Tifosi del Catanzaro "gladiatori nell'arena"

"Pollice alto" per la tifoseria catanzarese che, nonostante la brutta prestazione della squadra, vince la partita del tifo con i supporter locali
 di Redazione CatanzaroSport24  articolo letto 5548 volte
Fonte: Paolo Vaccaro
Tifosi del Catanzaro "gladiatori nell'arena"

La trasferta di Pisa ha ribadito, ancora una volta, come nel calcio il blasone e la storia di una squadra non la scrivono solo i giocatori e le società. Un merito importante va sicuramente alle tifoserie e ai gruppi organizzati, che si spostano in lungo e in largo per l’Italia con in tasca un biglietto e al collo una sciarpetta. I tifosi del Catanzaro ne sono l’esempio più eclatante. In un periodo in cui la squadra non conferma quando di buono auspicato da tutti a inizio stagione, infatti, lo zoccolo duro della tifoseria giallorossa ha fatto registrare a Pisa, distante oltre 1900 chilometri e 22 ore di viaggio, oltre 400 supporters giunti nella cittadina toscana da ogni parte e con ogni mezzo.

Durante la lunga notte della vigilia, in ogni auto, pulmino, pullman, treno, aereo si parlava di una cosa soltanto: il Catanzaro. Già dopo la mezzanotte di domenica, quando la grande passione ha persino ritardato la partenza dell’autobus organizzato dal Club Palanca. Una decina di ragazzi senza posto si sono presentati comunque alla partenza: qualcuno è dovuto ritornare mestamente a casa, qualche altro ha deciso invece di partire ugualmente, sorbendosi stoicamente andata e ritorno seduto sui gradini del corridoio o in piedi. Nella notte, una lunga carovana giallorossa attraversa lo stivale per recarsi all’appuntamento delle 14:30, aggiungendo a ogni svincolo e a ogni autogrill altre auto e mezzi propri. Tutti a immaginarsi la formazione e a fare previsioni e marcature: “Oggi vinciamo di sicuro, siamo forti, i più forti”. Si dorme poco, innervositi dalla scomodità dei sedili, risvegliati dolcemente dalle care melodie dei cori e dei battimani, o dal vicino di posto quando gli viene in mente una considerazione tipo: “Oggi segna Fioretti”.
Il viaggio passa tra gioie ed euforie, con i colori dell’autunno come panorama e l’acqua a catinelle e il freddo che sembra già inverno, la nebbia e persino la neve per chi scendeva dal nord o dalla Svizzera. Si, oltre che da Milano, da Roma, da Bologna, anche dalla Svizzera: mille e mille chilometri di fede, a sostegno dei nostri colori.

Il parcheggio riservato alla tifoseria ospite si trova a un centinaio di metri dalla torre pendente ma, sarà per la pioggia e il vento, le voltiamo le spalle e ci dirigiamo direttamente al nostro settore. I controlli all’ingresso sono serrati e minuziosi. Decine e decine di tifosi rimangono fuori perché sprovvisti di biglietto o tessera del tifoso. A due ragazzi, appartenenti al Club Massimo Palanca di Sellia Marina, viene addirittura negato l’ingresso dello striscione dedicato a O’Rey perché non autorizzato. Lo striscione sarà comunque presente e ben visibile nel settore. Piove a dirotto e la partita comincia con qualche minuto di ritardo causa il rifacimento delle linee del rettangolo di gioco. Siamo quasi quattrocento e con noi è presente anche una delegazione della Curva Ferrovia di Firenze, compreso il loro capo Ultras. Accanto ai vessilli degli UC’73 viene affissa anche una bandiera viola mentre un’altra sarà sventolata per tutti i novanta minuti, intervallo compreso. Questo ovviamente non fa piacere ai locali e, infatti, dopo un primo tempo avaro di emozioni dal punto di vista del gioco ma contraddistinto da una grande curva ospite, nel sottopassaggio di accesso allo stadio gli Ultras sono avvicinati da una responsabile della società Pisa Calcio che chiede di togliere dalla balaustra lo stendardo viola perché “di una squadra che non vi appartiene” e perché “potrebbe essere causa di disordini nel dopo gara”. Pronta la risposta: “Noi non veniamo per la partita ma per il nostro modo di essere e quella bandiera rappresenta appieno questa filosofia. Se la dobbiamo cacciare, allora cacciamo anche i nostri vessilli e ce ne andiamo”. La bandiera viola rimane lì dov’era stata messa, a consolidare il gemellaggio pluridecennale GialloRossoViola.
Il secondo tempo comincia così come era terminato il primo: gli ospiti a cantare e i pisani che non riescono a farsi sentire, se non con qualche coro cantilenoso, ripetitivo e monotono. La squadra di mister Cozza tiene bene il campo e il sostegno non manca: “Noi siamo il Catanzaro” lo sentono anche da sopra la torre, così come gli altri cori a favore dei giallorossi intervallati da quelli per Firenze e la Fiorentina. I pisani appaiono in evidente difficoltà a livello canoro e di ugola, e allora non possono fare altro che sfogarsi con gestacci, il più in voga quello tipico dell’ombrello.

