Osservatorio stadio "Nicola Ceravolo", ecco cosa ne pensa il collega Antonio Ciampa (Catanzaroinforma.it)

Nei prossimi giorni seguiranno i contributi di altri giornalisti e operatori dell'informazione
11.02.2020 13:46 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:    Vedi letture
© foto di Andrea Rosito/Cosenza24.net
Osservatorio stadio "Nicola Ceravolo", ecco cosa ne pensa il collega Antonio Ciampa (Catanzaroinforma.it)

Cresce l'interesse e la partecipazione di cittadini e tifosi verso il dibattito aperto dalla nostra testata sulle problematiche riguardanti lo stadio "Nicola Ceravolo". Tra i principali fruitori dell'impianto sportivo cittadino ci sono i giornalisti e gli operatori della informazione. La nuova tribuna stampa ricavata all'interno della palazzina, pur avendo migliorato la visuale del campo da gioco e quindi della partita risulta inadeguata soprattutto nel periodo invernale. I giornalisti non solo locali, ma anche i cameramen, devono scontrarsi con una serie di problematiche oggettive e al momento irrisolte. La tribuna stampa, ricavata al penultimo piano della palazzina, è aperta alle intemperie e specialmente quando piove e c'è vento diventa difficile poter lavorare. A tal proposito abbiamo deciso di chiedere ai colleghi degli altri organi di informazione cosa pensano del "Nicola Ceravolo",  qui di seguito il contributo di Antonio Ciampa di Catanzaroinforma.it :       

Una seria analisi a proposito dell’impianto di calcio cittadino deve partire da alcuni dati di fatto difficilmente controvertibili rispetto a quanto attualmente esistente.

La prima osservazione deve attenere all’attuale ubicazione del “Ceravolo”.

Costruito circa un secolo addietro, da allora, il successivo processo di urbanizzazione che ha riguardato l’intera zona in cui lo stesso insiste ha fatto si che esso sia diventato difficilmente raggiungibile dall’utenza, problematicamente gestibile in ordine alle mutate condizioni di sicurezza dell’ordine pubblico mancando le opportune vie di fuga, ultimamente fittiziamente create per opera dei cancelli mobili apposti in alcuni punti nevralgici dell’isolato circostante e del tutto privo di un adeguato sistema di parcheggio destinato ai fruitori.

La vetustà della manifattura, inoltre, non consente di guardare con ottimismo al prossimo futuro. Prova ne sia, su tutte, la necessità di intervenire sulla struttura portante della copertura del settore delle Tribune la cui agibilità è in scadenza con il termine dell’attuale campionato. L’oggettiva valutazione complessiva, inoltre, induce a ritenere che tutte le operazioni manutentive fin qui attuate negli ultimi anni e quelle che dovessero essere destinate allo scopo nel prossimo futuro sono altrettante “pezze a colori” che, pur dando sollievo nell’immediato a costo di ingenti sacrifici economici senza ritorno, non hanno risolto e non risolveranno le questioni strutturali più complesse. 

Ora, se tutto ciò è risultato tutto sommato sopportabile negli ultimi periodi, causa anche una fruizione dell’impianto modesta poiché rapportata ai risultati sportivi degli ultimi decenni, è del tutto evidente che un accresciuto richiamo che dovesse pervenire dall’approdo del Catanzaro in categorie superiori farebbe esplodere in tutta la loro drammaticità le carenze di cui sopra.

A questo punto, interrogarsi su cosa fare nel prossimo futuro diviene un imperativo a cui un buon amministratore pubblico, ma anche un previdente responsabile societario, deve cercare di dare risposte in tempi brevi.

Le strade da percorrere sembrano astrattamente due. La prima, quella di prevedere un’opera di ristrutturazione complessiva dell’area del Ceravolo (e non solo del terreno di gioco e degli spalti prospicienti); la seconda, quella di costruire un nuovo impianto.

