Il Catanzaro una "malattia". Da Cuneo a Reggio per seguire le aquile

 di Redazione CatanzaroSport24 Twitter:   articolo letto 2104 volte
Catanzaresi a Reggio
Catanzaresi a Reggio

Vincono solo i tifosi del Catanzaro. Quelli che nonostante la classifica, le umiliazioni e i tanti campionati anonimi della gestione Cosentino, al momento giusto dimostrano di essere di categorie superiori. Ieri a Reggio erano almeno in 500  a sostenere le aquile. Il dato iniziale divulgato erroneamente da alcuni organi di informazioni di 371 biglietti staccati si riferiva solo alle prevendite di Catanzaro città. A Reggio, invece, quasi metà settore ospiti era colorato di giallorosso con tifosi arrivati da tutta la Calabria e persino da Cuneo. Più di mille chilometri di fede instancabile, incrollabile. Una trasferta nella trasferta quella di Francesco Ieriti. Una storia incredibile da raccontare, che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che il Catanzaro non è una squadra “normale”.

Francesco Ieriti è nato a Cuneo il 10 dicembre 1968 da genitori calabresi della Provincia di Reggio Calabria: la mamma di Bovalino, il papà di Locri. Da piccolino Francesco soffriva per il troppo caldo che l’estate c’era nel reggino. Così, su consiglio di un medico della zona, la mamma decide che i mesi estivi Francesco doveva passarli a Catanzaro, perché una città più fresca, ventilata e nella quale risiedeva una sua parente.

“Ricordo che mia zia – ci racconta Francesco – abitava nella zona di Bellavista. Ogni giorno guardavo quel panorama stupendo e andavo a giocare a Villa Trieste”. Ma il “contagio” - come lo chiama lui - con la febbre giallorossa avviene quando il papà lo porta allo stadio durante un allenamento del Catanzaro “la scintilla scoccò quando Braglia si avvicinò e mi diede un buffetto. Da quel momento iniziò la magia. Da quel giorno non riesco a non tifare Catanzaro”.

Di queste storie, quando si parla del Catanzaro, ne abbiamo sentite tante. Saranno i colori, sarà la storia di questa squadra, ma quando si accende dentro il fuoco giallorosso, non si spegne mai. Nemmeno se stai ad oltre 1000 chilometri di distanza e se il Catanzaro si barcamena in categorie inferiori. Così nel giorno della Domenica delle Palme Francesco risponde presente all’appello dei tifosi del Catanzaro “Tutti a Reggio!”. Lascia a casa la moglie e i tre figli, si alza alle quattro di mattina e sciarpa al collo parte da Cuneo per Torino: si imbarca sull’aereo che prima lo porta a Roma e poi a Lamezia. Arrivato in Calabria affitta una macchina e raggiunge Reggio per assistere al derby della sua squadra del cuore “a Roma – racconta emozionato Francesco - ho incontrato tantissimi catanzaresi che appena hanno visto la sciarpa giallorossa mi hanno adottato. Poi, da qui in avanti, ho proseguito il mio viaggio con un tifoso del Catanzaro che era partito da Mantova direzione Granillo”.

A Cuneo Francesco fa l’avvocato, ma tenta in ogni modo di rimanere legato alla sua fede calcistica “ogni giorno vado a prendere il caffè in un bar di proprietà di Ezio Panero, ex attaccante delle aquile, ed incontro spesso diversi tifosi del Catanzaro. In molti sono amareggiati ma sperano di rivedere presto al Nord la nostra squadra del cuore”.  

Ma della “malattia giallorossa” Francesco ha contagiato anche suo figlio più grande con il quale quest’estate ha assistito prima alla partita di Coppa Italia con la Virtus Francavilla e poi al derby con il Cosenza. “Mio figlio ha già la bandiera del Catanzaro in camera. Quando è stato allo stadio nel derby, nonostante la sconfitta, si è divertito tantissimo. E’ rimasto affascinato dal tifo del Ceravolo. E non vede l’ora di tornare di nuovo a vedere una partita del Catanzaro”.

E sulla partita di ieri, nonostante la delusione, “è stato bellissimo. Peccato per il risultato. Ma certe emozioni vanno vissute in prima persona. Sono tornato a casa alle tre di mattina, ma sono comunque felice. Perché il Catanzaro è una malattia contagiosa e, ne sono certo, quest’anno ci salveremo”.