Crisi in casa giallorossa, è tutta una questione di feeling. Non è da una vittoria che si giudica una società.

Caro presidente “non è da una vittoria che si giudica una società…!!!”
05.11.2018 16:53 di Leonardo La Cava  articolo letto 3173 volte
Crisi in casa giallorossa, è tutta una questione di feeling. Non è da una vittoria che si giudica una società.

Crisi in casa giallorossa, è tutta una questione di feeling

5 punti nelle ultime 5 gare condite da una sola vittoria esterna (4-0 a Pagani) ed una sonora batosta casalinga  (0-3 contro la Juve Stabia) sono un magro bottino per una società che ha apertamente dichiarato di voler puntare in alto (con l’obiettivo Serie B seppur in 2 anni). Il pareggio interno contro il modesto Bisceglie (la cui iscrizione alla Lega Pro è stata incerta fino all’ultimo) accentua di fatto una crisi che va al di la dell’aspetto tecnico, ponendo l’accento su una questione ambientale che rischia travolgere tutto e tutti.  L’ambiente catanzarese è saturo di delusioni, ingoia amaro da 30 anni, ma ha sempre avuto l’umiltà e la forza di ripartire con dignità e soprattutto con tanta passione anche al fianco delle più sprovvedute proprietà. L’avvento della Holding Noto aveva aperto scenari e sogni rimasti soffocati nel cuore della gente per un lungo tempo. I fatti però, dicono altro, non c’è posto per i sogni, siamo nati per soffrire. E soffrire con a capo della società,  una delle famiglie italiane più ricca di successi imprenditoriali, è davvero una maledizione. Ma ciò testimonia di quanto sia atipico e complicato gestire una società di calcio, che seppur privata, tocca i sentimenti della gente. E quando si parla di calcio è davvero breve il passo tra l’esaltazione e la depressione.

Ma c’è qualcosa, caro presidente Floriano Noto, che va al di la dell’aspetto emotivo, perché al tifoso può essere richiesta pazienza, e quello catanzarese ne ha avuta tanta e probabilmente e giustamente continuerà ad averne ancora, ma una cosa non deve venire meno da parte della società che Lei rappresenta: il rispetto verso il tifoso.

Se il tifoso misura la propria passione attraverso l’emotività, chi vive di calcio per mestiere, ed il riferimento va ai suoi collaboratori (con annessi portaborse di questi ultimi) deve vivere il calcio, con annesse gioie e dolori, avendo la capacità di gestire l’emotività in un confronto costruttivo e nel pieno rispetto del tifoso o per chi è chiamato a fare delle analisi su ciò che vede in campo.

Così purtroppo, non avviene, sembra essere ritornati indietro ai tempi bui del fallimento, con personaggi riciclati che a distanza di 15 anni hanno usi e costumi, ed una formazione calcistica che ha poco di calcio e molto di “guappo”. Il calcio è ben altra cosa, questa città ha dato lustro a personaggi come Banelli, Silipo, Ranieri, Palanca, Mauro (e molti altri) che un qualcosa in più avrebbero potuto dare….  

Non ci saremmo mai sognati che dopo 2 anni della sua gestione ci saremmo dovuti misurare con un clima di disaffezione che non è soltanto frutto della mancanza di risultati, ma è anche figlio di una prepotenza ed arroganza (in riferimento sempre ad alcuni suoi collaboratori)  arbitrariamente travasate nell’organizzazione calcistica, come se le stesse potessero andare a colmare lacune oggettivamente riscontrabili nelle carenti  capacità per il ruolo che rivestono.

Come era solito dire il Grande Don Ceravolo, “…da una crisi tecnica si esce da una societaria no” ma qui non è più una questione tecnica, è una questione di feeling tra Lei e la sua gente. E se ci permette è ancora più grave. Noi non ci possiamo permettere il lusso di perderla, ma possiamo benissimo e volentieri fare a meno di parte di quel contorno che la circonda che con il calcio non ha davvero nulla a che fare.

Caro presidente, volendo parafrasare  De Gregori, potremmo dire “che  non è da una vittoria che si giudica una società…!!!”

Leonardo La Cava