Osservatorio stadio "Nicola Ceravolo", ecco cosa ne pensa il collega Vittorio Giummo (Oggisud.it)

Abbiamo deciso di chiedere ai colleghi degli altri organi di informazione cosa pensano del "Nicola Ceravolo",
13.02.2020 07:08 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:    Vedi letture
Osservatorio stadio "Nicola Ceravolo", ecco cosa ne pensa il collega Vittorio Giummo (Oggisud.it)

Cresce l'interesse e la partecipazione di cittadini e tifosi verso il dibattito aperto dalla nostra testata sulle problematiche riguardanti lo stadio "Nicola Ceravolo". Tra i principali fruitori dell'impianto sportivo cittadino ci sono i giornalisti e gli operatori della informazione. La nuova tribuna stampa ricavata all'interno della palazzina, pur avendo migliorato la visuale del campo da gioco e quindi della partita risulta inadeguata soprattutto nel periodo invernale. I giornalisti non solo locali, ma anche i cameramen, devono scontrarsi con una serie di problematiche oggettive e al momento irrisolte. La tribuna stampa, ricavata al penultimo piano della palazzina, è aperta alle intemperie e specialmente quando piove e c'è vento diventa difficile poter lavorare. A tal proposito abbiamo deciso di chiedere ai colleghi degli altri organi di informazione cosa pensano del "Nicola Ceravolo",  qui di seguito il contributo di Vittorio Giummo di Oggisud.it

Chi ha vissuto come il sottoscritto i fasti luccicanti del Catanzaro in serie A non può che riservare allo stadio “Nicola Ceravolo” un posto rilevante nello scrigno dei ricordi indelebili, intrisi da passioni, suggestioni e momenti magici.

Ricordo la prima partita vissuta da piccolo tifoso sugli scaloni dell’allora Tribuna Coperta Ovest in compagnia di mio padre: si trattava della “prima” del campionato di serie A, Catanzaro-Inter, targata 1971, con lo stadio “Nicola Ceravolo” pieno come un uovo.

 Da quel momento in poi l’ex “Militare” è diventato una vera e propria vetrina del calcio italiano, che ha visto esporre campioni del calibro di Facchetti, Mazzola, Rivera, Bettega e via dicendo.

Ma anni passano inesorabili e nell’attesa che le Aquile giallorosse tornino a calcare palcoscenici più consoni alla loro storia e blasone, lo stadio “Nicola Ceravolo” spegne le cento candeline di vita portando sulle spalle i lustri del passato, ma anche gli acciacchi, numerosi, derivanti dall’usura del tempo.

Il dibattito pubblico promosso da Catanzaro Sport 24 centrato proprio sul futuro dell’impianto del “Ceravolo”, con relativo “Osservatorio”, rappresenta un primo, importante segnale su quale strada bisogna iniziare a percorrere affinché la squadra di calcio della città capoluogo di regione possa usufruire di uno stadio  idoneo alle nuove esigenze dei tifosi giallorossi.

Negli ultimi anni, i lavori di ristrutturazione del principale impianto calcistico catanzarese hanno portato, come principale intervento, la creazione della famosa “palazzina, che, di fatto, ha sostituito la vecchia tribuna stampa.

Al centro di numerose polemiche, la “palazzina” appare, dal punto di vista prettamente strutturale, sproporzionata rispetto alla conformazione del “Ceravolo”. In pratica, è come vedere un giocatore di basket alto più di due metri calzare il 36 di piede…

Ma al di là di questo aspetto estetico, personalmente sposo l’idea che sia giunto il momento di valutare, con attenzione, la possibilità di creare uno stadio nuovo di zecca, perché, obiettivamente, il “Ceravolo”, al di là dei ricordi luccicanti, inizia non solo a risentire delle cento candeline, ma anche a stare sempre più stretto all’interno dello sviluppo urbanistico della città. Tra l’altro sono ormai pochissimi gli stadi in Italia presenti nei Centri storici.

Ovviamente il progetto di un impianto nuovo, su quale ricordiamo aveva iniziato a pensare l’ex presidente del Catanzaro, Giuseppe Cosentino, non si sviluppa dall’oggi al domani. Tante, infatti, sono le componenti che devono incastrarsi tra loro e che coinvolgono la volontà delle figure imprenditoriali e politiche della città.

Catanzaro ha un territorio urbano ampio che permetterebbe una agevole identificazione del luogo in cui costruire il nuovo stadio, magari di proprietà e con una capienza di 25 mila posti. Pensiamo alle zone del “Barone” o all’Area Direzionale, dove, tra l’altro, la Variante della strada statale “106” agevolerebbe il flusso dei tifosi provenienti soprattutto da fuori città. Uno stadio che avrebbe la disponibilità di parcheggi( finalmente!), maggiore sicurezza e di servizi( bar, ristoranti), che porterebbero con sé un indotto di non poco conto.

Idee, ipotesi e quant’altro. La mia speranza è che in un lasso di tempo non troppo lontano il tifoso giallorosso possa essere fiero di un impianto calcistico degno della storia giallorossa.

Vittorio Giummo

Direttore OGGISUD.IT