Il "ritorno" a casa di Re Giorgio

08.04.2015 16:01 di Rosita Mercatante  articolo letto 1909 volte
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
Il "ritorno" a casa di Re Giorgio

È il 6 maggio del 2006: Re Giorgio Corona, disputa la sua ultima partita al “Ceravolo”, con la maglia del Catanzaro, in Serie B, contro l’Atalanta. È finita come peggio non poteva, con i bergamaschi promossi in Serie A, ed i giallorossi, matematicamente retrocessi in C1. Seguiranno altri tre incontri agonizzanti delle aquile, tutti persi, tra cui quello con il Catania disputato in campo neutro a Lecce. L’ultimo match disputato da Corona, con l’US è datato 28 maggio a Bologna finito 3-0 per gli emiliani, mentre l’ultima rete risale al 25 marzo 2006, per l’inutile 1-0 nella gara interna contro l’Albinoleffe persa poi 1-3.

Dopo quasi nove anni esatti Giorgio torna a Catanzaro, con la maglia del Messina, con la quale aveva giocato nel ’98-’99. Prima di fare il suo ritorno con i giallorossi siciliani, la piazza calabrese era stata quella nella quale era rimasto più tempo.

Ma ripercorriamo quella che era stata la carriere di Re Giorgio, come venne denominato dai giallorossi calabresi, prima di arrivare, quell’agosto 2003 fra le fila dell’US.

