Esclusiva: l'analisi dell'U.S. Catanzaro di Marco Bellinazzo (il Sole 24 ore)

Il più grande esperto italiano di economia sportiva fa per noi l'analisi sul Catanzaro Calcio
08.01.2020 20:27 di Leonardo La Cava   Vedi letture
Esclusiva: l'analisi dell'U.S. Catanzaro di Marco Bellinazzo (il Sole 24 ore)

Oggi abbiamo in piacere di intervistare, in esclusiva, colui che in Italia è definito il maggiore esperto di economia sportiva: Marco Bellinazzo giornalista per “Il Sole 24 ore” e curatore per la stessa testata del blog “Calcio & Business”, ed anche opinionista di Sky ed autore di numerosi volumi sul rapporto management e calcio e curatore per la Serie C di un recente volume per i 60 anni della Lega.

 I suoi articoli sono solitamente per le grandi platee del grande calcio europeo, e non possiamo che ringraziarlo ed essere lusingati per essersi concesso a catanzarosport24.it

Marco, partiamo da una tua osservazione che hai pubblicato sul blog “Calcio & Business”, ovvero: “per vincere non basta più avere una buona squadra e un allenatore capace, ma servono soprattutto manager competenti e… un commercialista “goleador”.  Spiegamolo.

“E’ una frase scritta quanto ho aperto il blog nel lontano 2012 ma che ritengo di assoluta attualità, oggi più che mai. Racchiude un concetto fondamentale, è impossibile fare calcio senza una visione aziendale. In particolare lo è in quelle piazze che non sono affacciate sul grande calcio, in quel calcio che porta tante spese ma anche tanti soldi in entrata. Basti pensare ai diritti televisivi, una società di Serie C percepisce meno di 10 mila euro, vien da se che è impossibile fare calcio a livello di Serie C perché comporta tante perdite enormi per le proprietà, perdite che posso essere, “ammortizzate” dalla grande passione ma che alla lunga per via delle perdite costanti finiscono con spegnerla. E’ questo il rischio che corrono tante piazze importanti con proprietà di valore”.

E’ solo una questione di gestione dei club di Serie C o è anche un discorso di politica della stessa Lega di categoria?

“Manca un progetto industriale dell’intera Lega e le società finiscono per risentirne, questo è un problema che soprattutto negli anni scorsi si è tradotto, come ben sai, in una ecatombe di società fallite e penalizzazioni”.

Quali figure necessitano ad una società di calcio per avere una gestione aziendale all'avanguardia?

“Diverse società, alcune anche di Serie A sono prive di collegamenti all’interno che vanno a formare quella linea di collegamento tra la gestione tecnica ed amministrativa. Questo significa che viviamo un calcio estremamente arretrato. Io credo che il primo passo per risanare le società e con esse l’intero sistema calcio, ci vuole un approccio che porti all’interno delle società figure manageriali ad hoc, ecco quello che io nel 2012 ho definito il “commercialista goleador” non è altro che l’insieme di tutte queste figure altamente specializzate di cui una moderna società di calcio non può farne a meno dalla Serie A alla Serie C”.

In un recente sfogo il presidente Floriano Noto dell’US Catanzaro ha dichiarato di aver speso circa 10 milioni di euro in 3 anni di gestione, però i risultati sul piano sportivo non sono arrivati. Come si possono conciliare i sogni del tifoso con le prerogative di una oculata gestione della società?

“Una società di calcio è una azienda a tutti gli effetti, a scopo di lucro, sia essa SPA o SRL. Queste quando operano in piazze minori, o in piazza come Catanzaro che vivono di luce riflessa, vivono il calcio in maniera artigianale, o meglio per rappresentare l’idea come una dépendance dell’impresa madre e questo modo di affrontare il calcio inevitabilmente si traduce in una politica che non paga e porta inevitabilmente a perdite anche di 5 milioni di euro all’anno. Non è però il caso dell’US Catanzaro, e lo dico per aver potuto “toccare” con mano quando da curatore per “il sole 24 ore” del libro dei 60 anni della Serie C abbiamo piacevolmente scoperto che alcune società di Serie C, tra cui appunto il Catanzaro, hanno delle proprietà sane dal punto di vista economico in grado di pianificare in maniera corretta ed oculata un business plan sia per la pianificazione e gestione aziendale, in grado di disegnare una linea di costi e ricavi. Non è più il calcio di una volta, oggi una sana gestione finanziaria del club porta inevitabilmente a raggiungere i traguardi che la tifoseria auspica. Quindi, soprattutto oggi, la passione del tifoso e la sana gestione del club devono conciliarsi e camminare di pari passo. L’alternativa sarebbe quella di vedere le società fallite. La famiglia Noto rappresenta una garanzia assoluta di credibilità sia finanziaria che organizzativa, può capitare di sbagliare l’annata dal punto di vista tecnico, ci sta e fa parte del gioco. I guai sono quando una società finisce in mano a soggetti improvvisati o male intenzionati, perché l’alternativa alla gestione manageriale di spessore è quella che i club possano finire in mano a truffatori, malviventi o ipotesi ancora più drastiche come già è successo in mano a soggetti della criminalità organizzata. Avere una famiglia come i Noto alla proprietà dell’US Catanzaro consente di programmare con oculatezza”.

