Osservatorio "Stadio Nicola Ceravolo", ecco cosa ne pensa il collega Aurelio Fulciniti

21.02.2020 17:43 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:    Vedi letture
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Osservatorio "Stadio Nicola Ceravolo", ecco cosa ne pensa il collega Aurelio Fulciniti

Quando si parla di Stadio “Nicola Ceravolo” o di ex “Comunale”, o per tornare indietro nel tempo di “Militare”, lo spettacolo degli spettacoli risale al 10 ottobre 1971, con il fantastico colpo d’occhio della partita Catanzaro-Inter 0-2 con oltre molto più di trentamila spettatori (la capienza consentita di allora). All’epoca ci pare che il pubblico per seguire la squadra del cuore ci sia arrivato volentieri allo stadio, e nelle cronache di allora non vengono riportate lamentele per il parcheggio o simili. Né tantomeno pruriti o pressioni mediatiche per costruire uno stadio in località Germaneto o altre lande desolate.
Ma tant’è, a Catanzaro appena si torna a vincere partite o si crea entusiasmo (e speriamo che si vinca sempre, sinceramente) iniziano le manie di grandezza e tornano alla carica gli “aficionados” dello “stadio nuovo”.
In Italia gli stadi lontani dalle città non hanno mai avuto fortuna, ma gli “aficionados” non hanno evidentemente buona memoria. E inoltre laddove ci sono stadi di proprietà delle società, come lo Juventus Stadium, o il Mapei Stadium di Reggio Emilia o la Dacia Arena di Udine o più “semplicemente” il Benito Stirpe di Frosinone, esistono anche realtà economiche e imprenditoriali di caratura superiore o irraggiungibili (come nel primo caso citato in particolare). I cari “aficionados” non hanno, per ora, mai risposto a una domanda molto semplice, riguardo al loro “stadio nuovo”. Con quali soldi? E chi dovrebbe costruirlo? E con quali “sinergie imprenditoriali”? Il Comune non ha sicuramente risorse per un progetto del genere e viste le ristrettezze e i vincoli a cui sono sottoposti gli enti locali in materia economica e di bilancio, c’è da pensare che non ne avrà facilmente. In quanto ai privati, allo stato attuale Catanzaro non ha una massa imprenditoriale che è disposta a investire cifre decisamente consistenti, visto che i soldi non cadono dagli alberi. Solo società molto ricche possono arrivare a tanto, ma se non hai almeno dieci anni fra Serie A e B, con relativi bilanci milionari, rimangono sogni. E tali sono tuttora.
Ma l’obiettivo vero di molti “aficionados” dello “stadio nuovo” (anche se non di tutti, e ci si riferisce ai tifosi della provincia o fuori provincia, che la questione la pongono in assoluta buona fede) è un altro: eliminare ciò che resta di identità alla città di Catanzaro. Le lande desolate sono più importanti dell’identità e il fatto che molti stadi italiani (e non solo) si trovino proprio nei centri cittadini a molti non importa nulla. Questa è “una certa” Catanzaro, e lo sapevamo già: nulla, dunque, di cui stupirsi.
Passando, dunque, ai rimedi concreti, c’è da dire che già “accorciare” le curve e porle a ridosso del terreno di gioco, tipo “Marassi” di Genova, risolverebbe un bel po’ di problemi e renderebbe più praticabile la zona antistante lo stadio, quella di attuale di “prefiltraggio”, per essere precisi. Inoltre anche il grande piazzale nei pressi del Campo Scuola sarebbe più raggiungibile di oggi. In quanto alla tribuna coperta il problema è reale e con una progettazione intelligente (il contrario, cioè, di quello che si è fatto spesso in passato) si potrebbe offrire un nuovo volto a questo settore storico, amato da tanti, senza bisogno, neanche in questo caso, di spostare baracca e burattini.

AURELIO FULCINITI