Annullati quasi tutti i Daspo di Catania - Catanzaro. Tutto come previsto, e ora chi paga?

03.05.2019 18:08 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:    Vedi letture
Foto d'archivio
© foto di Alessandro Mazza
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 "Aspettiamo risposte dal Ministro Salvini, in attesa di leggere, magari tra qualche mese, che i DASPO comminati a 37 tifosi del Catanzaro per la maggior parte dei casi sono stati eccessivi." Lo scrivevamo il 22 novembre scorso, non perchè avevamo la palla di cristallo ma semplicemente perchè leggendo attentamente i fatti si era capito che qualcosa non andava. Che si era esagerato. Lo avevamo previsto sin dall'inizio della vicenda (clicca qui), quasi tutti i tifosi colpiti da Daspo per quanto avvenuto nella partita tra Catania e Catanzaro sono stati scagionati. Alla decina dei mesi scorsi, si sono aggiunti oggi altri 22 sostenitori delle aquile che sono stati dichiarati innocenti. Come si ricorderà un gruppo di tifosi del Catanzaro era giunto alla fine del primo tempo allo stadio "Massimino". Motivo del ritardo “un vetro rotto”. Durante il tragitto che li portava all’impianto sportivo nel momento del primo gol del Catanzaro era andato in frantumi un vetro divisorio del mezzo dell'Amt, questo aveva portato gli uomini della della Digos di Catania a identificare e poi sanzionare con 37 Daspo i tifosi presenti senza alcuna distinzione (clicca qui).

Un castello accusatorio campato per aria al punto tale che il TAR di Catania lo aveva smontato integralmente “Trattandosi, come detto, di un provvedimento restrittivo della libertà personale, il DASPO – aveva nei mesi scorsi sentenziato il tribunale amministrativo etneo - presuppone un accertamento della responsabilità dell’interessato che, sebbene non debba necessariamente superare la soglia del ragionevole dubbio propria della disciplina della responsabilità penale, deve quanto meno essere contraddistinto da una elevata probabilità comprovante il coinvolgimento personale del singolo individuo in relazione ai fatti a lui contestati, non potendosi all’uopo ritenere sufficiente il criterio del più probabile che non, né potendo l’Amministrazione valersi delle presunzioni di responsabilità e o di colpevolezza proprie della disciplina contemplata dal codice civile.” E ancora “Se, dunque, il DASPO limita un bene di per sé definito inviolabile dalla nostra Costituzione, come la libertà personale, è quanto meno necessario un accertamento rigoroso dei fatti che ne giustifichi l’adozione nei confronti del destinatario, onde evitare illegittime compromissioni della sfera personale dell’individuo da parte dell’Autorità di Pubblica Sicurezza.

Nella fattispecie in esame, il Collegio ritiene che l’accertamento dei fatti condotto dalla Questura di Catania non soddisfi i richiamati requisiti di elevata probabilità che dovrebbero contraddistinguere l’affermazione della responsabilità del destinatario dell’impugnato provvedimento”

Di conseguenza, il motivo di ricorso con il quale è stato dedotto l’eccesso di potere per carenza di istruttoria è fondato e, per l’effetto, il provvedimento impugnato va annullato.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’impugnato provvedimento.

Condanna il Ministero dell’Interno alla rifusione delle spese processuali sostenute dal ricorrente che liquida nella misura di € 650,00 a titolo di rimborso Contributo Unificato e di € 2.411,20 a titolo di compensi, ivi incluso rimborso forfettario, C.P.A. ed I.V.A., come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Questo quanto è stato sentenziato nei mesi scorsi, quasi certamente, ancora dobbiamo leggere il nuovo dispositivo del TAR di Catania, ricalcherà lo stesso canovaccio. E noi come allora (clicca qui) ci poniamo la seguente domanda: “chi pagherà ora le spese legali di circa una trentina di tifosi? A conti fatti quasi 100mila euro (il calcolo risulta facile: 650 euro a titolo di rimborso unificato e 2.400 a titolo di compensi, circa 3.000 euro moltiplicati per almeno una trentina di sostenitori giallorossi). 

Ora tocca al Ministro Salvini il compito di far pagare il conto, nella speranza che non siano i cittadini ma coloro che hanno cagionato un tale danno (e questa volta non sono i tifosi...) erariale alle casse dello Stato.