui lei lo ha accompagnato col supporto morale, fisico (la merenda post gara) e tecnico, come i chilometri macinati per arrivare al campo con la macchina. Una madre che ha curato le botte e i tagli con l’amore che solo una donna può avere, che si è sorbita due ore al freddo solo per vedere il figlio giocare ed essere, nonostante tutto fiera di lui. Ma la vera campionessa era lei: questa donna generica che con piccoli grandi gesti ha dato un grosso contribuito alla formazione di una storia che oggi sembra vivere un nuovo importante capitolo. E che per questo meriterebbe molto di più di un ingresso gratuito domenica allo stadio. Ma basta il gesto, ben più bello di una mimosa, per dire grazie a tante madri, mogli, lavoratrici, tuttofare, regine: in una sola parola donne. Per di più catanzaresi. Anzi, ancora meglio: giallorosse.

FRANCESCO CALVANO

FORZA AQUILE!!!

 

Pubblicato da Claudia Penoni su Mercoledì 2 giugno 2010