Approda nel mondo del calcio oltre ventenne ed il suo primo campionato lo gioca nel ’97-’98 in Serie D col Milazzo. Impressionanti i diciannove gol in trentatré presenze alla sua prima stagione. Lui, di Palermo, viene notato dal Messina, che promosso in C2 lo acquista per farne uno dei protagonisti verso la scalata alla C1. Ma qualcosa non va: lui non è il centravanti, quello è Torino e Giorgio viene spesso schierato sull’esterno e alla sua “prima” al “Ceravolo” è un ragazzo venticinquenne con la maglia numero 11, schierato ala sinistra. Il match è dei più caldi: il Catanzaro è secondo, mentre il Messina è terzo e davanti ad uno stadio pieno, i siciliani riescono a vincere 1-2 e operare il sorpasso ai danni delle aquile. Ma lui non segnò e terminò la stagione con appena tre gol in ventisette gare e perde la finale play-off contro il Benevento. Comincia così una sorta di “maledizione Corona”. In estate lo acquista il Tricase, ed in C2, va per la prima volta in doppia cifra, segnando dieci reti, che non fruttano, però nemmeno un piazzamento play-off. Giorgio, però è in crescita e decide di affidarsi a lui il Campobasso, con obiettivi importanti di promozione in C1. I rossoblu arrivano secondi in campionato e hanno così la possibilità di disputare i play-off in posizione avvantaggiata. Ma la maledizione di Corona è in agguato, è così il Sora lo elimina alle semifinali, prima di far piangere i ventimila del “Ceravolo”, in quel maledetto 17 giugno 2001. Il Re segna ben quindici gol, che gli fruttano la chiamata del Pescara in C1. A Pescara non convince e dopo nemmeno una gara lo acquista il Giugliano in C2 ad ottobre. I campani vogliono la promozione e disputano un campionato quasi sempre al vertice. Per tutto il girone d’andata c’è il Catanzaro ad ostacolare i piani di Corona e compagni. Nel match dell’epifania in Campania, c’è la sfida al vertice fra le due squadre a pari punti e Giorgio punisce per la prima volta i giallorossi. L’incontro finirà 3-1 e segnerà l’inizio di una progressiva discesa per le aquile, che non disputeranno nemmeno gli spareggi promozione. E il Giugliano? Beh i campani non avevano fatto i conti con la “maledizione Corona”. Non riescono a centrare il primo posto che va al Martina, ma da quarti disputano i play-off. A passare, però, è il Paternò, che elimina la squadra di Corona in semifinale, in virtù del miglior piazzamento in campionato. Il 2-0 di Giugliano rimontato col 2-0 per i siciliani al ritorno, che passano il turno e vengono poi promossi. Stagione 2002-2003: Corona cambia ancora squadra, dopo tredici gol in ventisei presenze con il Giugliano. Ad acquistarlo è il Brindisi e sembra una storia già vista. Grandissima squadra, obiettivi di promozione diretta. Per la prima volta segna al “Ceravolo”, nell’1-1 poi pareggiato da Moscelli su calcio di rigore. In questo campionato fa gol a raffica, raggiungendo in tutto venti gol, ma la maledizione continua ed il suo Brindisi capisce che non arriverà primo. La promozione diretta è del Foggia, mentre ai play-off ci sono ancora Corona ed il Catanzaro. Mentre le aquile eliminano a fatica la Nocerina, lui si gioca le semifinali con l’Acireale. All’andata i siciliani nel recupero vincono 1-0. Al “Fanuzzi”, nella gara del ritorno, succede di tutto. Sul 2-2 Giorgio realizza il gol che consentirebbe ai biancoazzurri di accedere in finale, ma la “maledizione”, non è cessata e ancora allo scadere Ventura gela tutti, segnando il 3-3, che manda i granata in finale. Così come accaduto in passato la squadra che fa fuori Corona, elimina anche i giallorossi. È così dopo lo 0-0 dell’andata, al “Ceravolo”, finisce 0-2, davanti ad oltre ventimila spettatori, con il rigore sbagliato da Moscelli. Per Corona, comunque maledizione o no, sembra terminata la sua era in C2. Molte squadre di categoria superiore lo corteggiano, ma lui incredibilmente sceglie ancora una compagine di quarta serie. Il progetto lo convince e lo accetta e vuole vincere la C2. Bloccato da Parente e Poggi, approda così al Catanzaro allenato da Piero Braglia. Così come Giorgio, anche l’US vuole andare via per competere nel calcio che conta. Mentre la squadra si prepara a disputare il campionato, arriva il ripescaggio in C1, cosicché sia i calabresi che il quasi trentenne Giorgio possono abbandonare la C2. L’inizio è straordinario: doppietta alla Vis Pesaro in casa, gol al Lanciano (inutile perché finita 3-1) e rete realizzata al Benevento nel 2-2. L’obiettivo è centrare una salvezza tranquilla e Corona e compagni si accorgono, però, col tempo, di valere qualcosa di più. A Foggia è ancora doppietta. Emblematici i due gol di Giorgio. Il primo liberandosi di un avversario con un pallonetto e trafiggendo il portiere di destro. Il secondo su rigore procurato dallo stesso Corona dopo aver dribblato tutta la difesa. Dopo tre partite a secco è ancora Giorgio ed è ancora doppietta. Il match non è uno qualunque: è il derby col Crotone al “Ceravolo”. Al ventesimo, preciso angolo di Alfieri e Corona svetta più in alto di tutti, mandando in visibilio i tifosi. Sul 2-1 viene lanciato in profondità da Briano e lui, prima supera il portiere Rossi e poi insacca, facendo esplodere il “Ceravolo”. Dopo Palanca, Catanzaro ha nuovo idolo. Scoppia la Coronamania. Il gol con la Fermana è una pura formalità ed alla giornata successiva realizza il gol dello 0-1 in notturna a Giulianova (match finito 0-2), facendosi conoscere anche dalla tv. Su di lui gli occhi di mezza serie B, ma non gli interessa, perché è concentrato con la testa al Catanzaro.  