Da Auteri ad...Auteri, ma cari catanzaresi quando riempiamo il "Ceravolo"?

Il miglior gioco della categoria dovrebbe essere un motivo più che valido per invogliare a recarsi in massa allo stadio
07.02.2019 18:49 di Maurizio Martino  articolo letto 3302 volte
Da Auteri ad...Auteri, ma cari catanzaresi quando riempiamo il "Ceravolo"?

di Maurizio Martino

 

Il tifoso catanzarese, come sanno anche...gli Eschimesi, è unico al mondo. Lo confermano la passione viscerale che nutre per i colori giallorossi, la civiltà che dimostra in ogni circostanza, al "Ceravolo" come lontano dal tempio del calcio sui tre colli, la presenza pressoché costante in trasferta. Da sempre, cioè fin dalla nascita della gloriosa società, ha dimostrato il suo attaccamento alla squadra e a coloro che nel corso dei decenni si sono avvicendati a capo della Uesse. Sono tanti i momenti bui vissuti tristemente dall'intero ambiente cittadino, ma il tifoso, quello vero, è rimasto comunque sempre fieramente legato ai colori della propria città e indovinate perchè? Correremo il rischio di apparire banali e scontati nel rispondere, ma poco importa. Sarà certamente una frase fatta e oltremodo retorica ma sintetizza la reale simbiosi che esiste tra le principali componenti del calcio, specie se si parla del Catanzaro: "Il Catanzaro è una fede. Si ama, non si discute!" 
Con tutto il rispetto per tante altre tifoserie del panorama calcistico nazionale, serie A compresa,  per il modo con cui i supporter giallorossi seguono le vicende delle Aquile, Catanzaro dal punto di vista qualitativo ma anche come bacino d'utenza, non ha nulla da invidiare ad altre piazze. Nell'ultimo ventennio in particolare il calcio in città ha vissuto forse uno dei periodi più brutti e e amareggianti della sua storia, ciò nonostante il tifoso giallorosso non ha mai lasciato la squadra in balia di se stessa proprio per la sua innata e incrollabile fede, e con la speranza, mai persa, di rivedere l'amata squadra su palcoscenici calcistici più consoni al suo indiscusso blasone. È inutile dire che le 7 stagioni della Serie A e i tanti campionati di Serie B disputati spesso ad alti livelli hanno contribuito a rendere ancora più forte il legame con la tifoseria. 
È fuor di dubbio che, a parte qualche rarissima parentesi, come in occasione della stagione culminata con la promozione in B l'anno in cui Giorgio Corona segnava con disarmante facilità sempre e dovunque oppure quella del primo anno targato Cosemtino conclusa con la promozione in C1, possiamo certamente dire che, per restare nell'ambito degli ultimi 20 anni, il Vero calcio (la V maiuscola non è casuale) a Catanzaro abbiamo avuto modo di ammirarlo proprio con il nostro attuale condottiero, il gran Maestro del calcio di terza serie (e non solo), mister Tano da Floridia. Dalla sua precedente esperienza di 10 anni fa ad oggi c'è stato il vuoto pressoché totale, tranne le parentesi di cui sopra. 

Proprio con il tecnico siciliano, vero valore aggiunto del Catanzaro, i tifosi si sono riconciliati con il calcio. Il nostro palato fino, permetteteci questa espressione, ha finalmente ritrovato il gusto del bel gioco fatto di manovre veloci, passaggi di prima, pressing continuo, giropalla, un gioco brillante e spettacolare giudicato il migliore dell'intera categoria, e forse qualcosa in più, senza peccare di presunzione. Ma proprio per questi motivi e per quanto ampiamente riportato in questo pezzo, cosa si sta aspettando a riempire le platee del "Ceravolo"? Si, certo c'è crisi, il costo del biglietto potrebbe scoraggiare? Le delusioni del passato, anche recente, hanno reso il tifoso più cauto? Non si è disposti a fare voli pindarici e proiettarsi troppo in là con il pensiero? Non si è disposti più a sognare un futuro calcistico più roseo? Possono essere valide motivazioni ma solo in parte condivisibili. Chi ama il calcio, inteso come bel gioco, come passione, come puro divertimento, tante domande non dovrebbe porsele. Dovrebbe recarsi allo stadio per godere di uno spettacolo che il buon don Gaetano ci sta proponendo da un po' di mesi a questa parte. Il tempo delle riflessioni/titubanze da parte del tifoso è finito, come lo è altrettanto quello dell'intesa tra calciatori nuovi che, giocando praticamente a memoria, stanno facendo parlare di sé tutti gli intenditori di questo sport. Non ci sono scusanti, i catanzaresi, intesi come tifosi giallorossi e quindi anche chi proviene da fuori città, DEVONO tornare a riempire il "Ceravolo", far sentire la passione e l'entusiasmo che li ha sempre contraddistinti, e non farlo solo attraverso i social. È facile fare la parte del "tifoso da tastiera". Sono questi i motivi che ci spingono a rivolgere tale invito, non certo quelli di natura economica, non avendo alcun legame con la società che pur sempre stimiamo e apprezziamo per quanto fatto e quanto farà ancora, ma nella piena libertà che ci ha sempre contraddistinto.  Pertanto solo per il bene che ci lega ai colori giallorossi.
L'esempio di Reggio Calabria in occasione del derby dovrebbe far riflettere. Siamo forse una tifoseria di livello inferiore rispetto a quella amaranto? Esprimiamo o no il miglio calcio della categoria? E allora perché vedere sempre i soliti 4000-5000? Questa società e questi ragazzi che sul campo stanno dimostrando tutto il loro valore e attaccamento alla maglia, meritano un pubblico più numeroso. 
Già da domenica l'augurio è quello di vedere molti più tifosi rispetto a quanti hanno garantito finora la loro costante presenza, anche se l'avversario si chiama Paganese e non Trapani o Catania. Come si diceva, il Catanzaro si ama, a prescindere. A buon intenditor...
     

 

foto Romana Monteverde