Catanzaro calcio, per la rinascita bisogna pensare in grande

Il "modello Juve" è un esempio virtuoso da seguire per poter ambire a traguardi ambiziosi
 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:   articolo letto 1683 volte
Catanzaro calcio, per la rinascita bisogna pensare in grande

Il calcio è passione, calore, colore e business. Fino a agli anni ottanta le società sportive si “reggevano” sulla disponibilità economica di Presidente e soci, sulle capacità di compravendita dei calciatori e, fattore non meno importante, sugli incassi ai botteghini. Un calcio vecchia maniera fatto di pane e pallone. Tutto, invece, è radicalmente cambiato con l’avvento delle pay-tv, di internet e dei grandi sponsor. Le squadre di calcio si sono “trasformate” da società sportive in vere e proprie imprese con tanto di quotazioni in borsa. E’ finito il tempo in cui il campionato italiano era il più bello del Mondo e si caratterizzava per le cosiddette Provinciali terribili, squadre come il Catanzaro di Ceravolo, l’Ascoli di Rozzi, il Pisa di Anconetani, il Catania di Massimino, l’Avellino di Sibilia. Compagini gloriose che stentano a ritrovarsi e, con alterne fortune, annaspano in campionati minori. Nonostante tutte possano contare su migliaia di tifosi, buoni settori giovanili e anche un certo fascino dovuto dalla storia calcistica che le “accompagna” ormai da decenni.

Senza grossi sponsor, però, tutto diventa difficile. Il Catanzaro, sebbene abbia alle spalle un gruppo economicamente forte come la Gicos di Giuseppe Cosentino, non è riuscito ad adeguarsi al nuovo modo di fare calcio. Nessuno sponsor di caratura nazionale, men che meno di livello internazionale. I tanti anni di serie C e Lega Pro hanno affievolito l’appeal delle Aquile del Sud. E pensare che negli anni d’oro della serie A il Catanzaro balzò agli onori delle cronache sportive mondiali per avere come main sponsor sulla maglia ufficiale l’Unicef. Sponsor che, qualche decennio dopo, è finito sulle prestigiose maglie blaugrana del Barcellona. Il Catanzaro e le Provinciali terribili sono forse lo specchio del decadimento del movimento calcistico nazionale. E mentre la Premier League incorona il Leicester Regina d’Inghilterra, in Italia si è tornati ad assistere allo strapotere della Juventus. I bianconeri, dopo decenni di delusioni, hanno “cambiato” pelle adeguandosi velocemente a quanto stava avvenendo nel resto d’Europa. Basti pensare che la squadra della famiglia Agnelli è stata capace di dotarsi di uno stadio di proprietà tra i più belli e funzionali al Mondo. E non è un caso che la più titolata squadra italiana sia anche l’unica a poter “competere” a livello europeo in termini di profitti. Tutto questo grazie alla capacità di calamitare le attenzioni di sponsor importanti. Il fatturato della Juventus è in costante crescita e supera abbondantemente i 300 milioni di euro annui anche grazie all’apporto economico della Nike, di Jeep e di Sportfive che sono i principali finanziatori del club piemontese.

Sponsor importanti, ma non quanto quelli che finanziano le squadre della Premier League. Quello inglese insieme alla Liga Spagnola e alla Bundesliga Tedesca sono i campionati più “ricchi” d’Europa. Il campionato italiano, invece, “arranca”. Basta guardare agli introiti derivati da sponsor tecnici e main sponsor dei due Manchester, del Chelsea, del Liverpool e dell’Arsenal e confrontarli con quelli della Juventus per capire la differenza che ancora c’è tra il nostro campionato e gli altri. Impensabile poi guardare a realtà come il Bayer Monaco in Germania o il Real Madrid e il Barcellona in Spagna. Persino squadre non di prima fascia come il Crystal Palace  e Bournemouth grazie a sponsor come Mansion, proprietario del celebre sito casino.com, riescono ad avere introiti più consistenti se paragonati ad altre squadre italiane militanti nel campionato di serie A. Sarebbe, quindi, importante rivedere e ripensare il modo di fare calcio in Italia. La Juventus l’ha capito, ma non basta. Fino a quando il calcio nel nostro Paese non si adeguerà agli standard europei, non riuscirà a calamitare grandi sponsor e il tempo del campionato più bello del Mondo e delle Provinciali terribili difficilmente potrà ritornare.