Passiamo in vantaggio e tutta l’acqua, la stanchezza, la fame e la sete, si trasformano in un boato liberatorio di gioia e felicità. Il tripudio, gli abbracci e il sogno di portare punti a casa svaniscono però in meno di due minuti. Complice anche l’espulsione di Sirignano sul rigore inventato dall’ennesimo arbitro inadeguato per la categoria e le condivisibili scelte del mister di tentare il tutto per tutto inserendo solo attaccanti, non riusciamo più a tirare in porta. Anzi subiamo ben quattro gol. Noi siamo meno di loro, ma cantiamo di più. Nonostante il vantaggio la loro curva ha ampi tratti vuoti e lunghe sono le pause tra un coro e l’altro, che però non si sente nemmeno da centrocampo. Un altro gruppetto di una ventina di tifosi locali è sistemato nei distinti, beati loro che ce l’hanno, ma l’effetto è lo stesso: li sormontiamo. A tal punto che uno dei nostri per togliersi la curiosità di sapere cosa dicono è “costretto” quasi ad arrampicarsi sulla rete che divide i due settori per riuscire a sentire. Sotto una pioggia battente, nonostante il passivo di 4-1, i tifosi e gli Ultras del Catanzaro, continuano a cantare e sostenere la squadra come se a essere in vantaggio e a giocare in casa fossero i nostri giocatori, sfoggiando una prestazione sontuosa che in trasferta non si vedeva da mesi. Restiamo nel settore per un'altra decina di minuti, cantando ai pisani “Viola alé” e “Uscite a mezzanotte”, prima di recarci all’uscita e verso il parcheggio come le temibili e famigerate Firm inglesi degli anni ’70 e ‘80: in corteo, con gli occhi dei turisti colmi di curiosità e ammirazione, a continuare a manifestare con orgoglio  la nostra catanzaresità con cori e bandiere al vento.

Ci si saluta e ci si da appuntamento ai giorni a venire o alla prossima trasferta. Sul campo la squadra ha perso malamente, ma il sostegno non mancherà di certo da qui fino a fine campionato (e per sempre!). Cambiano gli obiettivi, la salvezza è sempre li a portata di mano, ma non dimentichiamoci che il Catanzaro in questo campionato è già arrivato primo. Prima squadra a essere iscritta al campionato, con fideiussioni e iscrizioni fatte pervenire il Lega con largo anticipo. Oggi, ed è ormai quasi un anno, possiamo parlare e scrivere solo di calcio, senza preoccuparci per soldi che mancano, imprenditori che si tirano indietro, “prenditori” senza scrupoli. Oggi, grazie a un Presidente come non si vedeva da tempo, possiamo guardare al futuro, senza rischi di penalizzazioni e figuracce di ogni genere. Certo, prendere quattro gol a Pisa non fa piacere a nessuno, ma almeno rientra sempre nella logica dello sport e non in quello dell’interesse personale. Oggi ci stiamo liberando di tutti quei pesi che gravavano sulle nostre teste, soprattutto nelle casse della società, come una spada di Damocle pronta a tranciare per sempre la nostra storia e il nostro nome dal panorama calcistico nazionale. Certo, è innegabile che paghiamo alcuni errori iniziali come la mancanza di adeguata preparazione in ritiro e amichevoli estive con squadre di categoria superiore, e paghiamo anche le inesperienze: quella del Presidente, che come da lui stesso ribadito più volte sta cominciando ora a capire il calcio, quella dell’allenatore che dopo aver vinto il campionato di C2 è comunque all’esordio nell’attuale categoria, o come quella di alcuni giocatori che ancora devono “carburare”. A queste situazioni, si vanno ad aggiungere le problematiche derivanti dalla gestione di veri e propri grattacapi e situazioni che destabilizzano l’ambiente e distolgono l’attenzione dal campo di gioco come i contratti multipli, l’obbligo di introdurre in società la figura del Ds, i lavori per l’adeguamento del “Ceravolo” e una tifoseria che storicamente ha fame di vittoria.


Stanchi e distrutti fisicamente si rientra nel capoluogo alle prime luci dell’alba. E’ già lunedì, in molti hanno solo poche, pochissime ore per tornare a casa a rigenerarsi e ricaricare le pile prima di andare a lavoro. Senza fretta però, perché appena giù dal mezzo c’è ancora tempo per un ultimo commento sulla squadra, sul mister e sulla società. E per salutarsi, lasciandosi con una speranza che sembra certezza: “Ci rifaremo con il Frosinone e a Perugia”.
La trasferta è finita e un altro pezzo si incastra nel già ricco puzzle del Catanzaro, fatto di storie di vita e ricordi indelebili che nessun tempo potrà cancellare. Tifare Catanzaro vuol dire questo: cantare e sgolarsi sempre, che si vinca o che si perda, dare ogni volta tutto pur non giocandosi niente, vincere sempre anche quando sul campo si è perso. Chi non lo ha mai sostenuto proprio non lo può capire, il Catanzaro è una fede e non una moda da seguire. Due colori, una passione infinita, non semplice tifo, ma stile di vita. Noi siamo il Catanzaro…