Si ripete ancora contro L’Aquila il 9 novembre, per poi improvvisamente bloccarsi. La squadra viaggia a ritmo da play-off, al terzo posto. La salvezza ormai è un obiettivo superato e la dirigenza, così come tutti vogliono quantomeno giocarsi gli spareggi. Ma Giorgio non trova più il gol e finisce per farsi squalificare, dopo essersi visto salvare sulla linea un suo tiro contro il Chieti. Il 18 gennaio dopo più di due mesi di astinenza è di scena al “Ceravolo” il Lanciano per uno scontro diretto. All’andata c’era stata qualche scaramuccia che i giocatori non hanno dimenticato. Il match è nervoso e Corona si vede annullare un gol valido. Il suo tiro colpisce la traversa e varca la linea, ma l’arbitro non se ne accorge. A quattro minuti dal termine c’è una punizione che viene scodellata in area e Giorgio si fa trovare pronto con un sinistro che si insacca. Il “Ceravolo” esplode di gioia: il re è tornato. A Benevento realizza il 2-2 di tacco, mentre col Foggia decide al ’93 con la febbre in un match bloccato e risolto grazie al vento ed al suo opportunismo. La squadra subisce una piccola flessione, della quale risente pure Corona non segnando per quattro incontri di fila. Col Giulianova il 28 marzo, comincia però quella che sarà la risalita delle aquile. Giorgio segna su rigore e colpisce un palo con la sfera che torna a centrocampo. Col Paternò si ripete di testa e con L’Aquila realizza su calcio di rigore. A questo punto a Catanzaro la serie B non è un miraggio con la Sambenedettese i tifosi la chiedono esplicitamente. I giallorossi raggiungono la prima posizione, per non lasciarla più fino a fine torneo. Il 25 aprile le aquile e Corona si vendicano dell’Acireale 1-0 con un gol in girata di Giorgio. Alla penultima con il Teramo il Re cade male, si fa male ad una spalla ed è costretto ad uscire. Ma è un combattente ed è giunta l’ora di spezzare quella maledizione ed è lui a siglare il 16 maggio il 2-1 sul Chieti sul neutro di Ascoli che manda le aquile in Serie B. Conclude con 19 reti in trentatré incontri. Alla prima in serie cadetta è ospite al “Ceravolo” il Bari. Lo stadio è gremito e al ’13 ci pensa lui: Re Giorgio, mandando in piena euforia i ventimila tifosi. Ma come tutte le favole, purtroppo sono destinate a finire e quei due campionati disputati sempre in fondo alla classifica sono brutti ricordi indelebili, che termineranno con il fallimento. Ma Giorgio si distingue: è sempre l’ultimo a mollare e realizza tredici gol il primo anno e quattordici il secondo. Nell’occasione di un incontro con il Brescia realizza il momentaneo pari in semirovesciata per poi battersi il petto per indicare il sentimento d’amore verso la piazza. I suoi gol non passano inosservati e a chiamarlo in Serie A è il Catania. Lascia così Catanzaro dopo quarantasei gol in centonove partite. Nella massima serie, all’esordio è subito gol e rimarrà sotto gli occhi di tutti il gol realizzato successivamente al Palermo dopo aver dribblato Zaccardo (fresco campione del mondo). Al Catania, però, come a Messina, non si punta su di lui ed è costretto a giocare di nuovo sull’esterno. Realizza comunque sette reti. Decide di ripartire da un progetto che lo vede al centro. Al Mantova in Serie B vuole conquistare sul campo la massima serie, ma non riesce a dare quel contributo necessario. In due stagioni realizza prima sette reti, poi dieci. Trentaquattrenne torna in C1, con la maglia del Taranto e ne seguono solo otto reti, deludendo una piazza che voleva la serie B. E’ quel momento in cui ogni calciatore deve capire cosa fare della propria carriera e Giorgio non vuole mollare. Ad accorgersene è Piero Braglia, suo allenatore a Catanzaro, che lo chiama nella Juve Stabia. Il progetto è ambizioso e si parla di promozione in Serie B. Corona, riesce a portare i suoi nella serie cadetta, spezzando anche la maledizione dei play-off ed in quella stagione realizza quattordici reti. Braglia lo ringrazia, ma la squadra campana non riparte da lui in Serie B e Giorgio decide di tornare alle origini a Messina, in Serie D. I siciliani vogliono tornare nel calcio che conta. Il primo anno, seppur realizzando tredici reti non riesce il salto di categoria. Nel torneo successivo, però i siciliani non falliscono e grazie anche ai sedici gol di Giorgio vengono promossi in C2. Vengono promosse direttamente le prime otto e fra queste ci rientra anche il Messina di Corona, che segna dieci reti, non giocando sempre dal primo minuto. In Coppa Italia di Lega Pro, rincontra il Catanzaro, ma non segna. In questo torneo è uno dei pochi a salvarsi, mettendoci sempre cuore e grinta. Con nove reti realizzate fin qui, si sta dimostrando ancora all’altezza, nonostante gli oltre quarant’anni, diventando il più longevo marcatore professionista. In occasione del match dell’andata ha giocato uno spezzone di gara, non incidendo. A gennaio si è’ sperato in un suo ritorno a Catanzaro, che non è avvenuto, perché come ha precisato lui stesso “non c’è stata alcuna chiamata”. Il Messina non sta attraversando un gran momento ed i play-out sembrano quasi inevitabili.

A Catanzaro però lui non è mai stato dimenticato e probabilmente anche il centravanti dai capelli lunghi, non ha dimenticato la piazza che lo ha consacrato nel vero calcio. Comunque vada “Bentornato a casa Re Giorgio”.

Rosita Mercatante