A volte passa il concetto che per vincere bisogna spendere. E’ vero?

“L’investimento va fatto principalmente sulle figure professionali a cui la società si affida, ad esempio un direttore generale o sportivo, un segretario o un allenatore garantiscono maggiori successi nel medio termine. Questo è un sintomo della programmazione che permette di avere credibilità nel progetto tecnico e di saperlo soprattutto gestire nel futuro. La vittoria estemporanea quando il presidente magari spende 10 milioni all’anno ci può anche essere, ma di fronte ad una società che non ha pianificato un modello di costi e ricavi e poi non sa quanto incasserà nell’anno successivo significa mettersi nelle condizioni che se anche dovesse raggiungere una vittoria del campionato non sarà poi in grado di valorizzarla e proseguire in un percorso di crescita. Non vale neanche estremizzare l’equilibrio dei conti tenendo i soldi in cassa e spendere meno di quanto hai o sai di ricavare. Sostanzialmente la pianificazione è un discorso che deve guardare anche e soprattutto che dovrai portare avanti un progetto sportivo anche in quegli anni dove sai di perderci e metterti nelle condizioni di non fallire. Al di là di quello che è l’aspetto prettamente finanziario il calcio ha la sua quota di imponderabilità che può essere appunto colmata dalla forza economica della proprietà che non può comunque essere costantemente prigioniera degli umori della piazza. Il calcio è pieno di società che hanno illuso piazze per una stagione, magari con la vincita di un campionato e poi abbandonate a se stesse e lasciate morire”.

Ci puoi spiegare il nodo della defiscalizzazione che ha portato al blocco dei campionati di Serie C nella prima giornata di ritorno?

“Il problema vero è che il costo del lavoro, ovvero lo stipendio dei calciatori costituiscono ormai l’80% se non di più le spese di una società di Serie C mediamente questa società perdono 1 milione di euro a testa all’anno, e la mancanza di ricavi in questa categoria e a costi molto alti. Essere professionisti significa che una volta che ho concordato un certo ingaggio al netto con un calciatore il costo per la società si raddoppia, per il versamento delle ritenute Irpef, mettiamo che un calciatore guadagni 100 mila euro l’anno alla società costa il doppio! Poter accedere alla defiscalizzazione, immaginando una sorta di semiprofessionismo in serie C, significa che il governo attraverso la modifica della legge 91 dell’81 riconosce il qualche modo che quel rapporto di lavoro non è tra professionisti e quindi il costo fiscale viene di fatto annullato. Se la proposta della Serie C venisse accolta il risparmio per le società sarebbe una grossa boccata di ossigeno. Ma c’è di più, le stesse società hanno proposto che si impegneranno a riutilizzare lo stesso risparmio investendolo per potenziare i settori giovanili e/o le strutture ed infrastrutture a disposizione delle società il che consentirà di aumentare i ricavi che oggi in serie C sono quasi nulle”.

Marco vieni indicato, (ed hanno ragione aggiungiamo noi) come il più grande esperto di economia sportiva che messaggio vogliamo recapitare ai tifosi del Catanzaro?

“Si deve far passare il messaggio di una crescita sostenibile, hanno la fortuna di avere una proprietà solida e questa crescita sostenibile sul lungo periodo che possa mettere a budget anche qualche anno di sacrificio ma poi il percorso di crescita è assicurato. E’ un approccio questo che permette di mantenere anche il mantenimento della passione sportiva coinvolgendo le nuove generazioni”.

Se dovesse chiamarti il presidente Noto per chiederti un consiglio cosa ti sentiresti di dire?

“E’ una famiglia che ha dimostrato di avere grosse capacità imprenditoriali, i quasi 300 milioni di euro di fatturato all’anno lo testimoniano, e credo che il Catanzaro ha le caratteristiche di tornare ad essere il maggiore club della regione non solo per il raggiungimento di grandi traguardi sportivi ma anche investendo come grande polo regionale sul settore giovanile. La Calabria è una regione che ha tante risorse ed il calcio può accumularle in un percorso sportivo-turistico e culturale-sociale per un crescita di marketing mirata all’avanguardia che possono avere un grande ritorno economico ulteriore alle attività di sponsorizzazione che attualmente il Catanzaro ha in essere, e darà anche una grande visibilità nazionale al club. Le condizioni per crescere devono essere comunque all’unisono anche con l’aiuto dell’Amministrazione Comunale e per quanto di mia conoscenza credo che ci sia in atto uno studio progettuale per intervento importante allo Stadio Ceravolo. Ad ogni modo, al di là del raggiungimento dei traguardi sportivi il mio personale incoraggiamento al presidente Floriano Noto vuole essere quello di non arrendersi e di portare avanti il progetto della promozione in Serie B che so esserci e che lo spinge ad investire nella squadra della sia città”.

Leonardo La Cava