Barletta, una trasferta che riconcilia col calcio (GALLERIA FOTOGRAFICA)

Il solito affetto, scmabio di saluti e allegria. Una bella giornata in perfetto clima natalizio.
 di Francesco Calvano  articolo letto 1799 volte
Barletta, una trasferta che riconcilia col calcio (GALLERIA FOTOGRAFICA)

Sulle strade del tifo giallorosso accade di vedere auto che ti superano col vessillo del Catanzaro fuori dal finestrino. Sulle strade del tifo giallorosso succede che ti ritrovi a discutere di Pisseri e Fioretti dentro a un autogrill. Sulle strade del tifo giallorosso capita che appena arrivi a Barletta ti senti un vip. Le auto dei locali che ti salutano, ti fanno un colpo di clacson, ti intonano un coretto. E quelli ai piedi che ti fermano per chiederti come è andato il viaggio, ti accompagnano al parcheggio, e poi ti invitano a banchettar con loro. Lasagne e salsicce con tanto di barbecue in mezzo alla strada e vino a fiumi. Un bel, e buon, modo di concludere le feste, una epifania di gioia che vive nel calcio il vero senso del periodo natalizio. Perché, a detta di tutti, nella prima trasferta dell’anno in terra pugliese si è stati davvero bene. Quando si condivide una passione e la stessa varia solo per un colore è chiaro a tutti che l’ambiente è di quelli al fiele. La voglia di fare una gita fuori porta ti viene a prescindere dall’amore che si nutre per il Catanzaro, poi il clima a tratti primaverile aiuta, la distanza non è insormontabile, la certezza di passare una giornata bella, nell’accezione più autentica del termine (quella che sta sempre dietro a una gita e quasi mai in una partita di calcio) fa il resto. E così sulle strade di Barletta si consuma la consueta festa che ormai, per fortuna, non  fa più notizia. E che nella settimana dei fatti di Busto Arstizio e dei cori razzisti, riconcilia con il calcio. Ammesso che tra Catanzaro e Barletta ci fosse mai qualcosa da riconciliare. E’, senza dubbio, uno dei gemellaggi più belli e duraturi e tutti quelli che parlano male del pallone, tutti quelli che, indirizzati dai media, ci vedono solo violenza e ruberie, bhe tutti questi sarebbero dovuti essere a Barletta ieri e avrebbero senz’altro cambiato idea. Lo avrebbero fatto senza dubbio prima, dopo e durante il match. Già durante, perché sentire due curve che si scambiano cori a favori è qualcosa di raro, gridare a squarcia gola a mò di incitamento il nome di un avversario è qualcosa che non accade sempre. E che riconcilia con il calcio. Se poi a fine partita, nonostante la sconfitta, gli amici del Barletta ci tengono a salutarti, a ritardare il loro rientro a casa, e tu (a cui ti aspettano 4 orte di auto) fai lo stesso, allora non amare il calcio è davvero impossibile. Poi c’è il lato sportivo, che quasi diventa una parentesi. Imprescindibile è vero, ma pur sempre una parentesi.  Ritrovarsi, tanti concittadini in un posto lontano dai tre colli è una sensazione strana ma bella. Così come commentare il match con gente che non conosci ma che sai avere la tua stessa passione sportiva. D’altronde, come diceva Venditti, c’è qualcosa “che ci fa sentire uniti anche se non ci conosciamo”. E ci fa abbracciare al momento del gol di Fioretti e unirsi sotto un’unica sciarpa a saltare quando, nel finale, sei tu che devi spingere gli undici in campo a un successo importante. Senza il quale però, la giornata sarebbe stata stupenda lo stesso. Forse il ritorno sulla 106 sarebbe stato un po’ meno gioioso ma nei sogni del classico sonnellino di chi non guida si sarebbero viste le bandiere biancorosso gialle, gli striscioni di stima, i cori di rispetto. Sulle strade del tifo giallorosso, insomma, corre il calcio vero. Sano e autentico. E quando ti risvegli speri che sia sempre così.

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