La prima, che avrebbe l’indubbio appoggio di chi “romanticamente” ritiene che non si debba deviare dall’idea che il campo di gioco debba fare parte della storia della città e che la sua ubicazione debba connotare l’identità sportiva cittadina, si scontra, a parere di chi scrive, con le oggettive difficoltà dettagliate più sopra.

Ripensare il Ceravolo (si ribadisce, l’intero impianto e non solo l’area del terreno di gioco con i suoi spalti) nel luogo in cui attualmente è, avrebbe bisogno di una complessa opera di ingegneria urbanistica di tutta la zona nord della città che appare francamente fuori portata e forse anche anacronistica rispetto alla realtà esistente.

Significherebbe, infatti, dovere mettere mano ad un sistema di revisione delle costruzioni esistenti – impossibile pensare ad uno stadio moderno stretto tra condomini, l’ospedale e le residenze varie che in quella zona insistono – nonché creare, onestamente ci sfugge il come, un adeguato sistema di parcheggi in una zona del tutto congestionata.

A chi, poi, indica questa come una soluzione meno dispendiosa, appare semplice osservare che la vetustà della struttura imporrebbe una completa demolizione della stessa ed una successiva riedificazione niente affatto economicamente indolore e la necessaria risistemazione dell’intera zona urbana comporterebbe dei costi davvero difficili da quantificare ed ancor più da sostenere da parte dell’intera collettività che sarebbe chiamata a concorrere vista la proprietà pubblica dell’impianto.

Più praticabile, ma non per questo di semplice attuazione, rimane la seconda strada percorribile: quella del nuovo impianto.

La prima, ma non l’unica delle problematiche da risolvere al proposito è senz’altro quella economica. Costruire un nuovo stadio costa tanto ed è ormai impensabile che per realizzarlo si possa provvedere con il solo apporto di fondi pubblici.

In questo senso, si dovrebbero perciò perlustrare fino in fondo tutte le strade percorribili, a cominciare da quella sinergia tra pubblico (ad esempio nella determinazione del luogo da utilizzare) e privato identificabile anche con le varie forme di finanziamento possibili (tra cui anche l’apporto volontario di sponsor e privati cittadini) che hanno reso possibile l’erezione di altri impianti in varie altre realtà non solo nazionali.

In questo senso, però, il ruolo da motore dell’iniziativa non può che essere della società sportiva. L’input iniziale deve necessariamente trasmettersi dall’attuale proprietà che così mostrerebbe, una volta di più, l’idea di volere davvero essere il volano di quel rilancio calcistico da tempo atteso ed auspicato anche in ragione delle riconosciute capacità economiche dell’holding che la dirige.

Altra, come detto, non secondaria questione da affrontare è poi quella dell’ubicazione dello stesso.

Prima ancora però di cimentarsi, in questo scritto, in improbabili ipotesi di allocazione dello stesso che avrebbero la medesima valenza di un soffio nel vento, appare invece condivisibile la proposta lanciata su queste stesse colonne da Francesco Grande.

Costruire un nuovo impianto, che dovrebbe peraltro avere caratteristiche tali da non dovere essere solo un contenitore domenicale quanto piuttosto un importante snodo sociale collettivo, avrebbe cioè bisogno di una seria opera di programmazione che dovrebbe risultare sganciata da visioni momentanee dell’esistente nonché da individualistici interessi urbanistici.

Costruire un nuovo impianto sportivo (non solo, quindi, un nuovo stadio) sarebbe invece il segno di una città che, dopo i disastri urbanistici degli ultimi decenni, abbia voglia di imparare a programmare il proprio destino futuro e la propria idea di sviluppo complessivo.

Per questo, l’idea di un tavolo di concertazione quanto più esteso possibile ed in cui vengano contemperati i legittimi interessi dei finanziatori e dei successivi proprietari della struttura con quelli della comunità e dei fruitori finali del prodotto “Stadio”, appare quanto mai opportuna e darebbe il segno di una discontinuità di metodo con l’amministrazione della cosa pubblica fin qui espressa che potrebbe fare da battistrada ad un più generale prospetto di rinascita complessiva della comunità cittadina.

Antonio Ciampa

Giornalista Catanzaroinforma.it